mercoledì 29 aprile 2009

Mondiali di Tennistavolo a Yokohama

Continuiamo il nostro viaggio negli sport olimpici poco “seguiti” nel quadriennio d’attesa e ricordiamo che dal 28 aprile al 5 maggio, a Yokohama, si terranno i Campionati mondiali di tennistavolo. Parlare di tennistavolo può essere abbastanza monotono, non tanto per il gioco, divertente e dal vivo davvero appassionante, quanto per lo strapotere culturale oltre che agonistico della Cina su questa disciplina. Gli atleti sono morfologicamente costruiti per rendere negli sport di riflessi e nervi, il tennistavolo è l’esaltazione di queste componenti a cui legare concentrazione e fantasia. Alla Yokohama Arena, inaugurata nel 1989, dalla capienza di 17.000 spettatori (arena progettata sul modello del “Madison Square Garden” che ha ospitato grandi concerti di cantanti internazionali, ma sono da sottolineare i concerti dei grandi artisti giapponesi come The Gazzette e Ayumi Hamasaki) si sfideranno i migliori della specialità con risultati in tutte le categorie abbastanza prevedibili, almeno per quanto riguarda la nazione vincente. Nel singolare maschile sono davvero di un altro pianeta il campione olimpico Ma Lin e il compagno anche di doppio Wang Hao. Il veterano Wang Liquin è ancora in dubbio. Forse vedremo al suo posto qualche altra stella emergente nel panorama nazionale cinese. A dar fastidio ai cinesi potrebbero esserci i coreani che puntano sul solito Ryu Seung Min con la sua vecchi impugnatura a penna e la gomma su un solo lato della racchetta, al massimo una partita accesa potrebbe offrirla l’atleta di Singapore Gao Ning. Per il resto lotta per le posizioni, a partire dal bielorusso Vladimir Samsonov insieme al tedesco Timo Boll, ultimamente in affanno ma europeo a Belgrado nel 2007, e ai due scandinavi, ultime stelle di due grandi scuole come quella danese con Michael Maze, bronzo ad Atene 2004, e quella svedese con Jorgen Persson, vecchio lupo di mare del circuito che sa ancora dire la sua. Altri orientali potrebbero stupire come i due atleti di Hong Kong Li Ching e Ko Lai Chak che si ispirano più alla scuola coreana fatta di moto perpetuo e velocissimo e il taiwanese Chuan Chih-Yuan che i cinesi vogliono sempre strapazzare per orgoglio di patria ferito. La speranza giapponese è riposta tutta in Yo Kan.

Tra le donne la tiritera è la stessa, forse ancora più accentuata. Le cinesi Guo Yue, Wang Nan e Zhang Yining fanno un torneo nazionale a parte. La più giovane Guo Yue, classe ’88, ha le carte per insidiare le connazionali molto più esperte. Guardare le loro partite sarà un grande spettacolo. A contrastarle leggermente le cinesi potrebbero essere le atlete di Singapore, capitanate da Li Jiawei, l’ultima ad arrendersi allo strapotere rosso nel torneo olimpico (sconfitta in semifinale da Zhang Yinin per 4-1) e la vietnamita Tie Ya Na. Il resto del mondo propone le naturalizzate Wang Chen, statunitense, e Wu Xue, dominicana. Il Giappone spera nella piccolissima Ai Fukuhara e la Corea del Sud in Dang Ye-Seo. L’Europa è davvero periferia in campo femminile: potrebbero fare bene la croata Tamara Boros, l’ungherese Petra Lovas e anche la nostra Nikoleta Stefanova, più della Wenling Tan Monfardini, nostra naturalizzata d’obbligo.

A squadre, Cina incontrastata. Per il secondo posto tra gli uomini vedo la Corea del Sud più della Germania, argento a Pechino, e una forte Austria che ha Chen Weixin, nato in Mongolia e Werner Schlager, atleta di grande classe difficile da affrontare. Tra le donne anche il podio sembra bloccato: Singapore e Corea del Sud possono essere messe in difficoltà solo dal Giappone.

domenica 26 aprile 2009

La partita del giorno è: St. Patrick's Athletic-Drogheda United


La partita del giorno è St Patrick's Athletic-Drogheda United per l’ottavo turno dell’Eircom Premier Division, giocata al Richmond Park nel sobborgo di Inchicore, a Dublino. La zona dove ora sorge lo stadio era utilizzata come area ricreativa dai soldati della British Army, di stanza presso la vicina Richmond Barracks, da qui il nome Richmond Park. Nei pressi di Inchicore c’è Kilmainham Jail, la prigione dove furono giustiziati molti membri della Irish Republican Brotherhood catturati dopo la Easter Rising del 1916, l’insurrezione avvenuta durante la Settimana di Pasqua che aveva l'obiettivo di porre fine al governo britannico in Irlanda e istituire la Repubblica. St Patrick's Athletic FC è stato fondato nel 1929. Noto come “Saints” o semplicemente “Pats”, il club è stato ammesso per la prima volta nel campionato senior nel 1951-52 e lo ha subito vinto, triplicando poi le vittorie nel 19554-55 e nel 1955-56. In questa squadra, che vincerà anche due FAI Cup nel 1959 e 1961, la spina dorsale della squadra era formata dall’attento portiere Dinny Lowry, il terzino sinistro Fergus Crawford, che marcò Stanley Matthews in una partita tra leghe nel 1952 e fu lodato dal Sir per la sua compostezza e decisione negli interventi, l’ala tattica Tommy Dunne, figlio di Jimmy Dunne bandiera dello Sheffield United tra i 20’ e i 30’ e capace di 143 reti in 173 match con i Blades, ed infine dal grande centravanti Shay Gibbons, recordman in fatto di goal complessivi con il team, 108, di goal in una sola stagione, 28 nel 1954-55, e di goal in una sola partita, 5 contro il Cork Athletic nel 1952-53. Passati gli anni d’oro, il St. Patrick si è mantenuto sempre ad alti livelli in patria e ha sfornato gioielli come Noel Campbell, top scorer nel 1968-69 e 1969-70, trasferitosi poi al Fortuna Colonia. È stato il primo nazionale irlandese a giocare in nazionale da “straniero” e terminò la carriera nell’Irlanda con un’espulsione dopo un minuto dal suo ingresso in campo in una partita giocata a Sofia nel 1977. Altro ottimo giocatore sfornato fu Paul McGrath, di papà irlandese e mamma nigeriana, cresciuto in orfanotrofio. Arrivato dopo un anno di St. Patrick al Manchester United, di lui si ricorda l’essere stato Man of The Match della finale di FA Cup vinta nel 1985 e personalmente per un sorrisetto ironico all’arbitro che aveva annullato un suo goal regolare in una partita di U.S.A. ’94. Dopo i fantastici anni ’50, il club ha poi vissuto un altro decennio di grandi vittorie nei ’90, a partire dal primo campionato vinto nel lunedì di Pasqua del 1990 (in questo periodo lo stadio di casa era l’Harold’s Cross). Questa era la squadra di Brian Kerr e di un ottimo mix fra giovani (il tuttofare Paul Osam, Pat Fenlon, John McDonnel) e vecchie volpi (Damien Byrne e Dave Henderson su tutti). Nonostante le vittorie in patria, il St. Patrick’s Athletic in Europa ha sempre deluso. Da ricordare solo uno 0-0 al Celtic Park nella Champions League 1998-99 ma anche uno score totale di 10-0 nello scontro dell’anno successivo contro i moldavi dello Zimbru Chisinau. Oggi, sempre con il motto gaelico “Ni neart andare corr le chéile”(Non c’è forza senza unità), il Presidente Garreth Kelleher, fondatore della Shelbourne Development, azienda che sta costruendo il Chicago Spire, uno dei grattacieli più alti e ingegneristicamente complessi al mondo, ha messo a disposizione del Manager Jeff Kenna (conosciuto oltre che come buon giocatore anche come fratello del peso massimo Colin Kenna) e del suo assistente Paul Peschisolido, che ricordiamo nel Canada con 53 presenza e 11 reti (anche lui ha un parente d’arte: Mike Ricci, giocatore di hockey su ghiaccio a sua volta figlio di Bruno Ricci ex calciatore di serie A) una squadra valida e piena di giovani che stanno cercando di affermarsi.

Dall’altra parte il Drogheda United, squadra da sempre inferiore ai “Pats”, ha raggiunto negli ultimi dieci anni il vertice del calcio irlandese. Campione nel 2007 e vincitore della FAI Cup del 2005, il Drogheda United dal 1976 ha la sua tana nello “”United Park” di Drogheda (prima giocava al “Lourdes Stadium”), la città più grande dell’Irlanda (contando anche i sobborghi). Il club nasce nel 1975 dalla fusione tra il Drogheda United del 1919 e del Drogheda FC del 1962. Nel primo anno di nascita del nuovo club “claret and blue” è arrivato un onorevole sesto posto in campionato e la finale di FAI Cup persa 1-0 contro i Bohemians. La prima partita internazionale ufficiale è stato il primo turno di Coppa UEFA del 1983-84 contro il Tottenham che ha distrutto gli irlandesi con un aggregate di 14-0, mentre quest’anno è andata molto meglio con il superamento del primo turno in Champions League ai danni del Levadia Tallin e la sconfitta di misura al secondo contro la Dinamo Kiev. Si prospettava una partita tra compagini in una loro fase storica molto diversa: in crescendo i giovani del St. Patrick’s United, al loro vertice quelli del Drogheda United. I padroni di casa hanno preso in mano dal primo minuto il ritmo dell’incontro e il loro vantaggio al 12’ con Andy Haran è sembrato meritato. L’attacco formato proprio da Haran insieme al centravanti Mark Leech si muoveva molto bene e i due centrali, soprattutto Robbie Clark non riuscivano a seguire i loro perpetui movimenti. Anche a centrocampo, la saggezza tattica dell’americano Ryan Guy abbinata alla foga di Gary Dempsey, ha smorzato sul nascere il gioco degli ospiti che hanno proposto qualcosa solo con James Chambers. Al 55’ Stuart Byrne, che è arrivato in squadra il 14 marzo 2009 dopo che nel 2008 aveva lasciato proprio il Drogheda per incomprensioni con la dirigenza, ha raddoppiato prendendosi la sua rivincita. La difesa dei Pats ha retto bene poggiando sul capitano gallese Jamie Harris, distraendosi solo all’83’ quando Mark Duggan si è infilato fra le linee e ha infilato la porta avversaria. Ma il goal è arrivato troppo tardi e la vittoria è andata meritatamente ai padroni di casa che salgono al sesto posto in classifica mentre il Drogheda è ultimo con solo 2 punti.

giovedì 23 aprile 2009

La partita del giorno è: Turkmenistan-Maldive


I gironi di qualificazione per l’AFC Challenge Cup continuano. Nelle due partite di spareggio per entrare nel gruppo A, Mongolia e Macao hanno dato vita a match molto emozionanti. All’“Estádio Desportivo Campo” di Macao la squadra di casa continua la sua striscia vincente contro la Mongolia con un 2-0 firmato Chan Kin Seng, stella del Windsor Arch. I Ka, e In Chong Leong grazie ad uno-due tra il 22’ e il 24’. Una settimana dopo, gli uomini di Ishdorj Otgonbayar al “National Sport Stadium” di Ulaanbaatar (dove si tiene il Naadam, festival di giochi che celebra l'indipendenza mongola. Il festival, in mongolo "eriin gurvan naadam" ovvero "i tre giochi di uomini”, è una manifestazione dove si svolgono tornei di lotta mongola, corsa con il cavallo e tiro con l'arco) hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo e giocato una partita di grande intensità. Il risultato li ha premiati con un 3-1 frutto dei goal di Murun Altankhuyag, Geofredo de Sousa Cheung e il solito Lumbengarav Donorov. La qualificazione è andata però al Macao grazie al goal al 39’ di Chan Kin Seng.

Dal 14 al 18 aprile si sono svolte invece le partite del Girone B, tutte al “Rasmee Dhandu Stadium” di Malè, capitale delle Maldive. La prima partita è stata giocata alle 16.00 tra il Turkmenistan e i padroni di casa. Si attendeva una partita equilibrata, ma fin dall’inizio i giocatori di Boris Grigoryants hanno fatto vedere un calcio di un altro livello. I due Nazar a centrocampo, Choliyev e Bayramov, hanno gestito il pallone ed il solo Qasim Shamweel poco ha potuto. Il risultato finale non dimostra la netta superiorità del Turkmenistan che ha vinto 3-1 con goal di Mekan Nasyrow, che gioca con gli azeri del Karvan e lo ricordiamo in goal per le qualificazioni mondiali sia nel 4-1 alla Cambogia che nel 3-0 contro Hong Kong, Berdy Şamuradow e Arif Mirzoýew tutte e due su rigore. In mezzo il goal della bandiera, sempre su rigore, di Ibrahim Fazeel, chiamato “Oppo”, attualmente al Victory Sport Club, il più importante club maldiviano con i suoi 13 titoli nazionali. Alle 20.00 sono scese in campo le altre due squadre del girone, Filippine contro Bhutan. La gara è stata giocata a basso ritmo e ha visto la vittoria delle Filippine per 1-0 con goal di Ciad Gould, attaccante nato in Inghilterra e noto nelle Filippine anche come membro della rock band Redgrave.

Vista la pochezza della altre due squadre del girone, tutti gli osservatori erano convinti che per Turkmenista e Maldive le altre partite fossero delle passeggiate. Così è stato per i verdi ex-sovietici che hanno asfaltato il Bhutan con un eloquente 7-0. Tripletta di Dowletmyrat Ataýew e goal di Gahrymanberdi Çoňkaýew, Didarklyç Urazow, Ruslan Mingazow e Arif Mirzoýew. Inoltre, Puspa Lal Sharma, portiere del Bhutan, ha sventato un’altra dozzina di buone occasioni. Non è stato così per la partita tra Maldive e Filippine, giocata di fronte a 9000 spettatori che sfolleranno quasi tutti per la partita successiva (saranno solo 300 i superstiti). Le Maldive cercano di vincere la partita e si gettano subito all’attacco. Costretti all’indietro, le Filippine lasciano in attacco le sole due punte, il capitano Emelio Asada Caligdong e Ian Araneta Bayona. Un rilancio della difesa, trova scoperta la difesa maldiviana infilata propria da un’azione delle due punte, finalizzata poi dal tiro di Alexander Borromeo, nato a San Francisco che gioca da difensore centrale e ha seguito l’azione in un impeto da ripartenza sconclusionata. Preso il goal le Maldive iniziano a giocare con più raziocinio, anche se il pareggio arriva grazie ad un rigore che l’arbitro dello Sri Lanka Hettikankanamge Pereira concede dopo una mischia selvaggia. La trasformazione è di Ibrahim “Oppo” Fazeel. Il pareggio fa rifiatare i maldiviani che per caso arrivano al raddoppio nell’ultimo minuto del primo tempo con una botta dalla distanza di Ali Ashfaq. Soprannominato “Dhagandey”, “L’uomo di acciaio”, è un la stella del calcio maldiviano insieme al suo compagno di club Fazeel, entrambi al VB Sport Club e prima emigranti di lusso nel Brunei al DPMM FC (ma sì, scriviamolo per esteso: Duli Pengiran Muda Mahkota Football Club), squadra che gioca nella S-League di Singapore ed è di proprietà del principe ereditario del Brunei, Sua Altezza Reale il principe Al-Muhtadee Billah che è stato anche portiere per il club. Grazie a questo goal, le Maldive tengono a bada per tutto il secondo tempo la squadra ospite e in contropiede realizzano il 3-1 con Mukhthar Naseer, ala velocissima scoperta dall’ungherese László Kiss, che detiene un record difficilmente battibile: è l’unico calciatore ad aver realizzato 3 goal da subentrato in un match mondiale nel 10-1 contro El Salvador di Spagna ‘82. Soltanto al 92’ le Filippine sono riuscite a violare di nuovo la porta di Rameez Hassan con il solito Ciad Gould.

Ultimo turno con le speranze delle Maldive davvero esigue. Le Filippine dovevano vincere contro il Turkmenistan e invece hanno perso per 5-0 con doppietta di Berdy Şamuradow e goal di Edward Quimson, Mekan Nasyrow e Didarklyç Urazow. Stesso risultato anche per le Maldive, con doppiette dei “gemelli del goal” Ashfaq-Fazeel e goal finale di Mohamed Umair. Passa il Turkmenistan e non si sa se è stata questa gioia sportiva a dare l’idea al Presidente-padrone Gurbanguly Berdymukhamedov di costruire una Palazzo della Felicita nella capitale Asgabat che serva per celebrare i matrimoni. Costo dell’opera 133 milioni di dollari. Tutto questo nel Paese in cui l’Indice di Sviluppo Umano che misura la qualità della vita è per l’ONU, è in costante diminuzione.

martedì 21 aprile 2009

"Oltre il 90°" di Flavio Falzetti


Flavio Falzetti è un roccioso mediano in odore di professionismo. Fisicamente forte, ha una buna tecnica e sa impostare la manovra. Leader naturale, i compagni, anche quelli più anziani, guardano a lui come un punto di riferimento. Ha perso un po’ di buone occasioni ma nella Monturanese di fine anni ’90 sta per spiccare il volo verso le categorie che “contano”. La Bestia è la peste di questi tempi, attacca tutti indiscriminatamente e senza un perché. Si parla del cibo, dell’aria, dell’acqua, dello stress, insomma si tira dentro di tutto quando questa malattia arriva come un fulmine. Nel marzo del 1999 Flavio Falzetti e la Bestia iniziano una partita che ad oggi ancora deve finire. Nel libro “Oltre il 90°” (Bradipolibri, 2009, 141 p., a cura di una delle penne migliori della nostra letteratura sportiva, Francesco Caremani), Falzetti parla diffusamente, quasi senza freni di questa partita fatta di sofferenze e dolore, ma piena di orgoglio, coraggio e volontà. Falzetti è un malato come tanti, la Bestia lo sa e lo colpisce senza pietà. Ne distrugge il corpo, ne mina l’animo. È solo un ragazzo, sa che è terreno di conquista, la vittoria sarà facilissima. Ma la Bestia non si accorge che quel ragazzo è un mediano, un tipo che dà tutto in campo per la propria squadra, che non ha paura di niente, cresciuto con il pallone e la voglia di vincere sempre. Messa così, la partita si prospetta da subito lunga, difficile, ricca di capovolgimenti di fronte. La Bestia parte subito con un vantaggio considerevole. Flavio accusa il colpo quando all’Ospedale di Sant’Elpidio al Mare i medici gli diagnosticano il Linfoma di Hodgkin e non può che indietreggiare, chiudersi a riccio per difendersi. Questi sono gli attimi della paura, per una vita che si trasforma, che rischia di finire, che sarà un calvario, nonostante tutto. Ma Falzetti si difende per poco tempo, non ci sta ad arrendersi senza giocare e parte subito al contrattacco. La Bestia è un avversario quasi imbattibile, che attacca senza soluzione di continuità? Vorrà dire che l’unica difesa possibile è un attacco ancora più tambureggiante, quasi sconclusionato, per ricondurre tutto verso un faccia a faccia dove Flavio e la Bestia se la devono veramente giocare. La Bestia debilita Flavio, e allora Flavio non si abbatte, non fa la vittima, la Bestia ti impone la chemioterapia, processione tra veleni iniettati nelle vene e spasmi insopportabili, e allora Flavio si mette in testa di ritornare a giocare a calcio una volta finito tutto questo, la Bestia ti fa sentire al limite dell’umano, senza capelli, gonfio e con poche energie, e allora Flavio va in bici alle Forche Capannine, facendosi chissà quanti chilometri per tornare in forma, la Bestia ti fa “puzzare” la pelle di malattia e di morte, e allora Flavio inizia una nuova vita dietro la scrivania ma sempre nel mondo del calcio. Come fa Flavio Falzetti a giocarsela con la Bestia? Solo se si legge con attenzione il libro si scopre. Flavio ama il calcio di un amore perduto, direi vocazionale, mistico. Si legge dell’affetto per la famiglia, per gli amici e per le cose care, ma le uniche parole di vero amore sono solo per il gioco del calcio. La passione è così travolgente da sfumare i contorni della sua vita, da farla tendere soltanto verso un campo dove si può giocare con la palla. Ecco perché la Bestia non ha vinto la partita contro Flavio, perché non c’è spazio, non ci possono essere pensieri ed emozioni per lei. Tutto è riservato al calcio, che riesce a farlo vivere.

sabato 18 aprile 2009

"Un ko di 17 secondi e altre venti grandi storie di sport" dei redattori di storiedisport.it

Questa estate ho perso ettolitri di sudore e diottrie appresso ad un sito in cui si parlava di sport senza sbagliare tono (ci credevo poco dopo i primi due articoli, ma dopo aver letto tutto l’archivio sono arrivato a questa impensabile considerazione). Il sito è http://www.storiedisport.it/. Quando lo sport diventa leggenda”. Un mese fa, scivolando per facebook senza che l’attenzione mi portasse verso lidi strambi (del tipo: “vedi quanto sei abile nel giocare a scacchi bendato?” o “quale terza base della storia sei?”), ho incontrato e parlato con Marco Della Croce, uno delle penne di Storie di sport che mi ha indirizzato verso il loro primo e autogestito libro: “Un ko di 17 secondi e altre venti grandi storie di sport”. Averlo tra le mani e leggerlo come primaria attività quotidiana è stata la normale conseguenza della voglia scoppiatami in estate. Il libro di Marco Della Croce, Danilo Francescano e Graziana Urso non tradisce infatti i seguaci del sito, tenendo fede alla missione principale dello scrivere storie: far capire i fatti. I racconti e i personaggi dello sport sono scritti dall’appassionato senza le forzature della notiziabilità a tutti i costi e la storia è presa per quella che è senza la costrizione del dover incendiare lo stile e il ritmo per attirare interesse. Gli articoli che personalmente ho letto con maggiore piacere sono stati quelli sulle figure seminascoste dalla storia come Riccardo Cassin, uno dei più grandi scalatori della storia, o Carlo Airoldi, l’uomo per cui correre voleva dire respirare. Bellissimo poi il pezzo su Hirofumi Daimatsu, coach delle imbattibili Toyo no Majo (Streghe d’Oriente) del volley giapponese e quelli sugli sport che si muovono da sempre intorno ad icone-totem senza nessun altro approfondimento storico: il canottaggio, ad esempio, fermo alla leggenda Abbagnale senza tenere conto di quello che è stato il “4 senza” della Moto Guzzi. Per fortuna di noi lettori le storie non finiscono qui. Ogni mese il sito ne sforna nuove e in giallo sulla copertina del libro è scritto che questo è solo il volume uno.

mercoledì 15 aprile 2009

Resoconto sui Campionati europei di Sollevamento pesi

Dal 3 al 12 aprile, a Bucarest, si sono svolti i Campionati europei di Sollevamenti pesi. Nonostante le assenze di grandi protagonisti, i campionati hanno detto cose molto interessanti sulla pesistica europea soprattutto per la comparsa di nuovi atleti affacciatisi alla ribalta internazionale. Nella 56 kg U la grande sorpresa è stata il nostro Vito Dellino, 26enne di Bari, che batte nello slancio con 138 kg anche il belga Tom Goegebuer, mentre nello slancio si ferma a 109 kg contro i 115 del vincitore assoluto. Nella categoria 48 kg donne invece Genny Pagliaro arriva quarta mentre la vittoria va alla grande campionessa turca Nurcan Taylan, olimpionica nel 2004, argento mondiale a Vancouver nel 2003 e oro europeo anche nel 2004 a Kiev, considerata da tanti sull’orlo del tramonto ma capace di quest’ultimo grande colpo (nel mondo non può davvero più nulla di fronte allo strapotere della cinese Chen Xiexia). Senza gli imbattibili asiatici, le categorie leggere hanno visto affacciarsi nuove promesse: nella 62 kg vittoria del turco Erol Bilgin sull’azero Zülfügar Süleymanov, giovanotti molto abili nello slancio, mentre nella 69 kg il primo è l’armeno Arakel Mirzoyan, che batte ancora una volta il francese Vencelas Dabaya, campione del mondo nel 2006 a Santo Domingo e soprattutto argento olimpico dietro il mostro cinese Liao Hui. Natalia Trotsenko vince nella 53 kg (la stessa categoria della campionessa olimpica thailandese Prapawadee Jaroenrattanatarakoon… informazione forse inutile ma il nome è ormai mitico e lo ripeto agli amici al bar per darmi delle arie). A Pechino, una delle poche atlete europee a livello delle orientali nelle categorie leggere femminili è stata la bielorussa Natassia Novikava, bronzo nella 53 kg e oro in questi europei nella 58 kg. Nella 63 kg bella affermazione di Sibel Simşek con 236 kg totali che gli sarebbero valsi il bronzo olimpico. La scuola bielorussa piazza Mikalai Cherniak, primo nella 77 kg, anche se mancava l’armeno Gevorg Davtian bronzo olimpico e riferimento europeo della categoria dopo gli ori di Władysławowo e Strasburgo nelle ultime due edizioni dei campionati continentali. I russi, un po’ appannati nelle categorie leggere, si prendono lo scettro della 85 kg U con Alexey Yufkin (anche qui mancava un altro campionissimo del calibro di Andrei Rybakou, doppio mondiale 2006 e 2007 e due volte argento olimpico, l’ultima volta battuto con record del mondo in comproprietà con il cinese Lu Yong), nella 69 kg D con Oxana Slivenko, anche lei mondiale 2006 e 2007 e argento olimpico dietro la cinese Liu Chunhong (niente recriminazioni però, a Pechino il record del mondo è solo dell’orientale con 286 kg contro i 255 della russa), nella 75 kg D con Natalia Zabolotnaia, argento ad Atene 2004 battuta da Pawina Thongsuk, thailandese scomparsa dopo gli ori olimpico e mondiale consecutivi, e nella categoria Open donne con Tatiana Kashirina, classe 1991, che ha vinto con 280kg davanti all’altra russa Natalia Gagarina. Nella 94 kg U la sorpresa più grande dei Campionati è la vittoria del tedesco Jurgen Spiess, dopo che il grande favorito della vigilia, l’ucraino Artem Ivanov, aveva alzato 182 kg nello strappo (rispetto ai 178 di Spiess) fallendo successivamente l’alzata di 210 kg nello slancio. Nella 105 kg U, mancando il sollevatore di maggiore classe al mondo (in questo sport c’è anche la classe ovviamente), Andrei Aramnau, bielorusso classe 1988 e già campione mondiale e olimpico in carica, tutti si aspettavano i russi e Vladimir Smorchkov ha rispettato i pronostici vincendo con 411kg totali davanti all’ucraino Oleksiy Torokhtiy. Ma senza Aramnau era dall’inizio una gara monca. La Open maschile non ha più il grande dominatore delle ultime quattro edizioni, il lettone Viktors Ščerbatihs, manca del campione olimpico in carica nonché massima sorpresa delle Olimpiadi di Pechino, il tedesco Matthias Steiner, e in generale al mondo non ci sono più atleti di riferimento (l’iraniano Hossein Rezazadeh, doppio oro a Sidney e Atene, è in un limbo d’attesa anche se resta l’unico ad avere la possibilità di alzare pesi stratosferici). In questa situazione la scena spetta ai giovani e la vittoria di Igor Shymenko del 1986 insieme all’argento del tedesco Almier Velagic e al bronzo del russo Evgeny Pisarev sono un primo passo verso una nuova stagione del sollevamento.

lunedì 13 aprile 2009

La partita del giorno è il Girone D di qualificazione all'AFC Challenge Cup 2010


Continuano imperterriti, nella speranza che la stagione dei monsoni non arrivi prima del previsto, i turni di qualificazione per l’AFC Challenge Cup che si terra nel 2010 in India. Il primo girone giocato al “Dasarath Rangasala Stadium di Kathmandu” ha visto primeggiare il Kyrgyzistan grazie ad una migliore differenza reti rispetto a Nepal e Palestina (tutte e tre le squadre a due punti per effetto di tre pareggi). I goal decisivi sono stati segnati entrambi da Mirlan Murzaev su rigore sia nella partita contro il Nepal, raggiunto all’86’ dopo che era passato in vantaggio con Biraj Maharjan al 2’, sia con la Palestina che ha pareggiato il vantaggio kirghiso con Saeed Al-Sobhaki senza riuscire a vincere nonostante una buona partita d’attacco.

Terminato il girone nepalese si sono svolte dal 4 all’8 aprile al “Sugathadasa Stadium” di Colombo, antica capitale di Ceylon (detta anche “lacrima dell’India” con un senso descrittivo meraviglioso) e città più popolosa e conosciuta del Paese rispetto anche alla capitale attuale Sry Jayewardanapura Kótte, le partite del Girone D. Il primo match ha visto scendere in campo i padroni di casa contro il Brunei. La partita non ha avuto storia, troppa la differenza tra le squadre e l’importanza di giocare in casa, nonostante i soli 700 spettatori. Grande protagonista della partita con una quaterna di pregevole fattura è stato il centravanti del Ratnam, Kasun Jayasuriya, ultimo capocannoniere dello Sri Lanka's Kit Premier League con 21 goal. L’altro goal dello Sri Lanka è stato realizzato dal centrocampista Mohamed Asmeer, che gioca in mezzo al campo insieme a Panushanth Kulenthiran (non convocato per questo girone), l’anno scorso nella Primavera del Palermo e adesso alla Vibonese, mentre il goal della bandiera del Brunei porta la firma di Awangku Kamarul Ariffin all’82’, attaccante del QAF FC, ultimo vincitore della Brunei League.

Alle 18.30 sono scese in campo le altre due squadre del girone, Pakistan e Cina Taipei, dando vita ad un incontro molto emozionante. Leggo da Ali Ahsan di “Football Pakistan” che la partita per tutto il primo tempo è stata controllata dalla squadra di Taiwan, passata meritatamente in vantaggio con una bordata di Chang Han nell’angolo sinistro della porta di Amir Gul, dopo una respinta maldestra del portiere. La squadra dell’estremo oriente avrebbe potuto segnare molti altri goal con i tentativi di Huang-Kai-chun e Chiang-Ming-han, ma la prima gara internazionale del portiere del NBP, convocato dall’allenatore austriaco Kottan dopo l’infortunio del titolare Jaffar Khan, è stata costellata di ottimi interventi. Nel secondo tempo Kottan, in passato giocatore dell’MTK Budapest e dei Los Angeles Aztecs allenati da Rinus Michels, ha cambiato l’assetto della squadra con l’inserimento di Mahmood Kahn e Pathan Jadeed Khan e il Pakistan ha schiacciato la squadra avversaria nella propria area, raggiungendo il pareggio con Adnan Farooq Ahmed, in passato all’Huddersfield Town e al Tranmere Rovers, oggi al Port Vale in League Two inglese.

Due giorni dopo Pakistan contro Brunei è stata di nuovo una partita a senso unico, terminata 6-0 per i verdi con la quaterna questa volta di Safiullah Khan, attaccante brevilineo del PEL FC, squadra di Lahore. Gli altri due goal sono stati segnati ancora da Adnan Ahmed e da Jadid Khan, capitano dell’Afghan FC.

Altro discorso per il match tra Cina Taipei e Sri Lanka, combattuto e molto emozionante soprattutto negli ultimi minuti. Lo Sri Lanka parte bene (dopo la prima incoraggiante vittoria gli spettatori si sono raddoppiati in 1.400 unità) e dopo un paio di azioni poco incisive hanno inflitto un uno-due tremendo alla difesa taiwanese con Kasun Jayasuriya e Rohana Ruwan Well Don . Secondo tempo di tutt’altra fattura, con Taiwan alla ricerca del goal per riaprire il match, arrivato troppo tardi grazie a un destro di Huang Wei-yi, compagno di attacco di Chang Han nel Tatung dove fanno sfracelli.

Nell’ultimo turno, la partita Cina Taipei-Brunei non doveva dire molto e così è stato, con l’ennesima scoppola per il Brunei sconfitto 5-0. Tre goal di Chen Po-liang, ex stellina del futsal taiwanese, nel 2006 Miglior giocatore dell’Highschool Football League e ottimo prospetto come centrocampista dal piede molto educato e capace di andare in goal con una certa frequenza, solito timbro di Huang Wei-yi e all’80’ rete di Kuo Chun-yi.

Alle 18.30, di fronte a 3000 spettatori, lo Sri Lanka affrontava il Pakistan con due risultati su tre per passare il turno. Sostenuti dal pubblico, al 2’ lo Sri Lanka è già in vantaggio con Rohana Ruwan Well Don abile nel mettere alle spalle di Amir Gul una palla sporca arrivatagli dopo un punizione deviata. Da quel momento il Pakistan ha mosso le redini del match e ha sbagliato alcuni goal per errori banali nell’ultima rifinitura. Solo all’81’ è arrivato il meritato pareggio con un sinistro lento ma preciso di Safiullah Khan. Dopo questo goal la partita è letteralmente esplosa con capovolgimenti di fronte continui. Dopo due minuti dal pareggio, Atif Bashir, difensore di padre britannico-pakistano e madre turco-tedesca, difensore dei gallesi del Barry Town, ha segnato il goal del sorpasso. Subito il goal, lo Sri Lanka si è letteralmente scaraventato in avanti con tutti gli effettivi raggiungendo il pareggio-qualificazione all’88 con Sanjeev Shanmugarajah. A fine partita, al cronista di Football Pakistan, Kottan si dimostrava deluso ma soddisfatto, affermando che: “la squadra sta migliorando con il passare del tempo e in futuro saremo una squadra difficile da affrontare per tutti”.

Terminato il girone D, dal 14 al 18 aprile sarà la volta del Girone C, in cui si daranno battaglia Turkmenistan, Maldive, Filippine e Bhutan.

giovedì 9 aprile 2009

John Bonham del calcio


Il controtempo è un particolare effetto musicale simile alla sincope. Nel controtempo il suono, iniziando sul tempo debole, viene successivamente troncato da un silenzio contribuendo ad un contrasto ritmico prodotto dall’alternarsi di pausa sul tempo forte e nota sul tempo debole. Alle 19.45 ho letto questa definizione di controtempo su Wikipedia, dalle 20.45 ho messo gli occhi su Messi e ho notato le due rette, a prima vista parallele, del controtempo musicale e del calcio di Messi congiungersi. Come il controtempo musicale spiazza l’ascoltatore con il suono sul tempo debole, così Messi spiazza gli avversari toccando la palla nei tempi deboli dell’azione. Messi porta avanti il pallone tenendolo molto vicino al piede sinistro così da toccare la palla al compagno o tirare in porta nell’attimo di tempo-spazio in cui l’avversario non si aspetta il tocco del pallone. A rendere possibile questo gioco è l’avanzare sincopato insieme ad una coordinazione e ad una padronanza dei movimenti in velocità straordinaria. Un giocatore normale avanza con il pallone con passi che fanno un arco di 40 cm in modo che la coordinazione per il tocco al pallone avvenga attraverso un movimento percettibile dal difensore del baricentro e delle spalle. Messi avanza con la palla completando un arco con le gambe di 25 cm e in questo modo riesce a toccare la palla sul tempo debole, ingannando l’avversario che ancora non carica l’intervento aspettandosi una coordinazione tradizionale. Chiedere a Breno per maggiori spiegazioni.

lunedì 6 aprile 2009

"Nereo Rocco. La leggenda del Paròn" di Gigi Garanzini


Dopo dieci anni esatti, Gigi Garanzini riedita con nuovi interventi e differenti chiavi di lettura uno dei libri meglio scritti per quanto riguarda le scelte stilistico-espressive e la costruzione narrativa dell’aneddotica e biografia sportiva contemporanea. Edito da Mondadori, che ci scommette su a soli dieci anni di distanza dalla prima uscita Baldini Castoldi Dalai, è da qualche mese in libreria “Nereo Rocco. La leggenda del paròn continua”. Quello che affascinava del libro nel 1999 non ha perso valore: la storia umana e vera di un personaggio già negli anni ’60 mitologico perché penetrante a fondo nell’immaginario collettivo del periodo. In un’Italia che voleva iniziare a prendere l’aereo e mangiare rapido, Rocco coltivava una slow life applicabile ad ogni sua occupazione professionale ed esistenziale, ricostruendo intorno al suo corpo, quindi alla sua esposizione fisica nei media di massa, l’icona della saggia tradizione. Se restiamo solo su un piano immaginativo, Rocco è stato un genio comunicativo assolutamente non paragonabile ad Herrera. Il Mago occupava la scena con il gusto della superbia e della minuziosa arroganza di chi vuole essere definito migliore. Così facendo, oggi gli aneddoti di Herrera vivono lo spazio della battuta, non scoprono un uomo in quanto tale, non dicono nulla del pensiero ma si fermano alla volontà di apparire (un po’ quello che Mourinho mette in campo oggi, con la differenza che l’immaginario contemporaneo è molto più scalfibile dall’uomo contro rispetto a quello degli anni ’60). Chi davvero ha segnato quegli anni invece è stato proprio Rocco, capace di rimodellare una visione della vita e del lavoro vecchia millenni (il fattore con i suoi braccianti) senza essere travolto da trasformazioni individuali (i calciatori non trattati come automi da cui spremere energie ma persone con cui scegliere insieme) e sociali (creare una collettività era la sua prima regola: il gruppo come oggi andiamo dibattendo è un’idea di Rocco. Prima di lui c’era appartenenza, orgoglio di bandiera e vicinanza affettiva, ma non era mai esistito nel calcio un microcosmo di valori dettati da un solo uomo e condivisi da tutti).
Al di là della storia di Nereo Rocco e la decrittazione del suo pensiero-sentimento, l’altro elemento speciale del libro è la sua metodologia costruttiva, la ricerca del Rocco personale nelle diverse voci delle persone che lo hanno conosciuto. In questo modo, in una sorta di citizen-Rocco, l’autore riesce a farci comprendere quello che la letteratura ha come voglia mai sopita: il capire da dove vengono le passioni sentite, sia in chi è stato invitato a parlare della figura Rocco ma anche in Rocco stesso, in un tentativo di autopsia dell’anima a più voci. Garanzini ha aperto una strada di inchiesta biografica che viene dalla narrativa sportiva americana ma si innerva insieme di vissuto popolare e analisi storica, senza essere mai banale o vilmente macchiettistica. Il “Ciò, speremo de no” che campeggia anche in copertina non è il semplicistico aggancio per disegnare una parodia già sentita mille volte, ma la chiave di volta per scavare nella memoria di diverse generazioni.

giovedì 2 aprile 2009

1 aprile di derby nazionali


Aprile si apre con le nazionali e l’unico grande pesce d’inizio mese lo pesca l’Argentina in una Chuqiyapu (vecchio nome quechua della capitale boliviana, Nostra Senora de La Paz è troppo spagnolo e pruriginoso) tersa e anarchica come sempre.
In giro per il mondo ci sono state gare di piena gazzarra e confusione come Ecuador-Paraguay, 1-1 quanto a goal e 5-3 in ammonizioni, a cui va aggiunto il rosso del paraguaiano Da Silva, match di esaltazione collettiva come il 3-0 degli Stati Uniti al Trinidad Tobago, con tripletta del giovane centravanti Jozy Altidore che il Villareal il prossimo anno deve iniziare a provare insieme a Giuseppe Rossi (possono diventare i nuovi Weah e Simone, coppia dalle affinità elettive del Milan metà ‘90) e anche partite in cui la noia ha rubato la scena come nello scioccante 0-0 tra Georgia e Montenegro, scioccante ovviamente per lo spettatore, ripresosi solo con un’endovena di Motley Crue.

Tra tante partite, a catturare l’attenzione sono stati i tanti derby giocati. In primo luogo il derby del Golfo Persico tra i vicini ma da sempre lontani Bahrain e Qatar. Dopo diversi scontri diplomatici, il 16 marzo 2001 le due nazioni hanno raggiunto un’intesa, sulla base della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia, per la delimitazione delle zone marittime (acque territoriali, piattaforma continentale e zona economica esclusiva di rispettiva giurisdizione) e soprattutto per le questioni di sovranità sulle Isole Hawar. Dopo anni di astio però, la rivalità tra i due Paesi è ancora molto sentita e questa è la cosiddetta partita da non perdere. Giocata allo “Stadio Nazionale” di Manama, di fronte a 20mila spettatori, come tutti i derby è stata molto nervosa e continuamente spezzettata nel ritmo. Il goal vittoria per il Bahrain è stato segnato su moscia punizione da Fouzi Aaish, centrocampista originario del Marocco e mente del Muharraq Club, polisportiva che ha vinto nel basket, nel volley, e soprattutto nel calcio con 30 titoli nazionali. Il team è attualmente detentore dell’AFC Cup vinta battendo in semifinale l’Al Nahda, campione dell’Oman League nel 2007, e in finale i forti libanesi del Safa, che possono schierare l’ottimo centravanti di manovra della nazionale Khodor Salame e l’eterno Mohammad Kassas.

Sempre nella stessa zona ma sulla terraferma, altra partita delicata è stata quella tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, anche queste due nazioni vicine ma sempre sul chi va là per questioni territoriali e di confine. La partita è stata molto spettacolare con le due squadre alla ricerca di una vittoria che servisse a scalare posizioni nel girone di qualificazione ai Mondiali. Il primo tempo finisce con il goal “alla Quagliarella” (botta di destro all’incrocio da 35 metri proprio quando uno non se lo aspetta) di Ismaeil Matar per il 2-1 a favore degli Emirati (grande tecnica per questa mezzapunta dell’Al Wahda di Abu Dhabi che il presidente Saeed bin Zayed Al Nahyan ha affermato di non voler vendere nemmeno per un giacimento di petrolio… forse perché ne ha già fin troppi), ma la reazione dell’Arabia Saudita è veemente e all’85 il risultato è ribaltato grazie alla rete di Naif Hazazi su errore in uscita del portiere Majed Naser (Hazazi, centravanti del 1989 che arriverà in Europa, è stato autore anche del goal del pareggio quattro giorni prima a Teheran contro l’Iran sconfitto poi 2-1 con goal di Al Harbi).

Parlando di derby, non si può omettere quello che ad oggi è uno dei derby fra nazionali più sentiti e appassionanti del mondo, la sfida tra le due Coree. Nel rumore assordante del “World Cup Stadium” di Seoul (niente a che fare con la rigorosa modulazione del volume di massa di Pyongyang), il sogno della Corea del Nord di resistere (grande gara del difensore centrale Pak Nam Chol, ma come non citare all’inizio del secondo tempo la parata “banksiana” del portiere della Corea del Sud Lee Woon-Jae) si è infranto all’85 per colpa di una punizione infida di Kim Chi Woo leggermente deviata dal numero 10 nordocoreano, Hong Yong Jo, capitano della nazionale e buon elemento dell’FC Rostov, autore del pareggio nella precedente gara tra queste due squadre che si sono affrontate anche nel primo girone di qualificazione.

Per finire altri due derby caldi: Repubblica Ceca-Slovacchia ha visto la vittoria della squadra di Weiss per 2-1 e Lesotho-Botswana (in entrambi i Paesi l’etnia predominante è quella bantu, con il gruppo degli Tswana radicati nella vecchia Beciuania e quello degli Ngoni nell’enclave al centro del Sudafrica) terminato 0-0.