martedì 30 giugno 2009

La Nazionale italiana dei mai nazionali


Facebook mi ha fatto salire la febbre dei sondaggi. Qual è la migliore Nazionale italiana di calcio di sempre composta da calciatori che non hanno mai giocato in nazionale A?

Questa la mia squadra

1)Giuliano Terraneo
2)Mauro Ferroni
3)Vittorio Pusceddu
4)Marino Magrin
5)Moreno Ferrario
6)Stefano Maccoppi
7)Giovanni Roccotelli
8)Ricciotti Greatti
9)Sandro Tovalieri
10)Luigi Boccolini
11)Claudio Desolati

Mi piacerebbe sapere qual è la tua nazionale ideale di calciatori che non hanno mai giocato con la maglia azzurra della nazionale maggiore.

lunedì 29 giugno 2009

Darsi all'ippica con D'Inzeo: Letteratura sportiva Web Tv

Pietro D'Inzeo che fa il percorso netto alle Olimpiadi di Roma 1960. Altro che "O Fabuloso".

giovedì 25 giugno 2009

Giochi del Mediterraneo 2009: le gare e gli atleti da seguire

Piccola guida per un uso responsabile dei Giochi del Mediterrnaeo (beati voi 15enni che siete in vacanza e potete sciropparveli)

Judo 90 kg: la sfida è tra le due grandi sorprese dei Giochi Olimpici 2008, la medaglia d’argento e orgoglio d’Algeria Amar Benikhlef e la medaglia di bronzo egiziana Hesham Mesbah. Tra i due si ricorda la grande finale degli All-African Games del 2007 svoltisi ad Algeri, con la vittoria “esterna” di Mesbah su Benikhlef. L’ultima vittoria di entrambi a Pechino è stata sul francese Dafreville, che potrebbero incontrare di nuovo a Pescara per un torneo di altissimo livello. Sempre nel judo, categoria 100 kg ci sarà Teddy Riner, campione mondiale ed europeo in carica, a Pechino solo bronzo perché battuto dall’uzbeko Tangriev, a sua volta sconfitto in finale dal giapponese Satoshi Ishii, tre anni più grande del francese (1986) e una agilità spaventosa.


110 stile libero uomini: Alain Bernard privato del record del mondo per il costume non omologato darà il meglio per affermare la sua legge. Sui 50 stile libero maschile il suo avversario più difficile è il connazionale Amarury Leveaux, argento a Pechino con una grande partenza dai blocchi. Nei 100 e 200 m rana invece l’attrazione è unica: Huges Duboscq, abbonato al bronzo olimpico e mondiale solo perché davanti a lui c’è il più forte ranista di tutti i tempi, Kosuke Kitajima, e altri, come il norvegese Alexander Dale Oen a Pechino, che hanno trovato la giornata giusta.


100 farfalla uomini: lo spauracchio di Phelpsotto battuto per un solo centesimo: Milorad Cavic scende in vasca per dimostrare di essere il nuovo riferimento della specialità (a 25 anni ormai è il momento).


Spada Uomini: è una delle gare più attese della manifestazione. La finale potrebbe essere la stessa di Pechino. Matteo Tagliariol, dopo il bagno di notorietà e fango de La Fattoria e Fabrice Jeannet, che in tv ci starebbe bene e non è detto che non ci vada. E da terzo incomodo lo spagnolo Jose Luis Abajo, terzo a Pechino.


Boxe 64 kg: messo sotto solo dal tremendo Manuel Félix Díaz, il francese Alexis Vastine ha buone possibilità di vincere il torneo dei welter leggeri con la sua boxe sbruffona per doppiare l’oro di Almeria 2005.


Carabina 50 m uomini: bella sfida all’ultimo colpo tra il bronzo olimpico sloveno Rajmond Debevec e il francese Valérian Sauveplane. E Marco De Nicolo potrebbe dire la sua.


Lotta 74 kg uomini: ci sarà Christophe Guenot, bronzo olimpico nella categoria superiore a quella dove il fratello Steeve ha imposto la sua legge al kirghizo Kanatbek Begaliev. Questo per quanto riguarda i francesi, mentre l’Italia schiera il campione olimpico della 84 kg greco-romana Andrea Minguzzi che se la deve vedere soprattutto con il turco Nazmi Avluca.


Nel sollevamento pesi i mediterranei sono molto indietro rispetto ad asiatici e caucasici, per cui l’unico grande nome presente ai Giochi è quello del francese Vencelas Dabaya,argento olimpico nella 69 kg dietro al cinese Liao Hui, una delle tante giovani belve del sollevamento pesi costruiti per l’appuntamento di Pechino (lui 1987, Lu Yong 1987 e Qinqquan Long addirittura 1990).


K2 500m uomini: preannunciato senza il sodale Saul Craviotto, il campione olimpico Carlos Perez si presenta a Pescara per dominare il kayak. Il nostro duo Facchin-Scaduto credo proprio che si deve accontentare della seconda posizione.


Nella ginnastica artistica uomini sono attesi gli italiani e soprattutto il francese Thomas Bouhail, secondo nel volteggio olimpico solo perché il polacco, di nove anni più vecchio, Leszek Blanik è stranamente esploso nel 2007 con il titolo mondiale di Stoccarda e l’oro olimpico. C’è anche l’altro transalpino Benoit Caranobe, addirittura bronzo in un concorso generale davvero impossibile con cinesi, giapponesi, russi, il tedesco Fabian Hambuechen, l’americano Jonathan Horton e il sudcoreano Taeyoung Yang.


Judo oltre i 78 kg donne: Scende sul tatami Lucija Polavder, seconda judoka olimpica a vincere una medaglia olimpica dopo Urška Žolnir ad Atene. Certo i Giochi del Mediterraneo senza la Tong e Tsukada sono proprio una passeggiata.


5000 e 10000m donne: a Pescara ci sarà Elvan Abeylegesse, la damigella del fondo mondiale, doppio argento olimpico dietro Tirunesh Dibaba, la regina incontrastata del fondo da 5 anni ricchi di vittorie e grandi prestazioni.


Skeet uomini: quello che era stato per anni il regno italiani, con Ennio Falco e Andrea Benelli, a Pechino ha visto l’ottima prova di bronzo del francese Anthony Terras. Ma gli italiani vogliono riprendersi lo scettro.


K2 500M donne: Marie Delattre e Anne-Laure Viard nel K2 500M non dovrebbero avere rivali. Ma c’è il tempo da tenere d’occhio per riuscire ad avvicinare le prestazioni delle due supercampionesse ungheresi Katalin Kovács e Natasa Janics.


Boxe supermassimi: Cammarelle porta il bandierone e la speranza di vincere facile il suo torneo.

mercoledì 24 giugno 2009

Denilson rinuncia all'Hai Phong


Letteratura sportiva non lascia ma si moltiplica. Nuova rubrica: News dal mondo (e ho detto tutto)


Dopo averlo acquistato ai primi di giugno con relativa scia mediatica in tutto il Sud-Est asiatico, la squadra vietnamita di Hai Phong (città meravigliosa sul delta del Fiume Rosso) ha rescisso consensualmente il contratto di Denilson, invasato dribblatore sul posto, anni fa comprato dal Betis Siviglia per uno degli affari peggiori della storia.


Il campione del mondo nel 2002 ha giocato nella V League soltanto una partita, iniziando a zoppicare dal 15’ del primo tempo ma realizzando un goal su punizione dai 18 metri contro l’Hoang Anh Gia Lai, squadra che ha una buona coppia d’attacco Esvaldo-Phan Thanh Bình (quest’ultimo è il futuro del calcio vietnamita. Classe 1986, è un centravanti rapido e con un buon fiuto per il goal. In nazionale dal 2003, ha giocato fino ad oggi 24 incontri segnando 16 reti, di cui una nella bella vittoria in amichevole contro il Bahrain e un’altra nel pareggio contro il Qatar in Asian Cup).


I problemi alla gamba sinistra hanno convinto il medico del calciatore brasiliano che non era il caso di continuare l’avventura in Vietnam e hanno portato alla rescissione del ricco contratto di 120mila dollari per tre mesi.

martedì 23 giugno 2009

Europei Pentathlon Moderno 2009 a Lipsia

Il solito sportologo un po’ fuori dagli schemi per questo fine settimana vi consiglia gli Europei di Pentathlon moderno che si svolgeranno a Lipsia dal 24 al 30 giugno.

Seguo molto a sprazzi il Pentathlon Moderno e qualcosa posso scrivere per quanto riguarda gli uomini.
Il grandissimo (il superlativo assoluto lo odio, però di fronte al campione russo, perfetto in ognuna delle cinque discipline con gare di scherma e nuoto davvero eccezionali, c’è da fare uno strappo alla regola) Andrei Moiseev, doppio oro ad Atene e Pechino e riferimento sempre al vertice di una delle specialità più affascinanti dello sport mondiale.

A contrastare il suo dominio, gente della sua schiatta: l’altro russo Ilya Frilov che a Pechino ha dato 30’’ a Moiseev sulla corsa, è riuscito a stare al livello dei migliori nell’equitazione, ma è arrivato solo 20esimo per colpa di una prova di scherma davvero pessima. Insieme a lui poi ci sono i due astri lituani Edvinas Krungolcas (in fase calante) e Andrejus Zadneprovskis, entrambi sul podio olimpico grazie alle prove di nuoto e corsa (Zadneprovskis ha fatto meglio del campione olimpico nelle prove di nuoto, equitazione e corsa, ma il petathlon è uno sport dove essere costante è fondamentale).

Insieme ai lituani ci sono anche i continuatori di una grande scuola come i tre ungheresi Viktor Horvath, campione europeo 2007, Robert Kasza, terzo nell’edizione del 2008 e Gabor Balogh, per me l’unico che può mettere in discussione la leadership di Moiseev, che infatti ha battuto agli Europei del 2007, perché ha una grandissima chance di creare gap nell’equitazione (unica prova dove il russo non eccelle).

Nella sfida tra gli atleti delle Repubbliche ex-sovietiche e gli ungheresi potrebbe inserirsi il ceco David Svoboda e soprattutto il tedesco Steffen Gebhardt, per molti l’atleta giovane (28 anni nel Pentathlon moderno è l’età giusta in quanto forza, concentrazione, resistenza e capacità nella scherma e nell’equitazione si acquistano con gli anni) che può togliere lo scettro europeo a Moiseev puntando su equitazione e corsa.

L’Italia si dovrebbe presentare con il 17° posto nella classifica olimpica di Andrea Benedetti e la speranza nascosta di raggiungere i primi 5, se il nostro atleta riesce a migliorare nelle prove di scherma e nuoto.

giovedì 18 giugno 2009

Corea del Nord a Sudafrica 2010

Immagini della grande impresa degli uomini di Kim Jong Hun. A breve un dossier sulla squadra della Corea del Nord, di nuovo ai mondiali dopo 44 anni.

mercoledì 17 giugno 2009

Letteratura sportiva Web Tv - Alberto Spencer Tribute



Letteraturasportiva ritorna sui suoi passi e apre una nuova rubirca.

Letteratura sportiva Web Tv, dove video pescati della rete faranno tornare alla mente i grandi campioni e gli eventi indimenticabili.

martedì 16 giugno 2009

Confederations Cup: Brasile-Egitto 4-3: il ritorno di Hani Said

A volte ritornano, uomini e schemi, così nel bel mezzo di una Confederations Cup che si dimostra più bella delle critiche di chi si eccita solo per il calciomercato (una delle cose più noiose che ci sono). Con il numero 6, nella posizione di libero staccato, nella partita Brasile-Egitto ha giocato Hany Said, che tutti dovrebbero ricordare al Bari, al Messina (promosso in serie A) e di passaggio alla Fiorentina. Stazza e gioco alla Picchi (con doverosissime proporzioni), il nostro uomo aveva esordito nell’Al-Ahly, distinguendosi per rapidità negli interventi da ultimo uomo. Questa sua caratteristica non poteva non piacere all’ultimo mister nostalgico del libero della serie A, Eugenio Fascetti, che lo vuole a Bari. Dopo l’Italia ha visto un po’ di cose strane al Mons e ha deciso di tornare in Egitto all’Ismaily (stupenda la divisa gialla con calzoncini azzurri e calzettoni bianchi), in quegli anni squadra di punta in Egitto con il campionato vinto nel 2002 e la finale di Champions League africana persa contro i nigeriani dell’Enyimba FC. Escluso dalla Coppa d’Africa vinta nel 2006 dopo la faccenda doping del 2002, il ct “El Mealem” Shehata l’ha convocato per quella del 2008, dove ha dimostrato di tenere a bada con la sua fermezza i cavalli pazzi della difesa egiziana. Dopo la vittoria si è scatenata un’asta intorno al nome di Said tra l’Al-Ahly e l’El Zamalek, dove gioca attualmente Hani.

lunedì 15 giugno 2009

Confederations Cup: Spagna-Nuova Zelanda 5-0: il drammatico Mulligan

Dopo l’ennesima vaccata difensiva, il telecronista di Sky Riccardo Trevisani , lo definisce il “drammatico Mulligan” e ne ha ben donde (come direbbe mio zio se avesse studiato un po’ di più). Questo impiastro neozelandese che di nome fa Dave Mulligan è un ala destra che si adatta a giocare terzino, anche se il termine “adattarsi” è usato con il beneficio d’inventario (zio Antonio docet). E pensare che Mulligan, nato a Liverpool il 24 marzo 1982, ha giocato molto in Inghilterra, prima nel Barnsley e soprattutto nel Doncaster Rovers. Nel team in cui hanno giocato anche Billy Bremner, Kerry Dixon e John Stiles, figlio di Nobby (il primo allenatore della sua carriera nello Shamrock Rovers è stato lo zio John Giles), ha disputato 77 incontri andando a segno 4 volte. Oggi gioca nei Wellington Phoenix e cerca di servire palle giocabili a Chris Greenacre, centravanti inglese vecchia bandiera del Mansfield Town.

Nota: definire “drammatico” Mulligan è giusto perché le partite come Nuova Zelanda – Spagna è meglio prenderle a ridere, ma continuare a dire “l’arbitro del Benin” (con le nostre orecchie abbiamo ascoltato varie volte: “l’arbitro del Benin ha deciso per il calcio d’angolo”, “ma cosa ha visto l’arbitro del Benin”, fino al calcisticamente ripugnante: “ha assegnato uno strano calcio di punizione questo arbitro del Benin”) senza mai pronunciare il cognome è una cosa poco intelligente oltre che razzista.

domenica 14 giugno 2009

Cofederations Cup: Sudafrica-Iraq 0-0. Mohammed Kassim

Nella prima partita di Confederations Cup, finalmente molti hanno visto dal vivo un portiere coi fiocchi (nonostante un’uscita a vuoto con incredibile autodifesa sudafricana): Mohammed Kassim. Nato il 10 dicembre 1986, ha seguito le orme del fratello maggiore che attualmente gioca nell'Al-Quwa Al Jawiya, primo club di calcio fondato in Iraq con il nome di “"Gipsy Moth” da un gruppo di poliziotti iracheni della base della RAF di Hanaidi, distinguendosi come uno dei pochi portieri mediorientali concentrati dal primo all’ultimo minuto (anche se non mancano gli atteggiamenti “particolari” soprattutto nei confronti dei compagni di difesa). Attualmente difende la porta dell’Al-Zawraa, squadra di Karkh sulla sponda occidentale del Tigri che bagna Baghdad. La sfida con Noori Sabri, a difesa dei rivali dell’Al-Talaba e titolare nella Coppa d’Asia vinta nel 2007, per difendere la porta dei Leoni di Babilonia è davvero accesa.

martedì 9 giugno 2009

"I club italiani si sono impigriti". Intervista a Roberto Beccantini


Avere a portata di taccuino Roberto Beccantini, una delle ultime firme degne di lettura del nostro giornalismo, è davvero un privilegio. Per la competenza del giornalista e la coerenza dell’uomo. Facciamo questa intervista già sapendo che alla fine saremo più ricchi.


L'Associazione "Andrea Fortunato" ha fondato la prima Biblioteca italiana a tematica calcistica, intitolandola ad Andrea Fortunato. Qual è il suo pensiero su questa iniziativa e un ricordo di Andrea Fortunato?


Mi sembra un’iniziativa splendida, visto che associa i libri a un giovane di grande passione che il destino ha sbalzato da cavallo al culmine del sogno, quando tutto nella vita e nella carriera ti sembra generoso. Non l’ho conosciuto di persona, Andrea, ma lo ricordo, capelli al vento, addentare il campo all’Olimpico contro la Lazio.

Uno degli scopi dell'Associazione riguarda l’introduzione di una legge per l’esame dei valori ematici obbligatori dai 6 ai 18 anni, occorrenti per il rilascio della certificazione medica per i praticanti sportivi agonistici e non e durante l’attività; un suo giudizio in merito a questa proposta e riguardo i controlli obbligatori?


Tutto quello che si fa a scopo preventivo è ben accetto. Per questo, plaudo alla vostra battaglia e la sostengo. D’accordissimo sui controlli obbligatori. Non si può lasciare nulla e nessuno al caso. L’esperienza insegna che a volte, pur di affermarsi, si ceda alla tentazione di trascurare eventuali deficit fisici.

Lo sport in Italia deve recuperare credibilità sotto diversi punti di vista, in primo luogo il doping. Secondo lei quali misure da parte del Governo, della FIGC e del CONI servono per dare un segnale forte?


Una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio. In materia di doping, ad esempio, l’Italia ha recuperato un po’ del (moltissimo) terreno perduto negli anni Ottanta e Novanta. L’importante è che il governo non abbassi la guardia, e che l’Europa, a livello penale, vari e applichi sanzioni omogenee e condivise, valide per tutti. Sarebbe uno straordinario deterrente.

Il suo giudizio su calcio allo stato attuale, troppo chiuso nella sua torre fatta di business globale e milioni di euro di ingaggio. Secondo lei il Governo dovrebbe intervenire per rimodellare il sistema calcio?

Le ombre lasciate dalle sentenze di Calciopoli hanno contribuito a frenare le riforme auspicate. È il solito calcio: volgare, fazioso, servile. Ciò premesso, la politica se ne stia fuori. In Italia abbiamo una classe di dirigenti senza classe. Fu un grande pastrocchio politico-sportivo a gonfiare mostruosamente, nell’estate del 2003, la griglia della serie A e della serie B.

Con Kakà al Real Madrid ci resta il solo Ibrahimovic (se resta) come calciatore di fama internazionale e di alto lignaggio “promozionale”. Siamo ormai un campionato di secondo livello?


Premesso che l’ultima Champions vinta (dal Milan) risale al 2007 e non a un secolo fa, la perdita di fuoriclasse come Kakà (e forse Ibrahimovic) non può che confermare l’impoverimento tecnico del nostro campionato. Si va a cicli e adesso tocca a inglesi e spagnoli. I soldi non c’entrano: non quanto, almeno, risulti alla Lega. Ci siamo impigriti. E tranne la Juventus nessuna società ha cominciato a costruire un suo stadio.

La Juve sembra in una crisi organizzativa prima che tecnica. Chi e come può tirarla fuori?


Urge un referente tecnico di spessore fra dirigenza e squadra. Sbaglia, Blanc, a sommare le cariche di amministratore delegato e direttore generale. Servono uomini di calcio, non di sport. La pista Marotta è interessante: a patto che abbia i poteri, veri, del direttore generale.

Campionato 2008-2009, chi è stato il miglior giocatore, il miglior giovane, la squadra rivelazione, il miglior allenatore?


Miglior giocatore: Ibrahimovic. Miglior giovane: Balotelli. Squadra rivelazione: Genoa. Miglior allenatore: Gasperini.

Lei è uno dei due giornalisti italiani che votano per assegnare il Pallone d’oro. Al di là dei grandi campioni “mediaticamente” star internazionali, a quale calciatore darebbe il premio?


Ne assegnerei uno alla memoria: a Gaetano Scirea. Più passa il tempo, più la nostalgia invece di diminuire cresce.


Se il 12 luglio 2010 (magari… vorrebbe dire altra finale mondiale) Marcello Lippi lascia la panchina della Nazionale, chi sarà per lei il nuovo Commissario tecnico?


Vedo bene Carlo Ancelotti.

Cosa sogna per il calcio?


Il mio sogno nel cassetto è che in qualità di presidente dell’Uefa Michel Platini riesca a imporre il fair play finanziario ai club. Non tutti uguali (perché non sarebbe giusto), ma tutti in regola (perché sarebbe il minimo). Non m’illudo: sarà dura. Il debito, nel mondo, è diventato una sorta di fiore all’occhiello. Più ne accumuli, più sei invidiato.

Tra istant book, storie leggendarie piene di retorica e libri di grande valore letterario, cosa pensa della letteratura sportiva italiana?


Da un eccesso all’altro. In passato, i libri latitavano. Oggi, te li sbattono in faccia. E così la quantità fa aggio sulla qualità.

La sua penna accarezza l’orecchio e muove il cervello. Quali sono stati i suoi riferimenti letterari?


Troppo gentile. Ho sempre adorato leggere. I miei riferimenti? Nello sport, Gianni Brera, Gianni Clerici, Gianni Mura, Gianfranco Civolani, il mio primo maestro a Bologna, Giuseppe Pistilli, Emanuela Audisio. Fuori sport, gli americani (Raymond Carver e John Fante su tutti) e i classici russi (da Dostoevskij a Tolstoj). Fra i sudamericani, il Marquez di “Cent’anni di solitudine” e il primo Vargas Llosa. Fra i nostri, Sandro Veronesi e Giampaolo Pansa. L’importante è leggere di tutto e rubacchiare qui e là qualche briciola.

giovedì 4 giugno 2009

“Rocco e quel mona di Mourinho”. Intervista a Gigi Garanzini sul suo libro “La leggenda del Paròn”

Rocco è ricordato con affetto in tutte le città in cui ha lavorato. Al di là della natìa Trieste, città-perno della sua intera vita, in quale altra città ha lasciato le tracce più forti?

Sicuramente Padova. Basta ricordare che il 20 maggio, per festeggiare la ricorrenza della nascita del Paròn (20 maggio 1912), il calcio Padova ha organizzato il “Rocco Day”. Per l’occasione due squadre di Pulcini del Calcio Padova si sono affrontate sul campo del mitico stadio “Appiani” sotto gli occhi di 22 ex giocatori di Rocco, tra cui Gastone Zanon, classe 1924, mediano e punto di riferimento dei “panzer” di Nereo, e Kurt Hamrin, “uccellino” d’ala che a Padova si esaltava nel gioco di rimessa. Per capire l’affetto che Padova ha nutrito per Nereo Rocco basta chiedere proprio a Zanon chi era Rocco per i padovani. La risposta sarà secca: “Un gradino sotto Sant’Antonio veniva San Nereo”.


Qual è il più grande debito che il calcio deve a Rocco: l’importanza del gruppo, la tattica italiana rivista con sistemi innovativi, il saper creare leadership carismatiche?


Tutte e tre. Il gruppo oggi è un luogo comune che si trascina stancamente nelle analisi dei giornalisti e degli addetti ai lavori, mentre per Rocco era la pietra angolare su cui fondare tutto. Nel libro quasi tutti gli intervistati sottolineano la capacità di Rocco di costruire un gruppo solido e unito. Fra gli altri, Scagnellato mi ha sempre evidenziato questo aspetto: “Eravamo tutti uniti”, mi diceva sempre il grande Aurelio, 354 partite nel Padova dal 1951 al 1964, “dietro la sua guida onesta e competente”. E per cementare il gruppo Rocco usava tecniche geniali che nessuno psicologo di gruppo sa insegnare. Dividere i premi partita ad esempio, prendendo gli stessi soldi dei giocatori e consegnati a mano dal capitano della squadra, era un segno di amicizia e rispetto che tutti riconoscevano.


Lei riesce a non buttare in parodia e giornalismo d’accatto il “Ciò, speremo de no” e tutto quello che Rocco è stato per l’opinione pubblica meno sagace. Considera questo uno dei pregi del libro?


Mi fa piacere che hai sottolineato questo aspetto. Rocco in vita ma anche dopo è stato associato in modo troppo limitativo alla sua “triestinità“. Negli anni ‘70 fu ingaggiato dalla Domenica Sportiva come commentatore. Dopo poche puntate, gli autori del programma gli fecero capire che parlando in italiano perdeva tutto il suo “appeal”, consigliandogli di dedicarsi ancora al campo. Questa idea di Rocco è sciocca oltre che errata. Rocco ha frequentato le scuole quando a scuola lo studio era studio e conosceva perfettamente l’italiano che parlava correttamente. Il triestino era un vezzo e un modo per distinguersi. Parlando triestino Rocco non recitava, semplicemente esprimeva la sua natura e le sue emozioni senza ipocriti filtri che ne avrebbero limitato i rapporti con le persone.



Lei ha costruito una sorta di citizen-Rocco alla scoperta della persona più che del personaggio. È stato difficile creare un progetto editoriale di questo tipo? Ha avuto modelli nella letteratura sportiva o si è lasciato guidare dalle metodologie del buon giornalista?


Mi sono lasciato guidare da Rocco e da quello che ha lasciato. E credimi, è davvero tanto. Io l’ho conosciuto quando avevo 26 anni e lui 62 e riuscii a creare con lui un rapporto d’affetto che mi resta ancora oggi. Ho conosciuto e mi sono avvicinato a molti personaggi: Montanelli nella sua ultima fase di vita, Enzo Bearzot con cui mi sento settimanalmente (e finiamo sempre a parlare del nostro Presidente del Consiglio con parole poco ripetibili da parte del “Vecio”), ma con Rocco sento di aver avuto ancora oggi un rapporto speciale. Per scrivere il libro ho ripercorso le tappe della vita e della carriera del Paròn per capire cosa restasse di lui e per un altro scopo ben preciso: tramandare tutto ai giovani affinché una figura come il Paròn non venga dimenticata né messa in cantina tra le cose che abbiamo vissuto.



Come ha vissuto Rocco i cambiamenti epocali a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70?


Rocco era attento a tutto quello che lo circondava. Leggeva molto e non si alzava dalla sedia fin quando non aveva letto l’intero quotidiano. Era informato su tutto e cercava sempre di apprendere quello che non riusciva a capire. La politica attiva non gli interessava, anche se nel 1948 partecipò alla “resa dei conti” elettorale tra DC e PCI e fu eletto consigliere comunale di Trieste per lo scudocrociato. Ma fu convinto a partecipare un po’ perché quelle elezioni erano per tutti la sfida decisiva tra Occidente e Unione Sovietica e tutti dovevano prendere parte, un po’ perché convinto dagli amici che cercavano di attirare il massimo dei consensi verso la sua persona in quel momento all’apice della fama in città.



Come risponderebbe Rocco ad un attacco di Mourinho?


Con le sue armi. Ironia tagliente nelle parole e bonarietà di fondo nelle espressioni. Ai suoi tempi Herrera forzava molto spesso i toni un po’ come fa oggi Mourinho (con una stampa però totalmente servile e acritica di fronte alle uscite del portoghese) e Rocco rispondeva con sfottò sottili e di grande arguzia. Io penso che con Mouriho se la sarebbe cavata bene. Lo avrebbe sfottuto con quella faccia da buono e magari Mourinho avrebbe trovato un avversario in dialettica molto più sagace di lui.


Chi è il personaggio sportivo contemporaneo che potrebbe richiamare alla mente Nereo Rocco?


Rocco era troppe cose insieme. Di lui in giro si vede molto poco. La semplicità di Mazzone e la calma energica di Ancellotti a tratti potrebbero ricordarlo, ma la semplice complessità di Rocco è difficile da avvicinare. Se non fosse stato un personaggio così a tutto tondo non lo si ricorderebbe in modo così nitido ancora oggi. E poi in questo mondo è quasi impossibile ritrovare la sua straripante umanità.



C’è un altro personaggio dello sport la cui figura umana e pubblica le piacerebbe approfondire?

Pensandoci bene no. Nessuno mi darebbe le emozioni che ho provato nello scoprire Rocco.



Tra istant book, storie leggendarie piene di retorica e libri di grande valore letterario, cosa pensa della letteratura sportiva italiana?


La situazione non è entusiasmante. Vengono pubblicati troppi libri che dovrebbero servire a vendere copie e non riescono nemmeno in questo intento. Altri invece partono da progetti interessanti ma finiscono per essere troppo pesanti, pieni di statistiche e numeri. In molti testi che ho letto manca l’atmosfera del tempo, il clima che si respirava all’epoca dei fatti raccontati, mentre credo che questo sia il punto forte del mio libro. Ho cercato di guardare a Rocco al di là degli albi d’oro, aiutato da Rocco stesso che è riuscito ad essere più di un semplice allenatore di calcio.