venerdì 21 agosto 2009

Euro Volley: Girone D, si salvi chi può

L’Italia un po’ all’alba un po’ al tramonto di Anastasi ha pescato un girone tosto come peggio non si poteva. La Bulgaria dei grandi protagonisti del nostro campionato appena qualificata per i Mondiali italiani del 2010 ha come attaccanti: Matej Kazijski, per me il miglior giocatore europeo per classe, potenza, lucidità, gestione delle energie in gara e concretezza per la squadra, Vladimir Nikolov, opposto passato dalle braccia di papà Stoychev per andare a Cuneo e trovarsi così così, Todor Aleksiev, altro martellaccio dalla mano che fa male. Con questi attaccanti, la difesa tende ad essere poco accorta e su questo, solo su questo le altre squadre del girone devono puntare. Anche se il coach Silvano Prandi gli ha già dato un assetto ed una logica difensiva preoccupante per gli altri. Se la Bulgaria fa tanta paura, il girone promette di non ammorbidirsi nemmeno un po’ con la Serbia. Nikola Grbic che non solo non invecchia ma migliora con gli anni, a dirigere i soliti cavalli pazzi: Ivan Miljković, opposto che soffrono tutte le squadre perché è rapido nelle scelte, Andrija Gerić è il solito noto che da centrale equilibra gli attacchi, Novica Bjelica, campione con Piacenza, altro centrale prepotente a muro. Gli attaccanti non sono quelli bulgari ma c’è zio Nikola che sa attivare i martelli (occhio a Saša Starović, che rispetto alle Olimpiadi ha un anno di più). Terzo ostacolo, che rispetto ai primi due sembra una pinzillacchera, la Repubblica Ceca del “gordo” Lebl al centro, David Konecny opposto e Peter Platenik come martello principe. Come arriviamo noi a questo appuntamento continentale? Vermiglio non si ritroverà Martino con cui ha ben giocato a Macerata, i centrali Birarelli-Fortunato sono forse un po’ mosci a muro, per i martelli siamo per l’usato scontato: Cisolla, Savani, Cernic, mentre gli opposti Lasko e Gavotto sono partiti forte in campionato ma a fine anno tiravano il fiato. Libero nuovo: Farina. Tra problemi di usura, poca esperienza e amalgama, in questo girone D che Dio ce la mandi buona.

giovedì 20 agosto 2009

Il guidatore di sulki di Farpi Vignoli esposto per Bologna-Fiorentina

Le Olimpiadi di Berlino del 1936, dove la bolognese Ondina Valla vinse una medaglia d'oro, videro un altro bolognese vincere una medaglia d'oro, lo scultore Farpi Vignoli. Il barone de Coubertin, che voleva mantenere l'impostazione olimpica di collegamento con la Grecia antica, impose al Comitato Olimpico Internazionale di dare enfasi all'aspetto culturale e intellettuale, oltre che a quello fisico e sportivo, nell'organizzazione delle competizioni. A partire dall'edizione di Stoccolma del 1912 e fino al 1936 a Berlino si sfidarono i migliori autori nelle diverse discipline artistiche: arti figurative, musica, letteratura. Nel 1936, nella sezione Arte ai Giochi olimpici, vinse la scultura di Farpi Vignoli "Il guidatore di sulki". L'opera di Farpi Vignoli vincitrice a Berlino, per gentile concessione del proprietario e del Bologna calcio, verrà esposta sabato al Dall'Ara in occasione della partita Bologna-Fiorentina. I dettagli dell'iniziativa si conosceranno venerdì, nell'ambito di una conferenza stampa in Comune a cui parteciperanno il presidente del Consiglio Comunale, Maurizio Cevenini, e Massimo Vignoli, figlio dell'autore dell'opera.

via agi

mercoledì 19 agosto 2009

Eurobasket 2009: Girone C grandi firme

Il Gruppo C è un bella sciarada, molto difficile da risolvere. La squadra superfavorita è sicuramente la Spagna, abbonata all’argento da troppo tempo per non puntare all’oro. La squadra ha poco da dirci in quanto a novità, molto in quanto a completezza del roster. I play sono Ricard Rubio, quinta scelta al primo giro del draft 2009, dai Timberwolves ancora poco capito e forse dirottato in Europa. In nazionale ha fatto già il fenomeno alle Olimpiadi e quest’anno deve stupire insieme all’amico Pau Ribas, passato al Tau Vitoria dopo la convivenza con Rubio al Badalona. Messi così in regia, va a finire che Juan Carlos Navarro fa la guardia con pochi minuti e José Calderon può essere lasciato a Toronto. La guardia di minutaggio alto è la migliore matricola della NBA (per me), Rudi Fernandez, mentre l’ala forte la fa il fratello scarso, che è diventato qualcuno, Marc Gasol. Al centro uno degli artefici dell’anello di Los Angeles, Pau Gasol. Insomma che vuoi di più? Ah, c’è pure Felipe Reyes che al Real detta legge e in nazionale porta le borracce e Alex Mumbru, potenzialmente devastante nel gioco agile nel pitturato con Gasol. Tutto questo ben di Dio messo nelle mani di Scariolo, ormai “Hispanico” per gli amici. A dar fastidio alla corazzata iberica la Serbia, squadra come sempre capace dell’impossibile nel bene e nel male. I grandi talenti ci sono e insieme potrebbero dare come risultato: disastro o capolavoro. Milos Vujanic arrivò 23enne alla Fortitudo per incantare Bologna e sfiorare campionato ed Eurolega. Da qui inizia il tour delle migliori squadre europee per arrivare all’Efes Pilsen, che sa tanto di ennesima tappa temporanea. Nelle qualificazioni ha dedicato le migliori attenzioni proprio all’Italia, due volte top scorer della squadra nelle due sfide contro di noi. Nelle altre partite i protagonisti sono stati anche Zoran Erceg, ala-centro dell’Olimpiakos che ci mette il fisico e Nenad Krstic, centrone senza paura che da rookie con i Nets nel 2004-05 segnò 18,3 punti di media con 7,5 rimbalzi nelle sfide del primo turno di play off contro i Miami Heats. La guardia è Milos Teodosic, che a me personalmente fa impazzire perché è slavo dalla testa ai piedi. Ma su tutti, ad essere il centro di gravità permanente è un 23enne, arrivato questa estate alla corte di Messina e del grande Real che Florentino vuole mettere su: Novica Velickovic, ala grande di classe e armonia. Il grande lavoro come sempre è dell’allenatore, Dusan Ivkovic che non sembra avere il pelo sullo stomaco per tenere a bada tutte queste teste matte ma non si può mai dire. Dal canto suo la Slovenia è un gradino sotto la meravigliosa follia di una Serbia, ma quanto a campioni che possono molto non scherza. Basta citare Matjaz Smodis, per me la migliore ala grande difensiva del mondo, Jaka Lakovic, play dall’estro irrefrenabile e l’Italia sconfitta all’ultimo secondo nella prima partita di Euro 2007 ne sa qualcosa, Rasho Nesterovic (se è convocato), insieme a Belinelli da quest’anno ai Toronto Raptors, ma la meraviglia di fine anni ’90 a Bologna non gliela renderà mai più nessuno, anche se con Erazem Lorbek al centro possono davvero diventare devastanti per classe e potenza. Infine la Gran Bretagna che finalmente riunisce le forze e si prepara per Londra 2012. Dopo la batosta in Israele subita nella prima partita di qualificazione, molti pensavano che una squadra raccolta in giro non avesse futuro, invece i giocatori ci sono eccome: prima di tutto il duo di Chicago, Luol Deng-Ben completare una frontline di ali grandi e centri davvero pericolosi. Manca chi innesca la miccia di tutte queste bocche da fuoco, ma Ben Gordon può anche portare la croce.

martedì 18 agosto 2009

Adam Marosi campione mondiale di Pentathlon Moderno.

Dal 13 al 17 agosto si sono svolti a Londra i Campionati Mondiali di Pentathlon Moderno. Senza il mostro russo Moiseev e con gli altri atleti delle ex-repubbliche molto appannati, è stata la volta dei comprimari di lusso. Nuovo campione del mondo è l’ungherese Adam Marosi, ottimo nel nuoto e nella scherma e capace di reggere il grande recupero sui 3000 metri (novità assoluta rispetto alla corsa campestre) del ceco David Svoboda, risalito dalla 11a posizione alla medaglia d’argento. Per l’ungherese è una grande rivincita dopo la frattura di una gamba occorsagli durante la prova equestre in una manifestazione di Coppa del Mondo nel 2006. Bronzo per un nome relativamente nuovo del panorama ex-sovietico: l’ucraino Dmytro Kirpulyanskyy, terzo nella scherma ma pessimo nel nuoto. Nella prova ippica ha ripetuto l’exploit olimpico il lituano Edvinas Krungolcas, ma a differenza di Pechino quando finì alle spalle di Moiseev, è stato mediocre nelle altre specialità risultando alla fine solamente ottavo. L’unico russo accreditato che ha partecipato ai mondiali è stato Ilia Frolov, campione in carica e secondo dopo le ottime prove di scherma e nuoto. Ma la pessima prova ippica lo ha penalizzato e fatto scendere fino alla nona posizione. Ma la vera grande delusione di questo mondiale è stato il numero uno del ranking internazionale, il ceco Ondrej Polivka, che dopo una discreta prova di scherma ha messo in campo poche energie nervose che hanno dato vita a prove scialbe. Nuove scuole si sono affacciate sulla ribalta internazionale: il Giappone con Hayato Noguchi ha ottenuto un ottimo decimo posto, mentre la Corea del Sud dà nuova linfa al movimento grazie all’11° posto di Choon-huan Lee. Male gli inglesi, con Nicolas Woodbrisdge 13° e la punta di diamante Sam Weale che dopo una pessima prova di scherma non ha saputo riemergere.

lunedì 17 agosto 2009

Mondiali Badminton 2009: la Cina impone il suo impero.

I Mondiali di Badminton svoltisi alla “Gachibowli Indoor Stadium” di Hyderabad in India hanno segnato una nuova era del badminton contemporaneo, solamente intravista un anno fa a Pechino: lo strapotere degli atleti cinesi in tutte le specialità, a mo’ di campionato mondiale di tennistavolo. Nel singolare maschile finale tutta cinese tra Dan Lin e Jin Chen con la vittoria del campione olimpico e, prima di ieri, due volte campione mondiale nel 2006 e 2007. Tra le donne altra finale tutta rossa tra Xingfang Xie e Lan Lu, che batte la più quotata compagna. Le semifinali erano state tra le cinesi Lan Lu e Wang Lin da un parte e tra Xingfang Xie e Hongyan Pi, francese di passaporto ma nata a Chongqing al centro del nuovo impero del badminton mondiale. Posta questa supremazia nelle prove singole, è stato abbastanza ovvio vedere due coppie cinesi vincitrici nelle gare di doppio. Yun Cai e Haifeng Fu hanno vinto una stupenda finale (26-28 al terzo set) contro i sudcoreani Lee Yong-dae e Jung Jae-sung, mentre le ragazze cinesi nella gara di doppio, da sempre loro territorio di conquista, hanno addirittura esagerato: quattro coppie in semifinale e vittoria finale di Zhang Yaven e Tingting Zhao. Il predominio cinese è rotto soltanto nella specialità del doppio misto, dove schieravano le squadre meno accreditate. A comandare qui è stata la Danimarca con la coppia Fischer-Nielsen-Pedersen fermata dai fortissimi indonesiani Widianto-Natsir, in finale però sconfitti dall’altra coppia danese formata da Thomas Laybourn e Kamilla Rytter Juhl. Un ‘edizione che ha segnato un passaggio di consegne evidente: le squadre dell’estremo oriente (male soprattutto la Malesia e Hong Kong) non hanno attualmente le armi necessarie per battere i campioni cinesi. Il Badminton è destinato a diventare un tennistavolo a rete alta?

domenica 16 agosto 2009

Perché non fate terminare un discorso ad Attilio Monetti?

Nonostante tutti ci dicano di prendere aria e sole, noi ci sentiamo davvero fuori stress soltanto davanti ai Campionati del mondo di Atletica Leggera, mettendoci dentro un po’ di Premier League, Rugby sudafricano e Tennis anche senza italiane tra le prime dieci. In questo minestrone, Berlino 2009 predomina per sapore e consistenza. Direi fin troppa consistenza, se guardiamo alla squadra di commentatori RAI schierati per l’occasione. Lollobrigida, Bragagna ai microfoni (con il secondo voce dell’atletica tout court) Monetti per i tempi e le statistiche, Tilli per la velocità, Angelucci per il mezzofondo femminile, Panetta per il mezzofondo maschile, altra gente ai concorsi più disparati, Caporale per le interviste, Baldini per maratona e marcia e un profluvio di voci a sminuzzare nei minimi particolari le condotte di gara, le tecniche, le metodologie di approccio alla gara. Da sportivo questo è il paradiso, soltanto chi pensa che lo sport sia l’Italia che vince la medaglia d’oro alle Olimpiadi non può essere felice per tutta questa profondità e completezza di informazioni. C’è però un tarlo che dalla prima gara non finisce di tormentarmi (e poi dice che uno si rilassa): perché avere tante voci differenti per esperienze e competenze e non fargli terminare un discorso? Panetta riesce soltanto ad accennare alle tecniche di corsa per essere interrotto da Lollobrigida che parla dell’Eptathlon, la Angelucci vorrebbe commentare il defaticamento di Elisa Cusma ma viene interrotta da Tilli che accenna ai 100 metri maschili della sera, allenatori professionisti cercano di spiegare un momento di una gara ma qualcuno li interrompe per convogliare la nostra attenzione verso il salto con l’asta femminile. Ma quello che ormai macchietta è Attilio Monetti: dopo tre secondi di sopportazione da parte degli altri viene stroncato il suo discorso sui tempi, riferendosi alle cose più assurde pur di non farlo andare avanti, un po’ come quei nonni arteriosclerotici che ci dicono sempre come sono scappati dai tedeschi ma a noi in fondo interessa la parmigiana di melanzane che sta fumando in tavola.

venerdì 14 agosto 2009

Europei Volley 2009: girone B. Russia favorita, Finlandia di nuovo miracolo?

Gli Europei di pallavolo, in programma in Turchia dal 3 al 13 settembre, sono il meglio che ti può accadere una volta tornati dalle vacanze. Una panoramica sui gironi prima di prenderle queste benedette vacanze è quello che ci vuole.

Tornano a scontrarsi nel gruppo B, dopo il girone di qualificazione mondiale, Russia e Finlandia, con la prima che resta favorita anche per una vittoria finale. La Russia è nelle buone mani di Daniele Bagnoli, gli ultimi due anni nella Dinamo Mosca e di alcuni dei suoi migliori giocatori nel club: Aleksej Ostapenko, centrale di 2,07 che a muro fa letteralmente impressione, che prende il posto del monumento Koulechov (trasferitosi all’Iskra Odintsovo insieme a Giba, Schops e Verbov), Semën Poltavskij, l’opposto calvo dalla botta ignorante, e Alexander Volkov, altro centrale e stella delle formazioni giovanili russe. Elemento che accomuna i tre: battuta al fulmicotone che se gira bene regala vittorie facili, se gira male, porta alla disperazione Bagnoli e collaboratori. Da chi invece Bagnoli si aspetta soprattutto rendimento costante è il 22enne palleggiatore Sergej Grankin, anche lui della Dinamo e cuore della manovra russa. Al di là dei giovani, la Russia è anche altro: Alexander Kosarev, Sergey Tetyukhin e Pavel Abramov sono la vecchia guardia di una formazione che può e deve raggiungere almeno la semifinale. La Finlandia di Mauro Berruto il suo incredibile exploit lo ha già compiuto nel 2007, arrivando al 4° posto e adesso tutti la aspettano alla prova del nove. La squadra è imperniata su quelli del 2007: Mikko Esko in cabina di regia, Olli Kunnari schiacciatore che nel 2007 giocò il miglior volley della sua vita, Matti Ovainen, acquistato questa estate dal Piacenza per rinforzare la squadra campione d‘Italia e Pasi Hyvarinen, uno dei migliori liberi del mondo, eletto migliore libero della World League 2008. Se Berruto riesce a ridare motivazioni a questi uomini lo scherzo può continuare, altrimenti già nel girone è molto difficile andare avanti. Le altre due squadre del girone B infatti sono da prendere con le molle, prima di tutto l’Olanda, in fase di ricostruzione decennale, che sembra aver trovato una quadratura del cerchio: tutti del 1981 e con buona esperienza internazionale i punti di riferimento della squadra: Rob Bontje al centro, Nico Freriks in regia e Robert Horstink schiacciatore. In un periodo di grazia possono addirittura impensierire le grandi. Candidata a sorpresa è invece l’Estonia, all’esordio agli Europei, che ha un grande centrale come Raimo Pajusalu, che gioca nel Rennes Volley 35 insieme a Keith Pupart, e alcuni uomini di grande sostanza atletica come lo schiacciatore Eerik Jago, che l’allenatore Avo Keel spera non tradisca.

giovedì 13 agosto 2009

mercoledì 12 agosto 2009

Mondiali di Atletica Berlino 2009: le gare da non perdere e i protagonisti

100m U: Bolt non può avere rivali e smidollerrà il suo corpo impensabile con le divertite majorettes tedesche. Per il secondo posto si candida fortemente Tyson Gay che farà lo sfidante sapendo già che non ce n’è. Il terzo uomo dovrebbe essere Asafa Powell, ma altri uomini delle isole si faranno sentire: i trinidegni e Churandy Martina potrebbero piazzare il colpo.

400m: la corsa veloce più bella perché più combattuta. Le Shawn Merritt domina la specialità da due anni, ma Jeremy Wariner quest’anno è a un passo dal campione olimpico. Oltre ai due statunitensi, per rendere la gara ancora più friccicarella, occhio al bahamense Latroy Williams e Tabarie Henry che dalle Isole Vergini ha piazzato un buon 44’ 77’’.


800m U: la gara dell’improvvisazione. Il sudanese Abubaker Kaki è cresciuto tantissimo scalzando dal trono delle attese sudanesi Ismail Ahmed Ismail, vicecampione olimpico e prima medaglia a cinque cerchi per il suo paese. Ad insidiare Kaki, il keniano Kiprop (nella stupenda gara di Doha dell’8/05 scorso, Ismail con 1’ 43’’08 ha stabilito il primato stagionale battendo proprio Kirpop) che a sua volta ha scalzato Bungei dalle gerarchie di squadra. In tutto questo baillame c’è pure quella faina di Yuriy Borzakovskiy.


1500m U: Il vecchio Gregory Konchellah, ormai a tutti gli effetti Youssef Saad Kamel sfiderà con la maglia del Brunei le nuove antilopi del mezzofondo keniano, Augustine Kiprono Choge e Haron Keitany. In una gara che potrebbe vincere almeno in dieci, da considerare il gioco di squadra marocchino focalizzato su Abdalaati Iguider e Amine Laalou, oltre alla condotta signorile di Mehdi Baala, ottimo quest’anno. In questo calderone buttiamoci anche i due algerini, Antar Zerguelaine e Tarek Boukensa e non dimentichiamoci di Juan Carlos Higuero, il solito cavallo pazzo spagnolo.


Maratona: Il Kenia ha dominato la stagione con i primi quattro tempi, ma le gare mondiali e olimpiche sono un terno a lotto. I miei tre nomi sono: Tsegay Kebede, bronzo olimpico e nuova faccia dell’Etiopia che corre, il sudafricano Hendrick Ramaala, vecchio e costante come una locomotiva dell’800, l’eritreo Yonas Kifle, da tenere d’occhio se la gara è nervosa.3000 siepi: Sapranno i due francesi, Bouabdellah Tahri e Mahiedine Mekhissi-Benabbad, battere Kipruto ei fratelli keniani? La gara della rivoluzione.


Salto in alto U: Insieme al salto con l’asta è la specialità che guarda al passato (per risultati, atleti di livello, tecniche di salto). La sfida è, dopo molti anni di protagonisti arrivati un po’ da tutto il mondo, ancora una volta USA-Russia. Da una parte Andra Manson e Jesse Williams, dall’altra Ivan Ukhov e Yaroslav Rybakov. Questa gara è così imprevedibile che potrebbe dire la sua anche Jaroslav Bába.


Lancio del peso U: L’ormai mitico Tomasz Majewski ha di nuovo la migliore misura stagionale, 21.95, ma gli armadi americani vogliono togliergli il primato mondiale (soprattutto Reese Hoffa). Dopo di loro il baratro. L’unico in grado di dire la sua è Sultan Abdulmajeed Al-Hebshi, agile lanciatore saudita.


Lancio del martello U: è la gara che mi ha sempre attirato di più. Il primatista stagionale è l’argento di Pechino 2008 l’ungherese Krisztián Pars, seguito dall’ultimo virgulto della grande tradizione bielorussa Yury Shayunou. Poi ci sono i due grandi vecchi, il ceco Primož Kozmus e il lettone Igors Sokolovs. Anche noi abbiamo due atleti di spessore in questa gara: Vizzoni e Lingua, con la speranza che il primo superi l’infortunio alla mano (procurato durante il controllo antidoping, aprendo la provetta per l'urina).


Decathlon: può diventare una gara da ricordare: i cubani Suarez e Garcia sono i nuovi riferimenti della specialità, insieme al tedesco Michael Schrader. Ma ad un passo da loro c’è sempre Roman Šebrle, iron man che non sembra finire mai.


200m D: Tutti gli esteti sperano che la leggerezza di Allyson Felix (l’unica quest’anno sotto i 22’’) batta la possanza di ossa e passi della bahamense Debbie Ferguson-McKenzie. Nella sfida a due potrebbe inserirsi l’americana classe ’88 Porscha Lucas e un occhio io lo terrei sempre aperto sulle giamaicane.


800m D: Quest’anno le ragazze keniane, Jelimo e Jepkosgei, oro e argento olimpico, non si sono viste e allora la corsa potrebbe essere molto aperta. Le russe faranno gruppo intorno ad Anna Alminova e la primatista stagionale Caster Semenya può soffrire il gioco sporco. E se Elisa Cusma azzeccasse la grande gara?


10000m D: Se c’è Tirunesh Dibaba, anche questa volta non c’è gara (2 ori olimpici e 4 mondiali segnano la sua grandezza) . Ma se lascia spazio alle sue connazionali Meselech Melkamu e Meseret Defar, possono rientrare in gioco sia la keniana Kiplagat che la russa Shobukhova.


400 ostacoli D: La gara ha una grande favorita, l’americana Lashinda Demus, ed una sola pretendente, la romena Angela Morosanu, l’unica che quest’anno le è stato vicina nei tempi.


Maratona D: pronostico secco: vince la giapponese Yoko Shibui.

martedì 11 agosto 2009

Euro Basket 2009: Girone A

Al 36° Campionato Europeo Maschile di Pallacanestro FIBA manca meno di un mese ed è ora di presentare le squadre che parteciperanno alla fase finale, sottolineando da subito un elemento di cui ancora non si è detto: mai come in questa edizione l’Europa sarà vicina all’NBA, con una quantità di stelle, gregari e rookies che sembra una Summer League di altissimo valore. Partiamo con il girone A.

Il girone A è quello che molti definirebbero soltanto di ferro perché non gli è capitato in sorte. Squadre toste, capaci di basket vario, abili nel gioco in contropiede e in quello fisico. Chi esce da questo girone ha la strada facile verso le semifinali. La medaglia d’argento mondiale, il quinto posto alle Olimpiadi di Pechino (quel quarto di finale contro l’Argentina è ancora negli occhi di chi quelle mattine viveva col fuso orario cinese) e il quarto posto all’ultimo Eurobasket, dopo la vittoria del 2005 in Serbia e Montenegro, pongono la Grecia come favorita prima del girone. L’allenatore è una garanzia: Jonas Kazlauskas, una carriera intera nello Statyba Vilnius,e fresco allenatore della Cina, portata con mano leggera verso le sue Olimpiadi e condotta dove di più non si poteva (dal 2004 al 2006 il suo impegno era a metà con l’Olimpiakos). La squadra non avrà tre perni fondamentali: Papaloukas, fuori anche perché leggermente appesantito dopo un decennio a moderare il gioco della squadra e ad illuminarne i ritmi, Diamantidis, l’uomo dalla faccia di bimbo che sa fare tutto e Spanoulis, che cura il campione dell’altra squadra con la sua micidiale determinazione. Grosse responsabilità ricadranno sul giovanissimo Nicholas Calathes, classe 1989, che ha frequentato la Lake Howell High School, lasciandola come il migliore realizzatore nella storia della contea di Seminole. Al college, con i Florida Gators ha fatto faville (quasi 16 punti di media a partita) ed è stato scelto al secondo giro (45esimo) dai Minnesota Timberwolves, girato poi a Dallas che lo ha lasciato andare verso Atene per un triennale con il Panathinaikos. A fargli da scudiero Loukas Mavrokefalidis, che ormai è più che una promessa (anche perché non troppo giovane) anche lui draftato Timberwolves nel 2006 e Antonios Fotsis, ala grande di peso che pochi riescono a contrastare perché abile nel pitturato e capace di tiro e gioco fluido. Una nazionale che a prima vista può sembrare meravigliosa o inguardabile ma che di sicuro darà l’anima nei momenti difficili. Croazia squadra giovane, intraprendente, che ha i campioni al posto giusto. Prima di tutto in panchina con l’uomo di Čapljina, Jasmin Repeša, che sa come motivare e far giocare uomini forse un po’ troppo anarchici nelle intenzioni. Il metronomo è Roko Ukic, che a Toronto è sembrato troppo leggero per i play carrozzati dei parquet USA ma in Europa muove palla con saggezza imperiale. Insieme a lui Marko Tomas, altro giocatore sopraffino che entra a canestro come una spada e Zoran Planinić, che Messina ha voluto nella sua ultima stagione a Mosca quando le partite avevano bisogno di una svegliata. Il reparto lunghi è tutto sulle spalle di Krešimir Lončar, anche se Stanko Barać può essere decisivo. La Macedonia ha vinto il girone di qualificazione grazie al coefficiente canestri sulla Lettonia di Biedriņš. L’uomo intorno a cui tutto ruota è Vrbica Stefanov, classe 1973 e vecchio cuore Mens Sana. La punta di diamante è però Todor Gečevski, centrone di 209 che spazza via le difese di forza e codino. Occhio di riguardo poi all’uomo del perimetro: Jeremiah Timoteus Massey, nato a Detroit che ha fatto bene nel Real Madrid. Ultima squadra del girone Israele, squadra che può vincere o perdere a seconda degli animi dei suoi tanti giocatori di classe. In primo luogo Meir Tapiro, guardia agile che sa guardare i compagni, il centro Amit Tamir, nel 2001 all’University of California. Da freshman ha realizzato 39 punti in una sfida con doppio overtime contro Oregon. Da junior nel 2002-03 è stato primo nella classifica dei rimbalzi per la sua squadra, risultando secondo per gli assist e terzo per i punti. Altro ottimo giocatore è Lior Eliyahu, grande promessa del Maccabi Haifa, dal prossimo anno al Tau, mentre la stella del Maccabi Tel Aviv, Yotam Halperin, è già dall’anno scorso all’Olimpiakos.

lunedì 10 agosto 2009

Mondiali di Badminton: Lee Chong Wei all'attacco contro il potere rosso

Dal 10 agosto, nella splendida Hyderabad, in India, capitale dell’Andhra Pradesh, fondata sulla riva del fiume Musi dal sultano Muhammad Quli Qutb Shah nel 1589 si disputeranno i 16esimi campionati mondiali di Badminton. Dopo le eccezionali prove olimpiche da parte degli atleti cinesi, la scena del badminton internazionale è cambiato anche se di poco. In testa al ranking mondiale per il singolare maschile è stabile Lee Chong Wei, la punta di diamante di una delle nazioni dalle migliori tradizioni, la Malesia. Classe 1982, Lee Chong Wei è l’ultimo esponente degli atleti che hanno fatto grande il badminton malese: Rashid Sidek, il più giovane della stirpe dei Sidek, tutti giocatori internazionali di badminton, fu bronzo ad Atlanta 1996, e Roslin Hashim, anche lui accompagnato dal fratello Hazif Hashim durante la sua carriera. L’avversario più temibile per Wei è la medaglia di bronzo di un anno fa a Pechino, il cinese Jin Chen, fino ad un anno fa un passo dietro il suo connazionale Lin Dan, oggi invece la vera speranza cinese per il singolare maschile. È proprio Lin Dan (che è del 1983 per cui può dire ancora per qualche anno la sua, anche se il badminton è uno sport dove la giovinezza di nervi ed elasticità è fondamentale), oro nella bolgia di Pechino e due volte campione mondiale proprio a casa di Lee Chong Wei e a Madrid, l’altro cinese su cui tenere gli occhi aperti per la vittoria finale. Altri giocatori in buona forma sono il danese Peter Hoge Gad, ultimo frutto di una grande scuola che ha visto campioni del calibro di Peter Rasmussen, campione mondiale nel 1997, l’anno del bronzo di una altro danese, Poul-Erik Hoyer Larsen (lui però oro olimpico ad Atlanta ’96), e Flemming Delfs, campione nella prima edizione del mondiale nel 1977 quando batté l’altro danese Svend Pri. L’Indonesia da parte sua schiera due affermati campioni: Sony Dwi Kuncoro, bronzo olimpico di Atene 2004, quando vinse il suo connazionale Taufik Hidayat, anche lui presente alla rassegna mondiale ma in una fase della carriera contraddittoria, senza più grandi risultati di prestigio da molto tempo (molti dicono che sia colpa della moglie Ami Gumelar, figlia di Agum Gumelar, presidente del Comitato Olimpico Nazionale indonesiano dal 2003 al 2007 e alla testa anche della PSSI, la federazione calcistica… Carraro a noi indonesiani ci fa un baffo). Per il podio altri giocatori di alto livello: il sudcoreano Park Sung-Hwan, anche lui sulle orme di un grande del passato, Kim Dong-Moon, doppista eccezionale, 6 volte campione d’Asia e 2 volte olimpionico, il vietnamita Tien Minh Nguyen, quest’anno ad alti livelli dopo un periodo di appannamento, l’atleta di Hong Kong Chan Yan Kit. Nella gara di doppio maschile, i giochi sono meno aperti. Gli indonesiani campioni olimpici e mondiali in carica Markis Kido e Hendra Setiawa possono continuare ad affermare la loro supremazia. Anche per il doppio maschile le grandi scuole la fanno da padrone: la Malesia con Kien Keat Koo e Boon Heong Tan, la Danimarca con Lears Paaske e Jonas Rasmussen, la Corea del Sud con Jae Sung Jun e Yong Dae Lee. A spezzare il predominio delle grandi scuole storiche, la coppia inglese, Clark Anthony e Nathan Robertson, quest’ultimo campione mondiale del doppio misto nel 2005 insieme a Gail Emms. Da non dimenticare ovviamente le coppie cinesi, soprattutto Fu Haifeng e Cai Yun, battuti in casa dai due campioni indonesiani e vogliosi di una pronta rivincita. Nella gara femminile ci si aspetta lo scontro al vertice del ranking mondiale tra Mi Zhou di Hong Kong e la cinese Wang Lin. Per il resto tanta Cina, giovani promesse sulle orme della maestra Zhang Ning che l’anno scorso ha ripetuto la vittoria di Atene ed è diventata una delle eroine dello sport cinese. In questa gara l’India padrona di casa schiera la sua unica speranza di medaglia, Saina Nehwal, classe 1990, campionessa mondiale juniores nel 2008 e fermata a Pechino solo dalla medaglia di bronzo Maria Kristin Yulianti dell’Indonesia. Il vero regno cinese nel badminton è il doppio femminile, con coppie che hanno vinto tutti i mondiali dal 1983, tranne quello del 1995, vinto dalla coppia indonesiana Lili Tampi e Finarsih, così come tutte le Olimpiadi, tranne quella inaugurale per il badminton (Barcellona 1992) vinta dalle sudcoreane Hwang Hye.Young e Chung So-Young (tra tutte le coppie quella formata da Ge Fei e Gu Yun ha fatto storia). Ma quest’anno il trono è messo in discussione da una coppia emergente, le malesiane Pei Tty Wong e Eei Hui Chin che sono al massimo della loro carriera e vogliono conquistare la vetta mondiale. Il duo cinese che deve tramandare il potere rosso è formato da due giovani: Yunlei Zhao e Shu Cheng. Un’altra nazione che cerca di scalzarle è la Corea del Sud, che propone una doppia coppia fortissima: Kyung Won Lee e Hyo Jung Lee, argento a pechino 2008, e Jung Eun Ha e Min Jung Kim. Infine il doppio misto, la gara più incerta. Almeno quattro coppie possono puntare all’oro: Lee-Lee per la Corea del Sud, coppia campione olimpica in carica e dotata di grande affiatamento, Natsir-Widianto per l’Indonesia, argento olimpico a Pechino, due volte campione mondiale, Bo Zheng e Jin Ma per la Cina e Fischer Nielsen-Pedersen per la Danimarca.

giovedì 6 agosto 2009

Il Romanzo sportivo non esiste. Viva il romanzo sportivo. Intervista a Marco Ballestracci sull'"Ombra del Cannibale"

Dopo il grande successo di “A pedate” (Vincitore della 46° edizione del Premio Selezione Bancarella Sport) sei a tutti gli effetti un grande autore della letteratura sportiva contemporanea. Che ne pensi?

Non credo che “A Pedate” sia un grande successo, nel senso che la gente si accalchi per acquistarlo. Finora ha venduto 1000 copie e si comincia a ragionare sul discreto successo attorno alle 3000. Pertanto non posso concordare sul fatto che sia un grande successo, a meno che tu ti non ti riferisca al fatto che ha vinto la Selezione al Bancarella Sport di quest’anno. Se ti riferisci a questo è in effetti un gran risultato finire nella sestina dei vincitori del Selezione, però neppure questo mi autorizza a pensare di essere un grande autore della letteratura sportiva contemporanea. Sinceramente non penso nemmeno che ci sia una letteratura sportiva contemporanea. “Futbol” di Osvaldo Soriano è un gran libro a tutto tondo, senza porre alcuna limitazione di genere. Con “A Pedate”, come del resto “L’ombra del Cannibale” ho sperato che ai lettori piacesse indipendentemente dal fatto che fossero interessati allo sport. Sinceramente volevo in entrambi i casi scrivere libri che potessero essere definiti, in qualche modo, epici e lo sport rappresenta la migliore ispirazione per farlo.


Qual è l’ingrediente del successo di “A pedate”?


Credo che siano le storie raccontate. Sono storie dimenticate. Addirittura Italia – Germania dell’Azteca sta scivolando pian pianino nel dimenticatoio. Sono storie riportate alla vita. Trattate non come soggetti giornalistici, ma come vere e proprie storie da narrare. Ancora una volta Osvaldo Soriano è un grande maestro. L’epopea di Obdulio Varela nel primo racconto di “Futbol” è un esempio magistrale in questo senso. Narrare è fondamentale. Credo che la gente sia ancora disponibile a farsi affascinare da un raccontatore di storie. E un raccontatore deve scavare, senza essere particolarmente invadente. Fischiettando. Scavare laddove i giornalisti, per esempio, non scavano affatto. Non è il loro lavoro. A ognuno il suo. Come in ogni disciplina, d’altro canto. La cronaca nera riporta di un delitto, James Ellroy di quel delitto scrive un libro.


Da poco è uscito il tuo nuovo libro, L’ombra del cannibale (Instar Libri, 137 pag.), nel quale abbandoni il calcio e parli di ciclismo. È stata una tua scelta ponderata raccontare un altro sport o ti ha guidato semplicemente la passione?


I miei libri sono fortemente debitori alla mia infanzia. “A Pedate” è un ri-racconto di ciò che leggevo adolescente nelle pagine storiche del “Guerin Sportivo”. In quelle pagine lessi per la prima volta di Ernest Willimowsky, il centravanti fantasma della Polonia che segnò quattro gol negli ottavi di finale del mondiale 1938 al favoritissimo Brasile, per poi scomparire nel nulla calcistico quando i tedeschi invasero quel paese. Nel “Guerin Sportivo” vidi la foto in bianco e nero di Ceresoli che para il rigore di Brook in Inghilterra-Italia a Highbury nel 1934. Anche Merckx ha accompagnato la mia infanzia. Molte delle cose che racconto nell’“Ombra del Cannibale” le ho viste alla televisione da bambino. Televisione in bianco e nero, io e mio padre seduti sul divano rosso del tinello. Ricordi indimenticabili. Il Mondiale vinto da Monserè a Leicester nel 1970, con mio padre che sbraitava perché quel maledetto belga non tirava un metro, e il Mondiale perso da Bitossi a Gap nel 1972 che mi brucia ancora come trentasette anni fa. Quasi quasi mi rimetterei a piangere come feci quel 6 agosto del 1972.


Che atleta è stato Merckx per i suoi contemporanei e che atleta è oggi?


Per conoscere il valore di Merckx basta guardare il suo palmares. È stato il più grande ciclista della storia. In un’epoca in cui i corridori partecipavano a tutte le gare. Dalla Milano Sanremo al Giro di Lombardia. Non c’è alcun paragone col ciclismo di oggi. Armstrong e Contador si preparano per il Tour, perché il Tour è ciò che conta, il resto non vale la fatica. È il solito tran-tran. Forse solo la Roubaix conserva il fascino del ciclismo di una volta. Probabilmente perché i tratti di pavè, che sono abbastanza anacronistici, mantengono il legame con un passato lontano. Con un ciclismo fatto di uomini-bicicletta, una specie di centauri.


Per la sua insaziabile voglia di vincere rientra per te tra i primi cinque eroi sportivi di sempre?


È sicuramente un eroe. Ma non c’è una graduatoria. Dove metteresti il centravanti della Cecoslovacchia Nejedly che nel primo quarto di finale col Brasile del 1938 gioca tutto il secondo tempo col piede rotto e segna anche il rigore che consente ai cechi di pareggiare? Quella partita sarebbe stata perfetta per dedicargli un capitolo di “A Pedate”, ma dovevano essere undici capitoli e qualcosa doveva star fuori. Ci sono migliaia episodi d’eroismo nello sport. Antuofermo, con viso ridotto a una maschera di sangue, che pareggia contro Hagler nel mondiale dei medi, dove lo mettiamo? E Jarno Saarinen e Renzo Pasolini che muoiono insieme? Lauda che riprende a correre il mondiale d’automobilismo tutto bruciacchiato? E l’Obdulio Varela dell’Uruguay del 1950? Forse riesco a infilarti cento eroi se mi chiedi di cento eroi, ma cinque è troppo poco.


Quale altro sportivo è al suo livello?


Direi che uno sportivo al suo livello lo potremmo trovare in uno sport in cui l’imbattibilità è un valore assoluto. Nessuno sport meglio del pugilato può avvicinarsi a questo. Direi che il pugilato è il terzo sport principe in un’ipotetica trilogia, ma la noble art è un campo molto problematico nel quale avventurarsi. Necessita di doti di forza inusuali anche nella scrittura.ù


In cosa consiste l’ombra di Merckx che citi nel titolo?


Il titolo significa che per tutto il corso del libro Merckx è presente o direttamente, come attore principale, oppure, quando sembra sia discosto e non sia l’attore principale, ne è presente la sua ombra. E la sua ombra è talmente imponente che i fatti che vengono riportati sono influenzati dal fatto che lui è lì, anche se momentaneamente distaccato. L’ombra del Cannibale è fondamentale in episodi in cui sembra che lui non c’entri. La vittoria di Monserè o la sconfitta di Bitossi ad esempio. Le vittorie o le vicissitudini patite sono comunque dipese dal fatto che Merckx esisteva e la sua presenza influenzava la corsa anche se lui non era presente nel momento topico. Tutti temevano che la sua sagoma apparisse anche quando era ormai fuori corsa.


Perché Merckx ha meritato un romanzo ciclistico?


Ora non ce lo ricordiamo più, ma per quelli della mia generazione era il prototipo dell’invincibile. Era un golem. Una presenza costante nella vita di tutti i giorni. La televisione non era continuamente presente. I programmi cominciavano a certe ore e nel tempo restante dominava lo schermo un monoscopio. Quando partivano le trasmissioni di pomeriggio c’era Merckx che vinceva.


Ma come lo definiresti un romanzo sportivo?


Per me non esiste il romanzo sportivo. Esiste il romanzo. Lo sport può essere un ingrediente di un romanzo. Credo che si voglia a tutti i costi definire un genere “romanzo sportivo” perché, in qualche modo, si vuole diminuire la portata dello sport. Alla fine lo sport è un passatempo. Molti credono che la vita sia l’oggetto principe dei romanzi. Di quello bisogna scrivere. Delle angustie della vita e con linguaggio non agevole. Io sono un appassionato di Guareschi, del suo modo di scrivere semplice e profondo. Credo pertanto che lo sport, con la sua semplicità, sia un argomento fondamentale su cui scrivere. Lo sport ha salvato vite, ha dato un’impronta alle esistenze delle persone. Ciò nonostante si diversifica tra romanzo e romanzo sportivo. Credo che “Il Libro della Gloria”, sulla prima tournèe degli All-Blacks in Europa nel 1905, sia un ottimo esempio di letteratura, e non di letteratura limitatamente sportiva, così come “Febbre a 90” di Nick Hornby sia un esempio di come lo sport accompagni la vita. Credo che questa incapacità di capire che lo sport come anche la musica possano essere ingredienti importanti per una letteratura, sia fortemente penalizzante per la letteratura ma soprattutto per dare la giusta importanza allo sport.


Sempre più si sta affermando questo genere di mezzo tra la biografia, il racconto romanzato e la cronaca sportiva. È una frontiera che ci può dare ancora ottimi libri, oppure sta iniziando ad essere percorsa da troppi autori?


La biografia e la cronaca mi interessano fin là. Mi servono per raccogliere materiale per scrivere quelli che tu chiami “racconti romanzati”. La cronaca va lasciata ai giornalisti e la biografia ai biografi. Entrambi i settori hanno bisogno di certezze. C’è sempre una tesi da dimostrare. Odiano le zone grigie. La letteratura va a nozze nelle zone grigie. C’è bisogno di immedesimarsi nei tempi per colmare le zone grigie. Se vuoi scrivere un romanzo sul Grande Torino e sei interessato a immaginarti i dialoghi prima dello schianto, oppure i dialoghi tra i calciatori prima della partita decisiva contro l’Inter, devi conoscere più o meno i caratteri degli uomini. Non saprai mai cosa si sono detti realmente, ma avrebbero potuto dire questo. Nell’Ombra del Cannibale i fatti sono veri, ma sul come ragionasse Merckx è frutto dell’idea che mi sono fatto nel corso del tempo di quell’uomo. “L’Ombra del Cannibale” è pervasa di un’idea di Merckx. Forse il Cannibale è già oltre il racconto romanzato, mentre credo che “A Pedate” sia proprio una serie di racconti romanzati. Per quanto riguarda i troppi autori, credo che il troppo non stroppi se i libri sono belli. Ho letto “Granata da Legare” di Gramellini e mi è piaciuto tantissimo, non altrettanto posso dire del libro, per esempio, di Darwin Pastorin sui portieri. I portieri sono gli autentici eroi degli eroi del calcio e vedere, per esempio, un mio idolo, William Vecchi, completamente avulso da quella che è stata probabilmente la più famosa tra le sue molte buonissime prestazioni, la notte di Salonicco, mi ha profondamente deluso. Milan –Leeds si prestava come non mai a essere romanzata, a elevare i protagonisti, vincitori o sconfitti, al rango di eroi greci. Con Chiarugi, una gigantesca ala sinistra, abbassato al rango di “giocatore leggero pronto a volare in area appena un difensore lo toccava”. Mi ha profondamente deluso. Quel libro è sotto la cronaca, a mio avviso, ma Einaudi l’ha pubblicato e nelle librerie trova abbondante spazio. Se, viceversa, questo è il tipo di scrittura che si vuole perseguire, allora sì gli autori sono decisamente troppi.


Il ciclismo oggi può dare ancora emozioni in strada e in tv oppure è destinato ad essere lo sport dell’in-credibile?


Purtroppo non credo possa più dare delle emozioni. È troppo contraddittorio. Il doping ha minato tutto il fascino di questo sport. La figura di Pantani è stata deleteria per il ciclismo. Ha dato così tante speranze agli amanti della bicicletta per poi, dopo Madonna di Campiglio, gettare tutti nello sconforto. Nella disperazione, nel senso di assenza di speranza. Indipendentemente dalla mia opinione è quello che io oggi sento nella gente che, nei luoghi d’incontro, parla di ciclismo. Una completa inattendibilità dei risultati sportivi conseguiti sulla strada. Non ci crede più nessuno. L’unico mio grande cruccio è che questa questione del doping, la gente del ciclismo la giustifica con “beh! Succede anche negli altri sport…”, oppure “succedeva anche negli anni di Coppi e Bartali…”, il che getta inopinatamente fango sugli altri sport, ma soprattutto annulla e avvilisce il valore delle grande imprese che fanno fatto sognare generazioni di persone. L’epopea di Bartali nella Nice-Briancon del 15 luglio del 1948 è annullata da un piccolo, spero, branco di idioti che giochicchia con l’eritroproietina di decima generazione. Le gesta di Coppi del 1949 e del 1952 e del mio stesso Cannibale, e con lui Luis Ocana, Felice Gimondi e chi volete voi sono messe a repentaglio da chi non sa come giustificarsi sulla questione che il ciclismo di oggi sia del tutto inattendibile. A me non importa del fatto che i ciclisti si droghino e tanto più, vista l’impossibilità di sanare questa piaga, riesco a capire l’opinione di coloro che affermano “drogatevi pure, ma fateci sognare”. Ciò che non sopporto è che si getti fango sulle storie eroiche dei ciclisti del passato. Togliere il godimento a quelli che, seduti su un paracarro, aspettavano Bartali.


Per i prossimi libri quali altri sportivi ti piacerebbe scoprire?


Non so se continuerò a scrivere di sport dopo Il Cannibale. Non mi va di permanere su un tema. Come ti dicevo sia il calcio di “A Pedate” che “L’Ombra del Cannibale” sono soprattutto omaggi alla mia infanzia, più che libri sullo sport. Comunque già rispondendo alle tue domande mi verrebbe voglia di ricimentarmi su un campo ispirato allo sport. Per esempio, per non farmi accusare da te di essere un impenitente passatista, potrebbe essere interessante parlare in qualche modo di Roberto Baggio. Il Roberto Baggio del 1994. Trascinò pressoché da solo l’Italia alla finale del mondiale e poi sbagliò il rigore, non decisivo, perché altri avevano già compromesso la finale italiana, ma definitivo di quell’esperienza. Ci sarebbe molto da lavorare su questo tema così vicino. Perché sembra solamente la vicenda di un uomo che sbaglia un rigore, ma se riesci a metterla giù bene potrebbe essere un’epopea come quella di Napoleone. Temuto da tutti e finito a Sant’Elena, ben sorvegliato, perché gli inglesi temono anche solo la sua ombra. Una roba tipo “L’Ombra del Cannibale”.

martedì 4 agosto 2009

Top Ten libri di letteratura sportiva

Riprendo un post di Gigi Granzini sul suo Slow Foot, nel quale chiede agli utenti i loro dieci libri sportivi preferiti, prima che metta a punto la sua lista.



Questa è la mia:



1) Il diavolo e Sonny Liston di Nick Tosches
2) Storia critica del calcio italiano di Gianni Brera
3) Tre volte campioni del mondo di Antonio Ghirelli
4) La fiamma rossa di Gianni Mura
5) La partita del secolo di Nando Dalla Chiesa
6) La leggenda del Paròn di Gigi Garanzini
7) Juve ti amo lo stesso di Roberto Beccantini
8) Azzurro tenebra di Giovanni Arpino
9) Doppio passo di Beppe Di Corrado
10) A pedate di Marco Ballestracci
10bis) L'Europa nel pallone di Jvan Sica (anche se l'ho scritto io è un bel libro su calcio e cultura)



E per voi quale titolo è fondamentale?

lunedì 3 agosto 2009

Corea Del Nord a Sud Africa 2010: la difesa

Insieme all'Italia, per cui continuo a tifare in un mix di misera appartenenza territoriale che non riesco a lavare via (non ci riesco proprio), in queste qualificazione per Sud Africa 2010 ho seguito con attenzione (impelagandomi in streaming davvero impensabili) la favolosa corsa della Corea del Nord, qualificata ai Mondiali dopo i dentisti-militari del 1966. Con una serie di post presenterò i cavalieri che hanno compiuto questa grande impresa, prima che quotidiani e riviste iniziano a parlare di cortina fumogena, schiavi del calcio, ultimo baluardo del comunismo che lotta contro il capitalismo eccessivo. Per adesso ne parlo in quanto calciatori.

1) RI Myong Guk: portiere dotato di grande elasticità del Pyongyang City (la squadra gioca nello stadio della Nazionale “Kim Il-sung”, originariamente “Kirim Stadium”, vecchio campo da baseball costruito durante l’occupazione giapponese. È il luogo dove Kim Il-Sung ha pronunciato il primo discorso dopo il ritorno dall’esilio nel 1945. Ricostruito nel 1969, divenne “Maranbong”, ma nel 1982 venne rinnovato e fu dedicato al “Grande Leader” Kim Il-Sung), squadra che sta dominando il campionato nordcoreano in questi anni con le vittorie del 2004, 2005 e 2008. Le sue parate contro Iran e Arabia Saudita hanno dato la qualificazione ai Mondiali, ma ricordo in particolare una parata eccezionale contro la Corea del Sud a Shangai nella partita del 10 settembre 2008. Un intervento da gatto su un tiro ravvicinato e potente.


2) Cha Jong Hyok: difensore esterno abile soprattutto a difendere. Fedelissimo dell’allenatore Kim Jong Hun e pilastro dell’Amrokgang Sport Group, squadra del Ministero della Sicurezza pubblica e grande protagonista soprattutto negli anni ’60. Ha vinto il campionato nel 2007.

3) Ri Jun Il: altro pilastro della retroguardia nordcoreana e del Sobaeksu Sports Group, squadra di Kaesong e famosa in patria per il suo fiorente vivaio. Non abbiamo molte informazioni al suo riguardo ma avendolo seguito in tutte le sue partite di qualificazione, possiamo definirlo un terzino dal passo costante e capace di inserimenti pericolosi.


4) Pak Nam-Chol: vero baluardo della difesa, insieme a JI Yun Nam è l’anima della formazione nordcoreana. Si fa trovare spesso pronto sulle palle inattive e in nazionale ha già realizzato 3 goal (il più importante quello del 28 marzo 2009 agli Emirati Arabi Uniti per le qualificazioni mondiali. Bordata di sinistro dalla distanza all’incrocio dei pali difesi da un poco attento Majed Naser. Un goal che stava per far cadere il “Kim Il Sung Stadium”). In patria gioca con il “25 Aprile”, squadra storicamente leader del campionato nordcoreano anche se l’ultimo campionato è stato vinto solo nel 2002. La grande avventura che ha visto protagonista il 25 Aprile fu la Champions League asiatica del 1991. Vinto il girone giocato in Corea del Nord contro i cinesi del Liaoning FC e i giapponesi del Nissan Yokohama, il 25 Aprile riuscì a qualificarsi anche nel secondo girone insieme agli iraniani dell’Esteghlal, superando i campioni del Bangladesh del Mohammedan SC e con una grande vittoria per 4-3 quelli della Thailandia del Bangkok Bank. In semifinale la corsa si è fermata contro i cinesi del Liaoning, questa volta vittoriosi per 3-0 nella partita giocata a Dhaka in Bangladesh. Alla fine campione fu l’Esteghlal e il 25 Aprile perse ai rigori la finale di consolazione contro gli indonesiani del Pelita Jaya Jakarta.


5) Ri Kwang Chon: a fare coppia con Pak Nam-Chol nel 25 Aprile è questo piccolo e rapido difensore che gioca molto bene in coppia con il suo più abile compagno ma sa difendersi anche da solo, spesso spostato a destra.


6) Ji Yun-Nam: sia Pak Nam-Chol che Ri Kwan Chon hanno un grande esempio in questo giocatore anche lui del 25 Aprile, con cui ha giocato 251 partite segnando 66 reti. Capitano della sua squadra di club e in alcuni casi anche della nazionale quando manca Hong Yong Jo. Mediano davanti alla difesa, comanda la retroguardia con i suoi impetuosi richiami e cerca di dare palloni facili alle mezzeali per l’impostazione del gioco. In campo è obbedito e riverito soprattutto dai compagni del 25 Aprile che rispettano senza fiatare ogni suo “consiglio”. In nazionale ad oggi ha giocato 31 partite e segnato 7 goal.

7) Ahn Young-Hak: è uno dei giocatore di maggiore talento della squadra nazionale con il suo incedere elegante simile a quello di Pastore, giovane talento dell’Huracan comprato dal Palermo questa estate. Centrocampista di quantità e qualità è nato in Giappone e ha cominciato la sua carriera con l’Albirex Niigata. Dopo alcuni trasferimenti (tra cui quello alla squadra sud coreana del Busan l’Park), adesso gioca ancora in Corea del Sud nel Suwon Samsung Bluewings, squadra vincitrice della K-League nel 2008, che ha battuto in finale l’FC Seul (1-1 all’andata; 2-1 al ritorno con reti di Edu, ex talento del Santos e buon prospetto nel Bochum, pareggio Jung Jo-Gook, centravanti piccolo ed esplosivo, e goal vittoria di Song Chong-Gug, gran bel centrocampista difensivo dal tiro micidiale).