giovedì 24 febbraio 2011

Víctor Hugo Morales, radiocronista

Il quotidiano argentino Página/12 ha pubblicato un articolo intitolato "Trent'anni con Victor Hugo" firmato da Daniel Guiñazú. Non si parla dell'autore di Notre-dame de Paris o de I miserabili, ma di Víctor Hugo Morales, il più grande radiocronista sportivo della storia argentina. Nato nel 1947 a Cardona in Uruguay, Morales cominciò la sua carriera giornalistica nel suo Paese natale. In Argentina, iniziò a lavorare sulle frequenze di Radio El Mundo, Radio Mitre e Radio Argentina, prima di passare stabilmente a quelle di Radio Continental. Ricordare la sua carriera trentennale, non vuol dire solo parlare di un grande giornalista, ma di un grande uomo di comunicazione capace di inserirsi con forza e determinazione in importanti battaglie contro i gruppi editoriali privati e oligopolistici dell'Argentina.

Se masticate lo spagnolo e amate il calcio prima o poi dovrete assaporare la gioia e il piacere di ascoltare alla radio un romanzo che si materializzerà in diretta secondo dopo secondo, parola dopo parola nelle vostre orecchie. Basterà collegarvi una domenica al sito dell'emittente argentina Radio Continental (http://www.radiocontinental.com.ar/), scaricare un plug-in aggiuntivo se necessario e consegnare la vostra immaginazione alla voce calda e perfetta di Víctor Hugo Morales che vi racconterà il big match della Primera División. Forse Víctor Hugo lo conoscete già, perché cercando su Youtube le immagini del Gol del secolo, quello che Maradona segnò agli inglesi nei mondiali di Mexico '86, sarete incappati fortunatamente in una clip contenente la sua radiocronaca fatta di parole e di emozioni scolpite nella storia del calcio. Molti argentini giurano di aver visto quella partita con gli occhi incollati allo schermo della Tv e le orecchie tese alla radio. Se ve lo raccontano, credete loro. Anche Roberto Saviano, in una puntata di Che tempo che fa (Aprile 2010), parlando di Messi e Maradona ha mostrato al pubblico le magie di Diego accompagnate dalla radiocronaca di Morales, "accusandolo" però di essere incapace di seguire con le parole la velocità dei movimenti del numero 10 argentino. Secondo Saviano, Víctor Hugo fu quindi costretto a rifugiarsi in un "incomprensibile" «ta-ta-ta-ta gol!». A quell'espressione onomatopeica invece, il pubblico argentino era già avvezzo, essendo diventato l'artifizio narrativo tipico cui Víctor Hugo ricorreva per annunciare la probabile «ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità» (parole di Pier Paolo Pasolini) del gol.

Se Tutto il calcio minuto per minuto è stato la colonna sonora delle domeniche degli italiani, la domenica calcistica degli argentini e le partite dell'albiceleste sono ancora legate anima e corpo alla voce di questo elegante signore uruguayano innamorato della musica classica. Arrivò a Buenos Aires nel 1981, mentre la dittatura dei militari iniziava a scricchiolare e l'esercito si preparava a ricevere i colpi dei cannoni britannici alle Isole Malvinas. Con il suo «racconto velocissimo, costruito sui movimenti del pallone, pieno di metafore e giochi ironici, condito da orpelli che solo la sua febbrile immaginazione e il suo talento straripante erano capaci di materializzare durante lo svolgersi di ogni partita», Víctor Hugo si oppose al «dominio opprimente» di José María Muñoz, el gordo, il traccagnotto radiocronista di Radio Rivadavia che aveva raccontato la cavalcata vincente dell'Argentina ai Mondiali del 1978 esclamando con forza e ipocrisia «Noi argentini siamo giusti e umani».

Tornando a Víctor Hugo, ci si rende conto di come sia una figura piacevolmente complessa da definire. Se la domenica la sua voce si presta a raccontare la partita più attesa della giornata, dal lunedì al venerdì le tocca commentare per quatt'ore al giorno (dalle 9 alle 13) l'attualità, la politica, la cultura e lo sport in una seguitissima trasmissione. Ha inoltre prestato la sua voce alla canzone "La Gloria" dei Gotan Proyect, contenuta nel loro ultimo album "Tango 3.0". Qualche anno fa, Morales chiese di essere ascoltato presso una Commissione del Parlamento argentino, chiedendo che le gare di qualificazione della nazionale ai mondiali del 2002 e del 2006 venissero trasmesse in chiaro e non solamente via cavo dal canale TyC (Torneos y Competencias), legato al Gruppo Clarín. E se oggi in Argentina, la televisione pubblica trasmette gratuitamente tutte le partite del campionato e il parlamento ha approvato un'importante legge di riassetto del sistema dei media, gli argentini devono anche ringraziare lui per «la sua lotta contro i monopoli». Perché come ricorda Daniel Guiñazú, Víctor Hugo «avrebbe potuto rimanere nella sua cabina, facendo crescere il suo mito di gran prestigiatore di emozioni. E invece ha preferito uscir da lì e lottare per le sue idee. E questo lo fa ancora più grande, oggi, trent'anni dopo il primo dei suoi “ta-ta-ta-ta" di quel torrido pomeriggio del febbraio '81».

Andrea Meccia
via http://andreameccia.blogspot.com/

martedì 22 febbraio 2011

Il terzino-mezzala

Come si dice, impara l’arte e mettila da parte. L’arte in discussione è quella tattico-calcistica e il mentore dovrebbe essere Mourinho, che di arte ne sa. Chiamo in causa il Mou per una tendenza che vede accomunare le squadre belle e vincenti di questi ultimi due anni: il terzino-mezzala.
Tutto nasce dalla furente corsa abbinata a delizia tecnica e visione di gioco di Maicon, ma piccoli facsimile crescono. Il Napoli di Maggio in Italia, il Dani Alves del Barcellona, il Rafael dei giorni veri del Manchester United, il Lahm del Bayern Monaco, il Sergio Ramos del Real Madrid (quando è esterno) e della Spagna hanno un modo di aggredire gli spazi interni al campo molto simili a quelli del campione brasiliano.
Il terzino-mezzala pensato da Mourinho all’Inter non è più semplicemente un’ala quando attacca, perché corre poche volte senza palla, sovrapponendosi al centrocampista di fascia, ma riceve palla sulla mediana e la porta avanti, scombussolando la catena sinistra avversaria, che perde i riferimenti di fronte al taglio interno del terzino, accompagnato da quelli verso l’esterno delle mezzali.
Quanti azioni pericolose ha impostato Maicon nella cavalcata dello scorso anno? E quanti cross-gol di Eto’o (con Mourinho giocava nella posizione di Marchisio alla Juve), Stankovic e Cambiasso per Milito?
Il futuro è nelle competenze una volta inconciliabili.

martedì 15 febbraio 2011

Inter-La Valletta 1972 - Piccolo mondo antico

Ci sono poche parole per descrivere queste immagini della partita tra Inter e La Valletta FC giocata a Malta nel 1972.

Festa di paese, notabili con fiocco rosso, palazzi dentro il campo, sole mediterraneo e campo in terra. Povero ma stupendo.

sabato 12 febbraio 2011

La vecchia e piccola ala

Questo mese Quasi rete ci ha chiesto di ricordare le ali. Il mio pezzo nel ricordo del minimo Perani.

Se dici ala pensi in piccolo. Prima era un bene, sgusciare e tenere punte di velocità massima per pochi secondi erano i ferri del mestiere. Oggi invece l’ala piccola è uno strano gusto per il vintage, così demodé da sembrare cafone. Lunedì ho stretto la mano a Nedved e ho preso paura al solo pensiero di corrergli vicino (ed è fuori attività da un po’). Normodotato ma con una membrana di muscoli e nervi che facevano male alla sola visione. Da Nedved in su, ormai le ali sono altro e fanno altro, ma la nostalgia per il gusto del piccolo ogni tanto torna in mente, insieme ad un calciatore che ne era il prototipo: Marino Perani.
Già il solo nome metteva tenerezza, con quel diminutivo così delicato. Visto in volto sulle figurine, la tenerezza si decuplicava: viso ovale e pienotto, da orsacchiotto con cui andare a letto, orecchie appena visibili, occhi tondi e un po’ abbacchiati, capelli neri sulla strada del canuto, boccuccia stretta mai sorridente. Più che un uomo un peluche.
Vederlo poi in spezzoni di gioco è l’apoteosi dell’ala classica: attese, difesa nulla, palla ricevuta da Bulgarelli, scatto da fermo, velocità massima sprigionata nel breve, cross morbido, piedino sofisticato solo quando serviva. La vera ala poi non sapeva fare gol, scagliava palle ignoranti verso la rete, senza la voglia di andare in rete. Rivedere i primi 10 minuti di Italia-Corea del Nord con le 3 vaccate di Perani per capire.

martedì 8 febbraio 2011

III Premio Andrea Fortunato – Il nostro sogno ha un motivo in più

Lunedì 7 febbraio è stato un grande giorno per l’Associaizone “Fioravante Polito”, promotrice del III Premio “Andrea Fortunato – Lo sport è vita” che si è tenuto al Campidoglio di Roma.

La mattinata ha visto una prima parte, moderata da Carlo Paris, in cui i relatori hanno parlato dell’importanza della legge che vuole estendere i controlli ematici completi e continuati a tutti gli iscritti a squadre sportive agonistiche e non.

Al tavolo dei relatori, hanno esposto i loro preziosi contributi: Salvatore Sullo, Flavio Falzetti, Davide Polito, l’Onorevole Fabrizio Santori, l’Onorevole Alessandro Cochi, Candido Fortunato, il Professor Franco Aversa, il Professor Nando Scarpelli e il Presidente della Juventus Andrea Agnelli.

Nella seconda parte, moderata da Roberto Guerriero, vi è stata la consegna dei Premi.

I premiati di questa edizione sono stati :

Categoria Sport: Walter Mazzarri

Categoria Giornalismo: Eugenio de Paoli

Categoria Medicina: Prof. Amadori

Categoria Miglior allenatore dell’anno: Giampiero Ventura

Categoria Solidarietà: Pavel Nedved

Categoria Miglior giocatore dell’anno: Wesley Sneijder

Categoria Miglior Settore giovanile: Genoa Calcio

Categoria Cultura sportiva: Beppe Severgnini

Categoria Dirigente sportivo: Carlo Tavecchio

Categoria Aiuto per il sociale: Franco Chianelli

Miglior libro sportivo dell’anno: Chantal Borgonovo e AlessandroAlciato per il libro “Attaccante nato”

Miglior Tesi di Laurea a tematica sportiva: Daniel Mazzeo

Premio alla carriera: Damiano Tommasi

Premio alla carriera: Roberto Beccantini

Premio al coraggio: Flavio Falzetti

Questa edizione del Premio “Andrea Fortunato” è stata importantissima perché ha mostrato a tutti, politici, personalità dei settori dello sport e della medicina, mass media e gente comune qual è il nostro fondamentale scopo per il futuro. Far passare la legge “Andrea Fortunato” per il passaporto ematico per gli sportivi sarà un momento decisivo per la tutela della salute di tutti noi, una svolta importante per una nazione che crede nei valori dello sport e deve legare a questi, quelli ancora più importanti di uno stato di salute sempre sotto controllo.

Il nostro sogno è legare il fare sport al controllo costante della salute. Dopo il successo del III Premio Andrea Fortunato, il sogno è più vicino.

venerdì 4 febbraio 2011

III Premio Andrea Fortunato – Lo Sport è Vita – 7 Febbraio 2011 – Campidoglio, Roma

Lunedì, 7 febbraio 2011, presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, a Roma, si terrà il “III premio Andrea Fortunato – Lo sport è vita”, organizzato dall’Associazione “Fioravante Polito” onlus e dalla Biblioteca e Museo del calcio “Andrea Fortunato”.

La giuria del Premio è composta da: Andrea Agnelli, Carlo Paris, Giancarlo Antognoni, Davide Polito, Angelo Di Livio, Stefano Tacconi, Paola De Angelis, Beppe Signori, Pietro Mennea, Salvatore Gagliano, Massimo Corcione, Candido Fortunato, Attilio Gambardella, Salvatore Biazzo, Bepi Pillon, Luigi Di Biagio, Jvan Sica, Guglielmo Stendardo, Gabriele Fernicola.

Saranno premiati personalità di livello internazionale che danno lustro alla medicina e al mondo sportivo e giornalistico, distintesi nel 2010 per la loro attività.

Momento principale della giornata sarà la raccolta delle firme da parte di tutti i presenti per far avanzare la proposta di legge che renda obbligatori una serie di esami ematici per tutti gli iscritti a squadre sportive anche non agonistiche. L’obiettivo dell’Associazione “Fioravante Polito” è quello di far arrivare al Parlamento questa proposta di legge e farla diventare legge dello Stato.

martedì 1 febbraio 2011

I giovani in Italia sono scarsi

Guardando le partite di questo Pato e quel Giuseppe Rossi, parte la solita e stolida domanda: a parti invertite sarebbe lo stesso? Mi spiego. In Italia si inizia a segnare davvero dai 24 anni in poi, non riesce ad emergere da anni ormai nessun goleador giovanissimo. E per emergere, intendo fare almeno una decina di gol a campionato. E non può essere il solito problema della gerontocrazia italica, perché molti campioncini in erba arrivano da noi e non solo fanno fatica, ma sembrano scarsi.
Coutinho all’Everton che campionato avrebbe fatto? Questa è una domanda da porsi e su cui riflettere. Il campionato italiano non è una landa per giovani per due motivi: non serve la velocità di punta e le partite sono troppo gestite dagli arbitri.
Con i terzini bloccatissimi (solo in Italia il 2 e il 3 spingono cosi poco) e il centromediano sempre più schermo difensivo, le difese occupano totalmente gli spazi e gli uno contro uno, dove può emergere il passo rapido nel breve si contano sulle dita monche di una mano.
Secondo atto: in Italia,come in nessun altro posto del mondo l’arbitro di calcio è l’odiato possessore delle leggi del gioco, mentre in Inghilterra ad esempio è un semplice supervisore. Agli imberbi, gli arbitri italiani non garantiscono nessun occhio di riguardo, mettendo in pratica un nonnismo da caserma che non ha eguali (stessa situazione: Drogba in Inghliterra e Totti in Italia sfanculano la giacchetta, chi mi dice che succede? E se a sfancularlo qui è Babacar?).
Pato gioca male, sulle piste di Ibrahimovic che vuole e corsie tutte per sé. Ma non è solo questo: giocare da giovani in Italia è troppo difficile rispetto ad altre realtà, ed è per questo che le medie età campioni d’Italia sembrano un ospizio. Si vince sono dal 30 in poi.