sabato 27 agosto 2011

Voglio vivere i Mondiali con il sorriso. Intervista a Chiara Rosa

Ogni volta che Chiara Rosa gareggia l’Italia dovrebbe fermarsi. L’atleta di Camposampiero ha tutto quello che spesso altri atleti (calciatori) non hanno. Orgoglio, voglia di migliorarsi e una dose di simpatia coinvolgente. La intervistiamo con vista Daegu, mentre all’orizzonte già si profila Londra.

Chiara, con quali sensazioni vai a questi Mondiali?

Con la sensazione di aver lavorato bene. Ho lavorato molto sulla tecnica e sulla testa, la gara poi è un terno al lotto.

Sei pronta per ritoccare il tuo 19,15?

Pronta lo sono da tempo ma fatico a mettere assieme tutti i pezzi del puzzle.

Quest’anno hai fatto una buona prima parte dell’anno per poi allenarti per l’appuntamento mondiale. Senti di essere in forma?

So di essere in forma ma di avere anche qualche piccolo problema tecnico che mi fa faticare molto per mettere tutto quello che devo fare in pratica.

Le favorite saranno sempre la Adams e la Ostapchuck. Ma se le altre facessero una gara sbagliata, non pensi di poter lottare per qualcosa di grande?

Mah… purtroppo non credo faranno gare sbagliate. Io ci sarò ma le altre sono molto forti.

Cosa vuoi che accada in Corea per ritenerti soddisfatta della tua gara?

Vorrei uscire col sorriso.

Passata Daegu si guarda già a Londra 2012. Troppo lontana o dietro l’angolo?

È abbastanza vicina. Bisogna già mettersi in moto.

mercoledì 24 agosto 2011

A Daegu per il podio. Intervista a Fabrizio Donato.

Mancano pochi giorni ai Mondiali di atletica leggera di Daegu. Letteraturasportiva ha intervistato uno delle nostre "poche" punte, Fabrizio Donato.



Fabrizio, a che punto sei con la preparazione per i prossimi mondiali di Daegu?

La preparazione in vista dei mondiali di Daegu procede nel migliore dei modi, sto lavorando duro cercando di non tralasciare nulla al caso. Sono ottimista!!!

Agli Europei indoor di Parigi hai piazzato un fantastico 17,73, poi ti sei concentrato soprattutto sulla preparazione. In Corea ripeterai l’exploit di Parigi?

Quello che potrò fare a Daegu solo il tempo c'è lo dirà. Di sicuro dopo l'argento europeo ho acquisito ancora più sicurezze, la preparazione è stata impostata ovviamente per " l'avventura" coreana.

Tamgho non ci sarà, Idowu non è sembrato al massimo della condizione, i giovani come El-Sheryf e Taylor forse non hanno l’esperienza per il palcoscenico mondiale. Può essere il tuo mondiale?

Mi dispiace per Tamgho è un campione e mi sarebbe piaciuto avere una rivincita. Ci sono molti giovani in arrivo ma penso che l'esperienza sarà una pedina fondamentale. Comunque sia penso che Idowu sia il favorito e che possa esserci un posticino sul podio anche per me.

Cosa ti aspetti dalla pista di Daegu per gareggiare al massimo?

La pista sarà sicuramente performante. Mi giungono notizie che è velocissima....ottimo per me!!!!!

Dove devi migliorare per vincere una medaglia?

Penso di dover migliorare solamente il record Italiano!!!!!!

Se ti dico oro a cosa pensi?

Più che penso....spero in un grande Mondiale per tutta l'atletica Italiana....W l'atletica!!!!

lunedì 22 agosto 2011

I migliori difensori al mondo sono lusofoni?

Sbocconcellando i Mondiali Under 20 colombiani, mi è giunta una novità davvero sorprendente che certifica un trend di cui ormai bisogna esserne pienamente consapevoli. I migliori difensori del presente e del futuro sono e saranno lusofoni. Se non è una grande novità questa?
Portogallo e Brasile
è inutile dire che sono andati sempre per la maggiore sulle mezze punte, le seconde punte, al massimo i mediani tuttocampisti.
Con Aldair da una parte e Fernando Couto dall’altra era spuntata un’idea di nuova scuola di centrali difensivi che negli anni si è affermata in tutto il mondo: Juan, Lucio, Thiago Silva e David Luiz sono stati negli ultimi dieci anni il meglio che la flora difensiva ha fatto crescere, ma i vari Alex e Dias non sono da buttare.
Per il Portogallo Pepe (brasiliano), Carvalho e Bruno Alves giocano a grandi livelli da molti anni e in nazionale formano una cintura difensiva molto forte.
In Colombia il Brasile ha mostrato al mondo la classe e la sicurezza di Bruno Uvini, mentre il Portogallo l’elastica forza di Nuno Reis e Pelè.
Insomma il meglio in difesa oggi viene dalle scuole che per un secolo hanno pensato che la miglior difesa fosse tenere palla la maggior parte del tempo di una partita. C’è un motivo?
Con una zona così pura come quella attuale, al difensore non servono più tutte le caratteristiche della vecchia marcatura ad uomo: rapidità nel breve, grinta, coraggio. Oggi serve colpo d’occhio, progressione, stazza fisica e soprattutto tecnica totale per gestire i ritmi della squadra. Grazie a queste nuove prerogative, i difensori di Brasile e Portogallo hanno iniziato a dominare la specialità.

giovedì 18 agosto 2011

Se Bettini vuole per Copenhagen sono pronto. Intervista ad Elia Viviani.

Elia, il tuo nome sta correndo di bocca in bocca. Dopo le tue prove su pista di questa estate ti vorrebbero al Mondiali di Copenhagen da protagonista. Sei pronto?

Che il mio nome sia sulla bocca di tanti fa molto piacere, quello non lo nascondo, è anche vero che dopo i risultati su pista mi vorrebbero ai Mondiali su strada e io a Copenaghen ci vorrei essere e sto facendo tutto quello che c'è da fare per preparare al meglio un Mondiale. Per quanto riguarda il mio ruolo, quello sarà tutto da vedere, già parteciparvi sarebbe molto importante. Comunque sono pronto!



Bettini ha in testa un velocista opportunista come capitano quasi unico. Tu saresti perfetto.

Io sarei perfetto se avessi qualche anno in più e fossi nel pieno della mia carriera, in questo momento fisicamente non so se sono all’altezza, non ho ancora fatto un grande giro (e questo fisicamente conta tanto), non ho fatto molte gare al di sopra dei 200/210km e il mondiale sarà di 284km. Detto questo penso che sarei perfetto in un ruolo da spalla per un capitano (Bennati o Pozzato secondo me), poi se dovesse servire so sempre farmi trovare pronto. Io ora sto facendo un avvicinamento al prossimo mondiale al fine di poterlo correre e farmi trovare pronto per qualsiasi ruolo, se verrà la convocazione sarà la ciliegina sulla torta di una stagione già fantastica!

Negli ultimi Campionati Europei Juniores l’Italia ha dominato. La scuola italiana è pronta per battagliare contro le grandi potenze della pista?

Agli ultimi Europei l'Italia della pista ha dato una svolta, perché stanno arrivando i giovani che crescono con la giusta mentalità, all’inglese o all’australiana per intenderci. Sono state 7 le medaglie d'oro e altrettante quelle di argento e bronzo. Danno fiducia secondo me anche i risultati ottenuti nelle specialità olimpiche, le ragazze cominciano a essere competitive sia nell'omnium che nel terzetto, mentre nel settore maschile il quartetto comincia ad avvicinarsi ai migliori, insomma consideriamolo un punto di partenza. Da questo momento sappiamo che ci siamo, gli atleti con il potenziale ce li abbiamo, ma c’è da lavorare, per vedere la migliore Italia. Se continuiamo su questa linea e con questa mentalità vedremo una grande Italia a Rio 2016, competitiva in tutte le specialità endurance e velocisti. Per ora siamo competitivi a livello Juniores e Under 23…ancora qualche anno e ci siamo.

Ad Anadia hai corso una corsa a punti perfetta. Sei pronto anche in questo caso al salto nei senior?

Sì, la corsa a punti di Anadia è stata perfetta, e mi sento pronto a correrla da protagonista anche a livello open ma purtroppo ora non è una mia priorità perché su tutto c’è l’omnium e fino a Londra a me interessa solo quello. L’obiettivo è preparare al meglio la prossima olimpiade e giocarmi una medaglia nell’omnium, per cui passerà anche il prossimo anno senza che mi vediate competitivo in una corsa a punti open, ma spero di essere protagonista in tutti gli omnium a cui partecipo.

Con Londra 2012 ti verrà posto il primo bivio: pista o prova in linea. Sai già cosa sceglierai?

Il bivio strada-pista non me lo sono mai posto e non me lo porrò nemmeno per l’olimpiade di Londra 2012. Questa è una mentalità sbagliata, non deve esistere un bivio ma nessuno lo vuol capire. Preparerò al meglio l’omnium e quindi la pista perché lì non si può improvvisare niente, ci si gioca tutto in un millesimo. La prova in linea si disputerà la settimana prima della pista, la mia condizione fisica sarà al top, il percorso mi si addice, insomma se Bettini vuole, io ci sarò.

Può un grande campione su strada essere un medagliato su pista?

Certo che sì, tanti sono gli atleti che lo stanno dimostrando, Bradley Wiggins ha vinto due ori a Pechino 2008 e nel 2009 è stato 4° al tour, per due anni non è più andato in pista e su strada ha combinato poco, quest’anno è tornato in pista in coppa del mondo a Manchester (3’55’’ con il quartetto) un paio di mesi dopo ha vinto il Delfinato, Thomas Geraint, 10° al Fiandre 2011 lavorando per Flecha, anche lui a febbraio in coppa del mondo a Manchester era parte del quartetto da 3’55’’ e anche lui è oro olimpico nel quartetto. Per non parlare degli australiani Bodridge, Meyer, Howard o dell’americano Phinney. Sono giovani ma diventeranno campioni su strada e allo stesso tempo medagliati su pista. Sì, si Può FARE!

domenica 14 agosto 2011

Battuto Howe, guardo al futuro . Intervista a Lorenzo Perini.

All'European Youth Olimpic Festival una delle nostre migliori promesse dell'ateltica italiana ha raggiunto un risultato eccezionale: oro nei 110 hs e record italiano della specialità (13.44) detenuto da Andrew Howe. Il suo nome è Lorenzo Perini e ci ha concesso questa intervista in cui si pone già dei traguardi importanti per i prossimi anni.


1 - Prima la terza prestazione mondiale ai Campionati di Società nella tua Saronno e poi il record italiano Allievi all’EYOF di Trabzon. Questo è stato il tuo anno "quasi" (Mondiali di Lille non esaltanti) perfetto?

Questo è stato il primo anno in cui ho provato l'emozione di aver indossato la maglietta della nazionale italiana, l'anno in cui ho abbattuto il muro dei 14 secondi e l'anno in cui ho battuto il tanto ambito record italiano. Si, lo posso considerare l'anno perfetto, senza il quasi, perché ho provato sensazioni mai avute prima, compresa quella dei campionati del mondo a Lille, che mi hanno dato una piccola delusione, ma almeno posso dire di esserci stato e di averci provato fino alla fine.

2 - Quest’anno ti sei migliorato spesso e con una progressione costante. Cosa è cambiato nel tuo approccio alla gara?

A dir la verità non ho cambiato nulla, ho solo migliorato quello che ho sempre fatto in gara. Il passaggio, la velocità in mezzo e la partenza, tutte cose migliorate per merito di una ottima preparazione e grazie ai consigli e ai metodi della mia allenatrice

3 - Che sensazioni hai provato dopo esserti accorto di aver battuto il tempo di Howe?

Mi ricorderò sempre il momento in cui mi sono buttato alla fine e ho girato la testa per guardare il tempo ufficioso. Ho urlato di felicità come non avevo mai fatto, pensando "Ce l'ho fatta!". Come sui blocchi avevo concentrato tutte le mie energie, alla fine della gara ho liberato quelle che mi rimanevano in un grande e felice urlo.

4 - L’unica macchia di quest’anno sono stati i brutti Mondiali di categoria di Lille? Cosa è successo in Francia?

Purtroppo all'hotel in cui alloggiavamo il cibo non era dei migliori e la tensione mi aveva davvero consumato le forze. Ho impiegato nella batteria le ultime energie rimaste ,ma poi in semifinale ero davvero a pezzi. Una scarsa alimentazione, mista a paura e ad un forte vento contro hanno contribuito ad una pessima gara. È stato comunque un onore e una gioia poter partecipare a una manifestazione del genere.

5 - Con il tempo di Trabzon eri medaglia d’argento mondiale. Ti brucia l’aver bucato quell’appuntamento?

Un po' mi dispiace, era comunque un mondiale, ma evidentemente il 13.44 non ce l'avevo ancora nelle gambe. Averlo fatto in quella manifestazione sarebbe stato fantastico, ma sono comunque contentissimo di aver avuto l'occasione di rifarmi ad un appuntamento come l'EYOF.

6 - Tra i gli atleti dell’Oceania Andries van der Merwe e Joshua Hawkins e il francese Wilhem Belocian (che hai messo dietro a Trabzon), chi consideri il tuo avversario più pericoloso?

Sicuramente tutti e tre sono estremamente forti, ma l’avversario da battere è Wilhem Belocian, poiché è più piccolo di me di un anno ed è estremamente imprevedibile.

7 - Quali appuntamenti per il futuro?

Il prossimo appuntamento di alto livello internazionale è il campionato mondiale juniores, a barcellona, che si terrà l'anno prossimo. Spero di riuscire a correre altrettanto bene anche sulle barriere da 1 metro, così da potermi classificare dignitosamente.

venerdì 12 agosto 2011

Campus formativo per vivere i veri valori dello sport


Per tutti coloro che amano lo sport e vogliono avvicinarsi ad esso con grande forza di spirito, segnalo il Campus formativo per i volontari che provengono dall’associazionismo sportivo organizzato dall'Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e Sport. e dalla sezione CSI delle Marche.
Il Campus è destinato agli educatori, ai dirigenti, agli arbitri, agli allenatori, agli insegnanti: uomini e donne, giovani e meno giovani, nella loro varietà di persone e di esperienze di fede, chiamati ad essere educatori alla vita buona del Vangelo nel mondo dello sport.

Il Campus si terrà dall'1 all'11 settembre ad Ancona e le iscrizioni sono valide fino al 14 agosto.

Per info: unts@chiesacattolica.it

mercoledì 10 agosto 2011

Il futuro del nostro basket - Intervista ad Amedeo Della Valle

Agli Europei under 18 di Basket terminati da pochi giorni a Wroclaw, la squadra italiana ha ribadito il buon trend che ha toccato prima l’under 20 e adesso si spera ricada anche sulla nazionale maggiore. La squadra di Bizzozi ha espresso bel gioco e buone individualità, tra le quali Amedeo Della Valle, prima del suo infortunio il miglior giocatore del torneo. Rivolgiamo a lui alcune domande sull’importanza del torneo continentale e sul suo immediato futuro.

Gli Europei Under 18 di Wroclaw sono stati per te una vera consacrazione. Come sei arrivato a questo appuntamento? Sono arrivato molto motivato, con la voglia di fare bene, non sapevo come sarebbero stati gli Europei non avendoli mai disputati. Sicuramente dopo 40 giorni di raduni, quando si arriva all'appuntamento si cerca di lottare al massimo per raccogliere i frutti di tutto il lavoro svolto precedentemente.

Che annata è stata per te quella che ha portato agli Europei in Polonia?
L'annata è stata delle migliori, anche se non ho giocato in prima squadra, mi sono costantemente allenato con loro ed ho ottenuto grandi soddisfazioni, come vincere la C2 con la mia squadra Under19, e con la stessa arrivare nelle migliori 8 squadre d'Italia.

A Wroclaw abbiamo visto una squadra compatta che gira intorno alle tue penetrazioni e al gioco ragionato ma muscolare di Imbrò. Si riparte da voi per una nuova emozionante Under 20?
E' presto per parlare di Under 20 credo, ma mi farebbe molto piacere la convocazione.

L’infortunio che hai subito ha indebolito la squadra. Con te in campo si poteva andare più in là del quarto posto?
Non so se si poteva andare più in là, ma sicuramente avrei potuto dare un contributo importante alla squadra.

Quali sono i comandamenti del basket di Bizzozi?
Con Bizzozi mi sono trovato molto bene, ha saputo sfruttare sul campo ogni caratteristica di ogni giocatore e i risultati parlano chiaro.

Fino all’infortunio eri uno dei migliori giocatori del torneo. Quale altro atleta ti ha impressionato positivamente?
I miei atleti preferiti erano Diez per l'agonia che metteva sul campo, e Abrines, un grande atleta capace di leggere e capire perfettamente il gioco.

Il mercato intorno a te si sta già scatenando. Che stagione sarà per te la prossima? Non so ancora del mio futuro, ci sono molte scelte da tenere in considerazione.

E se il futuro di Della Valle parlasse americano?

lunedì 8 agosto 2011

Rilanciare il contenuto - Per una nuova serie A

Adriano Galliani sa che il Milan per qualche anno deve dire arrivederci alla Champions League. Troppo strutturate le squadre inglesi e spagnole per poter reggere l’urto anche dopo i primi anni di fair play finanziario. Tolta la possibilità di vincere in Europa, al Milan viene tolto il suo portato di significato primo quando aggredisce i mercati extraeuropei: siamo la squadra campione del nostro continente o addirittura del mondo.
Questa decadenza delle squadre italiane avviene in un momento molto delicato. I mercati tradizionali sono ormai saturi e in crisi, per cui è vitale guardare ai mercati emergenti che, per definizione e natura, non possono avere memoria. In sintesi e in relazione al nostro discorso, per il mercato cinese Borriello vale mille volte di più di Van Basten.
Di fronte ad una soluzione del genere Galliani sa che ha da percorrere due strade per la sua squadra: inserire nuovi capitali all’interno della società e lottare con gli sceicchi per accaparrarsi i campioni oppure ricontestualizzare il valore comunicativo del Milan, proponendo un prodotto nuovo in cui il Milan continua ad essere il punto di riferimento. Il primo passaggio è impossibile, per il secondo c’è bisogno di un prodotto da offrire ai mercati di grande appeal, come non è ad oggi la nostra serie A.
Galliani sulla Gazzetta dello Sport di qualche giorno fa parlava di stadi di proprietà, come rimedio per superare l’empasse in cui siamo caduti. Non sono totalmente d’accordo. Gli stadi nuovi serviranno a fare il solletico al mercato interno, sfibrato dalla crisi, ma per attaccare i mercati esteri serve qualcosa di più. Ma cosa?
La mia risposta l’ho trovata in un libro, “Il Basket eravamo noi” di Larry Bird, Magic Johnson e Jackie MacMullan (Baldini Castoldi Dalai Editore) nel quale viene raccontata la storia umana, professionale e iconologica di Larry Bird ed Earvin “Magic” Johnson.
Alla fine degli anni ’70 la NBA era in una crisi nera molto peggiore della situazione della serie A attuale. Gli atleti erano mal visti perché troppo pagati e poco rispettosi dello spettacolo e del pubblico, il gioco languiva sui centri di pura potenza e poche stelle riuscivano ad intermittenza ad accendere la fantasia. Basta sapere che gara sette delle Finals 1980, vinte da un Magic che giocò inaspettatamente centro per l’assenza di Kareem Abdul Jabbar, negli Stati Uniti fu vista in differita.
Oggi invece la NBA è uno spettacolo e un mercato intercontinentale. Cosa è successo?
Tutto è cambiato con l’arrivo sul grande palcoscenico di due giocatori diversi e speciali, Bird e Johnson, che hanno rivoluzionato non tanto le tecniche o le tattiche di gioco, quanto il senso comunicativo del basket americano, che non fu più ragazzotti neri guadagnano milioni di dollari con quell’aria da bulli strafatti, ma divenne una battaglia tra due mondi valoriali differenti: l’aggressività sudista e l’etica del lavoro di Bird contro lo showtime brillante e l’estetica del compito di Johnson.
Ecco cosa manca al prodotto serie A per rilanciarsi, mancano personaggi giovani e preferibilmente autoctoni che creino attenzione e appeal intorno alle loro sfide in primis e in seconda battuta intorno all’intera lega. Dobbiamo ripartire dal contenuto più che dal contenente come chiede Galliani, cercare talento e forza e farla emergere nel pantano dove sguazzano i giovani calciatori contemporanei.
Facciamo come David Stern che puntò forte sui due e ha fatto risorgere l’NBA portandola a livelli mai raggiunti, diamo una chance concreta a due o più giovani facendoli diventare il fulcro del gioco e delle strategie mediatiche dei nostri club più importanti. A questo serve la storia.

venerdì 5 agosto 2011

Intervista a Daniele Molmenti - "Tra un anno a Londra temo solo me stesso".

In pochi anni Daniele Molmenti ha saputo costruirsi un presente e un futuro da grande stella della Canoa Slalom a livello internazionale. La sua classe e la sua forza razionale nello scendere è un modello per tanti canoisti, con la scuola italiana che sta iniziando a produrre giovani di grande qualità.
Ad un anno dalla prova olimpica più attesa della storia per la canoa slalom italiana, abbiamo rivolto alcune domande a Daniele:

1 - Dopo la prova che è servita a scoprire le acque olimpiche a che punto sei per i prossimi eventi di quest’anno?
Dopo il raduno di Londra mi sposterò a Praga per la finale di Coppa del Mondo e subito dopo andrò con la nazionale a Bratislava per qualche allenamento in vista dei mondiali di settembre.

2 - La vittoria all’Europeo di La Seu d'Urgell va ad aggiungersi agli Europei di Nottingham e al Mondiale di Tacen. Come ci si sente ad essere ormai il riferimento internazionale della Canoa Slalom?
Non mi è difficile pensare di essere un punto di riferimento per tanti, ma devo essere bravo a non fermarmi a questa considerazione ma continuare ad evolvermi ed essere sempre più veloce. I giovani crescono e copiano bene ed è sempre più difficile giocarsi le medaglie, ci distanziano solo pochi centesimi e tanti sono ad andare forte.

3 - Cosa vuoi che succeda in questo anno per arrivare preparato alle prove olimpiche? Punto molto al mondiale e a difendere il titolo. Questa è la sfida più difficile, ma so che si può fare e venderò cara la pelle. Una medaglia al mondiale è già un piede verso Londra, perché ti fa già entrare in clima olimpico dove non si può più sbagliare.

4 - Tra tutti i tuoi avversari chi temi di più? Sembra una banalità ma temo molto me stesso: quando sono nello stato di flow nessuno mi sta davanti. Ma se comincio a pensare, a dubitare o a rischiare troppo per paura di fare tutto quello che posso fare con la canoa, allora sbaglio e ho già perso molto per i miei errori.

5 - Le acque olimpiche si adattano alle tue caratteristiche? Il canale durante il test-event aveva acque uniche, davvero potenti ma mai esagerate. Ora dopo che le nazioni minori si sono lamentate della difficoltà lo stanno semplificando e purtroppo sta diventando uno dei tanti canali in giro per l'Europa con niente di speciale. Da un lato aiuta perché diventa più facile e quindi più fisico, dall’altro è una rogna in quanto diventa più difficile fare distacchi e ogni errore lo paghi caro.

6 - La tua crescita fino ai vertici mondiali di questi anni e la vittoria al mondiale juniores di Giovanni De Gennaro ci indicano che la Canoa Slalom è una specialità di punta del nostro movimento sportivo. A cosa è dovuto questa crescita? E' una domanda interessante e difficile da rispondere. In una visione globale noi italiani siamo stati sempre forti nel k1 e quindi non mi meraviglia che anche dopo di me ci sia qualcuno che può fare bene a livello internazionale. Bisogna dire però che nelle altre categorie si fa più fatica, e per dimostrare che c'è un vera e propria crescita della canoa slalom bisognerà aspettare il loro salto di qualità nella categoria senior. Detto questo i ragazzi italiani hanno tutte le carte in regola per avere un grande futuro e faccio a tutti i miei migliori auguri!

7 - Se ti dico oro, a cosa pensi?
Penso lontano, quasi un anno. Penso vicino, meno di un anno! Penso che ci sono delle cose da fare per prenderlo e penso che queste cose le conosco e so come farle. Quindi penso positivo e guardo in questo futuro vicino e lontano con la serenità di conoscere la strada per arrivare alla fine da protagonista, comunque vada.

Anche noi pensiamo all’oro, non possiamo non farlo, per cui forza Daniele!

mercoledì 3 agosto 2011

Last 50 FIFA: l'Asia selvaggia di Eze Collins

Per aprire questa piccola rubrica sul calcio delle ultime 50 federazioni della classifica FIFA, svoltiamo verso Est, l’Est sconosciuto e ribelle di Eze Collins, attaccante di 26 anni nato in Nigeria, capace di farsi un nome sulle strade più impervie dell’Asia.

Collins non poteva che diventare calciatore, circondato com’era da zii e fratelli maggiori che hanno giocato anche nelle leghe minori inglesi, e quando il talent scout Tope Fuja lo adocchia nell’Accademia Robo Lagos, inizia la sua carriera professionistica, trascinato dall’eccentrico Fuja verso Oriente.
L’impatto con l’India non è dei migliori e il Salgocars FC lo spedisce in Division Two dove realizza 15 gol con il Tripura, squadra di una città di confine, in una regione settentrionale circondata dal Bangladesh. Sarà grazie ai pochi chilometri necessari per arrivare a Tripura a far avere a Collins un nuovo ingaggio dal Transport United FC, società di Thimphu, capitale di una terra di cui Collins non conosceva neppure l’esistenza: il Bhutan.
In Bhutan, Collins è stato il primo calciatore di colore a calcare quei campi circondati da montagne così sturm da far poetare anche i monarchi. Realizza 20 reti in tutte le competizioni della stagione 2007-08 e diventa un idolo al pari dei tiratori con l’arco autoctoni. Da stella in Bhutan, Collins si rimette in discussione e tenta una nuova avventura in Nepal, con il Machhindra. Ma il passaggio salta. Per problemi burocratici il calciatore non può scendere in campo e resta senza stipendio. In questa fase il calore dei tifosi nepalesi tiene compagnia ad Eze, il quale riceve ogni giorno pacchi dono e cibo dai tifosi, che lo invitano a resistere. Alla fine tutto si risolve per il meglio e due anni dopo Collins può finalmente giocare con il Machhindra e ringraziare i tifosi per quello che hanno fatto per lui. “Darò sempre il 100% per questa maglia”, ha detto Collins ad un giornale locale. Peccato che offrendo un’impepata di cozze a Messi non si ottiene lo stesso effetto.