lunedì 26 settembre 2011

Overtime - Festival del Racconto sportivo a Pesaro, dal 6 al 9 ottobre

Mostre fotografiche e fumettistiche, cinema e giornalismo, l’incontro con gli autori di romanzi a tema e i protagonisti delle maggiori discipline agonistiche: da Massimo Ambrosini, capitano del Milan, a Daniel Hackett, guardia della Nazionale italiana di basket. Saranno questi gli ingredienti di Overtime, il primo festival in Italia dedicato interamente al racconto sportivo, che si terrà a Pesaro dal 6 al 9 ottobre 2011. Quattro giornate per declinare il racconto sportivo in tutte le sue molteplici forme: cinema, pittura, fumetto, musica, fotografia, letteratura, giornalismo. Più di trenta gli eventi in programma, tutti gratuiti e aperti al pubblico.

Overtime prende a prestito il nome dai tempi supplementari di molte discipline sportive, dal basket al calcio: un periodo di gioco aggiunto alle partite quando le frazioni regolamentari si sono chiuse in parità. Nel caso di Overtime – Festival del Racconto sportivo i supplementari sono rappresentati proprio dalla narrazione: che essa avvenga prima, durante o dopo la performance sportiva, essa può essere in grado di ridefinire i contorni stessi delle gesta dello sport.

Più di trenta gli eventi in programma, tutti gratuiti e aperti al pubblico. La città marchigiana sarà direttamente coinvolta. Artisti di strada, giocolieri e acrobati trasformeranno il centro storico nel teatro delle loro performance. Mentre maxischermi collocati nelle piazze proietteranno i maggiori eventi sportivi in programma in quei giorni: Serbia-Italia, valida per le qualificazioni agli Europei di calcio 2012, e i quarti di finale del Mondiale di Rugby in corso in Nuova Zelanda.

Ecco una breve sintesi dei principali eventi.

Cine e sport
In anteprima mondiale a Overtime, le tre migliori pellicole dell'International Sport Film Festival 2011 di Palermo. In esclusiva anche i più avvincenti teleracconti di “Sfide”, la fortunata trasmissione Rai di Simona Ercolani che, dal 1998 ad oggi, ha saputo descrivere al meglio le emozioni di tutti gli sport.

Calici di Sport
Degustazioni di vini abbinate a libri e personaggi dello sport in collaborazione con AIS (Associazione Italiana Sommelier). Tanti gli ospiti protagonisti di alcune tra le maggiori discipline sportive. Il capitano del Milan Massimo Ambrosini, Andrea Zorzi, il pallavolista Paolo Tofoli, Lucia Morico (judoka, bronzo Olimpiadi Atene 2004), Massimo Barbolini (ct Nazionale pallavolo femminile) e il cestista Daniel Hackett.

Libri e Sport
Direttamente dal premio Bancarella Sport 2011, Carlo Annese con il suo “I diavoli di Zonderwater” (Sperling): la storia vera dei 94 mila italiani rimasti prigionieri in Sudafrica durante la Seconda Guerra Mondiale e sopravvissuti agli stenti e alla nostalgia proprio grazie allo sport. In anteprima nazionale “Il pugno invisibile”, il romanzo che Roberto Torti ha dedicato al pugile Giovanni Parisi, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Seul 1988 e tragicamente scomparso due anni fa. “Sì, sì, New York”, la commovente storia di Lisa Trevisan, la 21enne che nonostante una grave emiplegia è riuscita a partecipare alla Maratona di New York. E ancora il misterioso protagonista di “Anarchico testa balorda” (Scritturapura Asti) di Nicola Roggero, giornalista di Sky. La presentazione di “Clamoroso al Cibali” (Minerva) sarà invece l’occasione per ripercorrere l'epopea del racconto radiofonico di “Tutto il calcio minuto per minuto”, attraverso la memoria di una delle sue voci storiche, Riccardo Cucchi. Infine, la Londra calcistica raccontata attraverso la metropolitana più antica d’Europa, nelle pagine di “Prossima fermata Highbury” di Gabriella Greison, firma della Gazzetta dello Sport.

Mostre e sport
Il fumetto sarà uno dei maggiori protagonisti di Overtime. Nella mostra “Diaboliko sport” saranno esposte tutte le tavole che legano Diabolik all’agonismo. Per l’occasione Astorina, casa editrice delle avventure dell’eroe in maschera, realizzerà una tavola speciale dedicata ad Overtime. In anteprima nazionale “Bottecchia” (Tunè) di Giacomo Revelli e Andrea Ferraris, e il Regolamento del calcio illustrato (Corradini Editore). Inoltre, le vie del centro saranno testimoni delle opere e dei laboratori della Scuola internazionale del fumetto. Spazio anche alla fotografia e alla memoria, con gli scatti vintage dello sport d’altri tempi de “L’atlante illustrato del calcio ’70 e ‘80” (Isbn).

Tutti gli aggiornamenti sulla manifestazione disponibili su http://www.overtimefestival.it/.

via Vivere Pesaro

sabato 24 settembre 2011

Dopo Lima sono pronta per l'esordio in serie A. Intervista a Giulia Pisani.

Mentre si disputano gli Europei di volley in Italia e Serbia, l'Italia è pronta per il futuro. Diuof, Caterina Bosetti e Pisani sono le nostre tre stelle per un futuro radiosa. Abbiamo intervistato Giulia Pisani, all'alba di una nuova grande avventura: l'esordio in A1 con Busto Arsizio.
La vittoria ai Mondiali di Lima è stata meravigliosa e inaspettata. Cosa hai provato dopo la partita finale contro il Brasile?
La vittoria del Mondiale è stata un qualcosa che solo chi la vive può capire. Il Brasile lo abbiamo sempre temuto, è dalla nazionale Pre-Juniores che ci perdiamo ininterrottamente. In finale non avevamo paura, eravamo unite, tutte per il solito obiettivo. Abbiamo semplicemente giocato la partita , il resto è venuto da solo grazie soprattutto alle indicazioni tattiche che abbiamo messo in atto. Dopo la partita ho potuto dire di avere battuto il Brasile nel match più importante e che finalmente anche loro sono esseri umani e non macchine come qualcuno crede.

Come avete battuto il mostro sacro sudamericano dopo la sconfitta nel girone preliminare e il primo set perso?
Con molta tattica, non ci siamo scoraggiate dopo l'esordio negativo e piano piano, partita dopo partita abbiamo vinto su tutti, fino ad arrivare in finale, battendo anche il "mostro" brasiliano! Dopo il primo set perso ero sicura che avremo vinto 3-1 perché avevamo giocato bene fin dall’inizio.

Chi è stata, con te, la compagna che in questi Mondiali ha fatto davvero il salto di qualità?
Credo che non si debba parlare di un'unica persona, che si debba parlare invece di una grande squadra. Partita dopo partita siamo cresciute a vista d'occhio. Un riconoscimento particolare credo che debba andare alla panchina, sempre pronta a sostituire le titolari in caso di necessità.

Quanto è stato importante il Club Italia per la vostra crescita?
Il Club Italia è stata senz'altro una tappa importante per la mia carriera. Quest'anno purtroppo per i vari infortuni sia personali (ferma 3 mesi per tendinite al ginocchio destro) che di squadra, non è stata una stagione troppo favorevole, ma nello sport va tenuto conto anche di questo. Non tutto va come dovrebbe andare.

Adesso il professionismo vero e proprio con una grande squadra, Busto Arsizio. Come ti senti all’alba di questa ennesima grande avventura?
Sono molto emozionata e agitata al pensiero di potermi allenare con giocatrici affermate a livello internazionale. Sono molto fiera di questa scelta. Io darò il mio massimo come faccio da quando gioco, anzi questa volta dovrò dare sempre il 110% essendo più indietro sia a livello tecnico che di gioco.

Cosa vuoi dalla tua prima stagione di A1?
Intanto vedo quello che riesco a fare e a dare alla squadra, certo vorrei giocare ma so già che sarà molto difficile visto la mia giovane età. Vivo il presente, allenamento dopo allenamento, sperando che sia un anno di grande crescita personale.

Con la vostra vittoria europea e mondiale abbiamo una squadra dal grande futuro. Ma se ti dicessi Londra 2012?
Ti risponderei con: UN SOGNO! Non ho altre parole.

lunedì 19 settembre 2011

Sfida tra filosofie aziendali

La partita tra Milan e Napoli ha svelato qualcosa. Non sul campionato ovviamente, ma sulla filosofia aziendale. Milan e Napoli sono due prototipi di aziende agli antipodi perché figlie di tempi assolutamente distanti. Il Milan è la tipica azienda degli anni ’80, che propone un modello di esteticità nella produzione. I valori di base sono l’internazionalità nella magniloquenza e il lustro nell’appariscenza concreta. Il Milan cerca le stelle e le paga anche più di quello che valgono. In questo modo il Milan diventa un sogno e come tale è venduto.
Il Napoli invece è la classica azienda di questi anni, dove con minori risorse economiche si riesce a sfruttare al meglio le risorse umane. Come è possibile questo? Perché in un periodo di crisi gli uomini hanno paura di investire in se stessi e si adattano alle contingenze. I valori comunicati dal Napoli sono la glocalità e l’artigianalità multidimensionale. Se proprio dobbiamo usare due termini, direi che il Milan è una multinazionale monumentale con i problemi classici che aziende di questo tipo stanno avendo, mentre il Napoli è un’azienda glocale che vende la sua forza d’urto nell’immaginario collettivo.
Di chi è il futuro è la domanda a cui bisogna rispondere per capire verso quali direzioni navigherà il calcio contemporaneo.

giovedì 15 settembre 2011

Recuperare, recuperare, recuperare

Guardiola non ha più freni. Vilas Boas lo ha stuzzicato con il Porto vincitutto e lui ha deciso di fare una passo, anzi due passi avanti, verso la totale istituzionalizzazione del calcio-football americano. Contro il Milan l’apoteosi è stata toccata e il futuro ha bussato sulla spalla dei nostri giornalisti. Molti si sono guardati bene di accoglierlo, parlare di ingenuità barca. Da quel che ho sentito neanche Allegri se n’è accorto, ma forse era solo un motivo per parlare d’altro.
Il Barcellona contro il Milan ha giocato una partita intera nella metà campo rossonera, estremizzando quello che Vilas Boas ha fatto con il suo Porto lo scorso anno. Guardiola per saltare davvero il fosso ha posizionato come difensori centrali due playmaker, così da eliminare del tutto il difensore di ruolo e dare in mano ad una coppia di mediani metodisti l’avvio del gioco. Una cosa rivoluzionaria che però, ripeto, molti hanno commentato con la mancanza di alternative blaugrana.
Sono molti i meccanismi e i delicati equilibri che un assetto del genere ha come condizioni. La prima, e più importante, è la capacità di recuperare il pallone nella metà campo avversaria. Il motivo vien da sé: il gioco del Barcellona deve avere solo una fase, quella offensiva, e un soprattutto una sola declinazione, quella attiva. Non si può essere passivi e concedere spazi retrocedendo, in quanto l’assetto difensivo è un corollario quasi inutile dell’intero sistema di gioco. La parola d’ordine diventa quindi per tutti i calciatori recuperare, recuperare, recuperare, pressando sul gioco avversario come dei forsennati.

venerdì 9 settembre 2011

Balotelli il più grande giocatore degli anni '60



Dopo averlo gustato spesso un po’ dappertutto, ho capito la particolarità di Mario Balotelli: è il più grande calciatore del passato che attualmente calca i nostri campi.
Il calciatore moderno è multiruolo, fa la doppia fase di gioco con la medesima intensità, sa sopperire tecnicamente e tatticamente agli stravolgimenti che avvengono in partita. Per Mario Balotelli tutto questo è assolutamente sconosciuto: può giocare solo da centravanti, anche se i suoi allenatori cercano di farlo giocare all’ala in un attacco 3-1, sa giocare esclusivamente con la palla nei piedi e si smarca quel poco di cui ha bisogno per ricevere la palla in movimento, per tutti i 90 minuti gioca sempre nello stesso modo e si prende cura molto relativamente degli avversari. Nonostante questo è il più grande talento italiano della nuova generazione, grazie ad un bagaglio che gli attaccanti di una volta avevano nelle loro corde: corsa, forza, potenza nel tiro, capacità di superare l’uomo in qualsiasi situazione grazie alla potenza fisica, buona rapacità in area di rigore.
Messo su una bilancia, Balotelli dove pesa di più, sul piatto dell’instabilità tattica o su quello del talento potenziale? Credo che sia una questione di ruolo. Farlo giocare all’ala o come attaccante di movimento dietro la prima punta è assolutamente inutile e controproducente, pensarlo invece come centravanti unico in mezzo all’area di rigore avversaria porterebbe vantaggi alla squadra e al giocatore. Purtroppo né Mancini né Prandelli sono d’accordo.

giovedì 8 settembre 2011

Stefano Borgonovo Presidente della Giuria del IV Premio "Andrea Fortunato - Lo Sport è vita"

Con gioia immensa e grande orgoglio noi dell’Associazione “Fioravante Polito” onlus e della Biblioteca e Museo del calcio “Andrea Fortunato” vogliamo rendere noto ufficialmente che il Presidente della Giuria del IV Premio “Andrea Fortunato – Lo Sport è vita” che si terrà nel 2012 è Stefano Borgonovo.

Insieme al Premio quest’anno sarà abbinato anche un concorso letterario a tematica sportiva per gli alunni delle scuole medie italiane. Il Presidente della Giuria del concorso letterario è Roberto Beccantini.

Nelle prossime settimane comunicheremo ufficialmente anche gli altri componenti delle due Giurie.

martedì 6 settembre 2011

I pronostici di Em Bycicleta

Bel pezzo su quello che menti confuse hanno previsto.

Clicca qui per leggere i pronostici di Em Bycicleta sul campionato che verrà (verrebbe o verrà?).

lunedì 5 settembre 2011

Un anno per costruire il successo di Londra. Intervista ad Alessandro Fabian

Da pochi anni alle Olimpiadi, ma già specialità di altissimi contenuti tecnici e fisici, il Triathlon potrà darci grandi soddisfazioni il prossimo anno a Londra. Per quanto riguarda gli uomini punteremo tutto su Alessandro Fabian, intervistato ad un anno dalla prova olimpica.

L’intero mondo del Triathlon è già proiettato sulla prova olimpica di Londra. Quali sono le tue sensazioni dopo la preolimpica di qualche settimana fa?
Le sensazioni che ho provato e che provo tutt'ora sono un mix di euforia, adrenalina e paura perché so che a Londra ci sarà un appuntamento che in qualche modo segnerà la mia vita ed io vorrò parteciparvi per essere un protagonista.

La tua frazione a nuoto è come sempre magistrale, mentre stai migliorando nelle altre due specialità. Cosa devi migliorare ancora per arrivare a batterti con i migliori?
La corsa è ancora il mio punto debole e questo inverno sarò concentrato soprattutto su questa parte. So benissimo che i risultati si ottengono con molto lavoro e costanza e noi siamo sulla strada giusta.

I britannici con i fratelli Brownlee sono i grandi favoriti per Londra 2012. Come sarà possibile batterli?
Penso che per battere i campioni bisogna farlo non solo fisicamente ma anche mentalmente. Uso una parola forte, ma che rende bene l’idea: bisogna annientarli. Sapere quali sono i loro punti deboli fisici e mentali e da qui ad un anno prepararsi a fondo per conoscere tutto questo.

Quali sono gli altri tuoi grandi avversari?

Un grande avversario che io considero al pari dei due fratelli Brownlee è lo spagnolo Javier Gomez. Lui è un altro grande campione.

Ai Mondiali Sprint di Losanna sei arrivato 13°. Un buon risultato che denota una tua crescita costante. Come li valuti questi Mondiali?
Sono arrivato con un po’ di brillantezza in più rispetto a Londra perché ho potuto lavorare di più a casa però il mio vero appuntamento del 2011 sarà Pechino, gran finale di campionato del mondo il 10 settembre.

Come vuoi trascorrere questo anno? Chiedi qualsiasi cosa e ti sarà dato prima delle Olimpiadi.
Quest'anno voglio trascorrerlo nel modo più tranquillo possibile, lavorando al meglio sia fisicamente che mentalmente. Voglio costruire il successo di Londra.