mercoledì 30 novembre 2011

Essere Mike Tyson di Andrea Bacci

Heri dicebamus… (azzo che cit.) di letteratura e boxe, sottolineando come Torromeo con “Meraviglioso” scava nel meraviglioso appunto delle sue sensazioni di cronista verace. Messomi in carrozza mi sono fatto trainare da un altro scrittore di pugilatori, Andrea Bacci, così diversamente speciale come Torromeo.
La sua ultima fatica per Limina è “Essere Mike Tyson”, cronistoria totale del Tyson assoluto, quello che tira pugni agli altri e schiaffi a sé, fa la parte dell’animale e ha un’anima che in parte pochi avvistano.
Il libro di Bacci è americano nel midollo, degno successore dei “Being… “ che da McEnroe in poi hanno deliziato il nostro palato oculare. Fare un libro Being vuol dire diverse cose: raccontare una vita pubblica, fare luce su faccende di vita privata, conoscere davvero i protagonisti di una storia che non deve avere niente di cinematografico, far entrare in mezza pagina la cronaca di una vicenda vista da quattro prospettive diverse: dell’autore, del lettore, del protagonista, degli uomini del tempo di cui si narra.
Tutto questo Andrea Bacci lo realizza parlando di Tyson come non era stato ancora fatto, grazie anche ad uno sguardo ormai distante dalle vicende di un atleta che ha segnato così tanto la boxe da cambiarla radicalmente. La boxe prima di Tyson era pura mitopoiesi. Alì, Foreman, Monzon, Hagler sono sempre descritti come oltreuomini, capaci di portarci sul Monte Athos per qualche ora all’anno. La boxe di Tyson era cronaca in presa diretta. I pugili non sono più lassù, ma vivono con le nostre nefandezze e delizie.
La boxe dopo Tyson è una scialba replica di un reality già visto. Bacci racconta un atleta e la trasformazione di uno sport.
P.S. Un titolo altro a questo libro potrebbe essere “Il diavolo e Mike Tyson”, se avete bisogno del perché leggete improrogabilmente il capolavoro.

domenica 27 novembre 2011

Intervista ad Alessia Polieri

Ai Mondiali juniores di nuoto di Lima questa estate abbiamo visto atleti ed atlete italiane capaci di dare dare sostanza ad un movimento già di buon livello complessivo. La Fissneider, Detti, Paltrinieri, Bonacchi e Alessia Polieri hanno mostrato contro quotati avversari che il nuoto italiano ha un grande futuro. Abbiamo intervistato una protagonista di questa nuova wave, argento nei 200 farfalla e 400 misti, Alessia Polieri.

Questa estate è stata la stagione della consacrazione ad alti livelli. Esordio al Mondiale di Shangai e doppio argento nel Mondiali Juniores a Lima. Come la giudichi questa “bella estate”? Quest'estate è stata davvero eccezionale! Ho fatto un sacco di esperienze e nonostante a Shanghai le gare non siano state come mi aspettavo, a Lima ho ripreso la forma e ho ritrovato me stessa.

A Lima hai fatto una grande gara soprattutto nei misti. Può essere la tua specialità di riferimento? Devo dire che a Lima sono stata soddisfatta più nei 200 farfalla, dove oltretutto ho fatto il mio personale che non mi sarei mai aspettata. Tuttavia è stata molto buona anche la prestazione dei misti. Sicuramente queste stanno diventando le mie gare principali.

La Otsuka è sembrata imbattibile. Cosa devi fare per raggiungerla? Nei 400 misti con il mio tempo avrei potuto essere quasi alla pari con lei a rana e poi a stile avremmo combattuto alla pari. Però in quel momento la mia condizione non era al top, per cui va benissimo com’è andata.

Nei 200 farfalla l’hai battuta, ma sei stata superata dalla spagnola Sorribes. Era una gara da vincere? Sì, ho avuto la rivincita contro la giapponese a farfalla, ma la spagnola è veramente forte. Lavoreremo per cercare di superare anche lei.

In Perù l’Italia ha mostrato molte individualità interessanti. Ormai siamo a tutti gli effetti una scuola? A Lima nonostante la squadra fosse dell'anno svantaggiato, ci sono state parecchie medaglie. Questo fa sperare bene, soprattutto lo staff di allenatori che erano davvero molto soddisfatti.

Chi ti ha impressionato di più ai Mondiali tra le atlete straniere? Devo dire che c'è stata una gara che mi ha impressionato, i 1500 stile libero e la vincitrice, Tjasa Oder insieme alla ragazza americana, Rachel Zilinskas, che le è arrivata dietro di pochi decimi, hanno fatto un tempo stratosferico. È stata una gara molto emozionante da vedere.

Cosa pensi se immagini Londra 2012? Penso ad un sogno da raggiungere e… superare, guardando sempre avanti.

martedì 22 novembre 2011

"Meraviglioso" di Dario Torromeo

La boxe è epica assoluta, racconto di uomini-eroi ad un passo dal diventare divini. Raccontarne è una delle forme più complicate dello scrivere sportivo, perché si è sempre ad un passo dal crollo nella monumentalità posticcia. Si può fare cronaca, snocciolare dati oppure, se proprio si vuole raccontare di quegli uomini, bisogna saper scrivere per costruire un libro di boxe che non ceda alla volgarità dei toni esasperati.
Il libro di Dario Torromeo, “Meraviglioso” è un racconto-matrioska che tira fuori storie e sensazioni. Tutto parte da un pugile, Marvin Hagler, per Torromeo il terzo pugile più grande dei pesi medi dopo Sugar Ray Robinson e Carlos Monzon. Da Hagler si passa a Sugar Ray Leonard e alla loro sfida per anni ed anni cercata da tutti e raggiunta con grande soddisfazione di tasche e storici. Da quell’incontro si aprono poi tante altre strade che conducono alle storie degli altri protagonisti della boxe anni ’80: Antuofermo, Tyson, Mugabi, Minter. Tutta gente che a guardare la boxe adesso ti viene voglia di prendere a pugni qualcuno.
Torromeo crea un bellissimo racconto di boxe non soltanto perché detona la prosopopea degli incontri decrittandoli senza esagerazioni, ma soprattutto perché conosce a fondo quegli uomini che sembrano dei, descrivendoceli con gli occhi di chi quelle vite le ha vissute e non soltanto ammirate.
Da leggere e lasciarsi trasportare come è successo a me che ho aperto a pagina uno soltanto ieri mattina.

lunedì 21 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Il Softball deve tornare alle Olimpiadi. Intervista a Greta Cecchetti.

Il prossimo anno a Londra non ci saranno i tornei di Baseball e Softball. Una decisione sinceramente folle, soprattutto per il Softball, sport sempre più praticato e diffuso. In controtendenza con l'opinione del CIO intervistiamo una delle nostre migliori atlete, Greta Cecchetti, impegnata questa estate negli Europei in Friuli che hanno visto una grande cornice di pubblico.

Greta, il secondo posto dopo l'Europeo così brillante di questa estate vi rode?
Sicuramente perdere una finale non piace a nessuno. Detto questo, il nostro obiettivo principale per questo europeo era centrare la qualificazione ai mondiali. Dopo la disfatta di Valencia (quando arrivammo solo seste nel 2009) l’Italia aveva sete di vendetta. Dovevamo dimostrare che il nostro livello di gioco è migliore di un sesto piazzamento, e quindi direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. So bene che all’inizio dell’Europeo pochi credevano in questa squadra così giovane e rinnovata. Abbiamo dimostrato grinta e soprattutto cuore e abbiamo giocato un buon softball. Purtroppo la finale non è andata come avremmo sperato, ora sappiamo su cosa lavorare per riprovare a conquistare il titolo tra due anni.

Ma l’Olanda è davvero così inavvicinabile come è sembrata nelle sfide contro l’Italia?
Non definirei l’Olanda come “inavvicinabile”. Nella prima sfida contro di loro siamo arrivate agli inning supplementari sul punteggio di 1-1. Purtroppo la finale ha preso una brutta piega dal primo inning. Probabilmente se non fossimo partite subito con uno svantaggio di 4 punti la gara sarebbe stata diversa.

Per te è stato un ottimo Europeo. Come lo giudichi complessivamente?
Personalmente penso di aver disputato un buon torneo e le statistiche complessive lo confermano. Mi sento di dire che il lavoro di noi lanciatori è stato sicuramente ben supportato da un’attenta difesa e da un attacco che il più delle volte ha saputo colpire nel momento giusto.

Quali altri lanciatrici ti hanno impressionato positivamente?
La lanciatrice che più mi ha impressionato, e che mi impressiona già da qualche anno ormai, è l’anglo-americana della Gran Bretagna, Stacie Townsend. Non tira una palla che si può definire veloce, ma il movimento dei suoi effetti è notevole, in particolare sul cambio di velocità e il drop (palla che scende). Le caratteristiche che mi impressionano di più però sono la sua grinta e la sua resistenza. Ha lanciato quasi tutte le partite di questo Europeo e compì la stessa impresa nell’europeo precedente, trascinando la sua squadra in finale. Considerando la sua bravura anche in battuta la definirei un giocatore davvero notevole.

Quanto è stata importante la tua esperienza americana al Polk State College?
Dopo i primi due anni al Polk State College quest’anno mi sono trasferita in una scuola di prima divisione, la Texas A&M University-Corpus Christi. Giocare così tante partite ad alto livello ha senza dubbio arricchito la mia esperienza. Il softball dei college americani è un mondo completamente diverso dalla realtà italiana e mi ritengo fortunata di aver potuto fare un’esperienza del genere. Mi sono allenata tutto l’anno con l’obiettivo della nazionale, e ora che il risultato positivo è stato raggiunto è bello vedere che il lavoro duro e i sacrifici sono stati ripagati.

Il futuro sarà a Bollate con una squadra che punterà al titolo o nel campionato americano a sfidare le più forti battitrici del mondo?
Il sistema dei college americani permette ad ogni giocatore di disputare al massimo quattro stagioni e purtroppo l’anno prossimo sarà l’ultima per me. Mi piacerebbe molto provare il softball professionistico americano, ma per arrivare a quei livelli bisognerebbe fare un salto di qualità notevole. Fino ad ora ogni stagione è stata molto positiva per me. Sicuramente l’estate prossima e come ogni estate ritornerò a Bollate per giocare la fine della regular season e prepararmi con la nazionale per i mondiali in Canada.

Cosa pensi dell'esclusione del Softball dal programma olimpico di Londra?
Sono molto dispiaciuta che il softball non sarà disciplina olimpica per queste Olimpiadi. Io sono del parere che le discipline olimpiche andrebbero sempre aggiunte e mai tolte. La decisione del CIO di qualche anno fa ha davvero distrutto i sogni di molte atlete come me, ma purtroppo come si sa c’è sempre qualche questione di soldi dietro. Speriamo che tutti gli sforzi della ISF (International Softball Federation) siano riconosciuti e che questo bellissimo sport possa ritornare alle Olimpiadi al più presto possibile.

mercoledì 9 novembre 2011

Il social WOM per "La Grande Sfida"

Sport e web communities 2.0, il tema può essere già vetusto eppure in Italia i brand sportivi di alto livello fanno ancora poco. Le squadre di calcio fanno quello che possono e il Milan come sempre si mette in testa a tirare il gruppo. La Juve con il nuovo sito ha pensato di seguirlo a ruota continuando un flusso che parte dalle vittorie sportive dell’era Berlusconi e si sposta ovviamente anche su tanti altri campi.
A l di là delle squadre di calcio che muovono le passioni e i “Mi piace” potremmo dire per “accadimento indiretto”, gli sport in generale, i brand di tanti altri sport e soprattutto gli eventi hanno poco social appeal forse perché debole è la proposta creativa per il mondo web.
Una buona attività la stanno invece svolgendo gli organizzatori de “La Grande Sfida”, evento in parte non convenzionale (un incontro di tennis one shot, due coppie per noi italiani di grosso impatto - le Williams contro Penneta-Schiavone -, sicuramente uno spettacolo di gioco fluido a cui fa solo da appendice il punteggio) in cui la parte del leone nel battage promozionale la sta facendo un coinvolgimento dei blogger e dei web opinion leader in quanto a fatti sportivi.
Anche il sottoscritto è stato contattato, informato e seguito. Dal punto di vista del WOM esteso una best practice da tenere in considerazione e su cui impostare campagne low budget che possono dare buoni frutti. Se fossi un Direttore marketing di una società di calcio mi interesserei.

martedì 8 novembre 2011

Il Graphic Soccer di Zoran Lucic

Si chiama Sucker for Soccer la serie di poster e composizioni che il graphic design serbo Zoran Lucic ha dedicato al mondo del calcio. Immagini che raffigurano campioni del passato e quelli di oggi, dalla vecchia triade di Maradona, Pelé e Platini fino ai fuoriclasse protagonisti dei campionati in corso, come Messi, Totti, Ronaldinho, Del Piero.



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