giovedì 29 dicembre 2011

Norwich-Tottenham - La partita CULT

In tre parole Gareth Bale è il silenzio del tuono, una lancia d’acciaio lanciata nel campo avversario che fende e scioglie senza sconquassi. Il suo avo ispiratore è Bran il Bendetto, gigante della mitologia gallese che attraversa di corsa il mare per salvare l’onore della sorella.
Ed un placido lago è sembrata la difesa del Norwich in una freschina sera di dicembre.
Bale è l’assalto celebrale, forza ragionata (direbbe anche Ogilvy), degno discendete del dio della poesia e della profezia, capace di sognare e distruggere con la stessa leggerezza.

venerdì 23 dicembre 2011

"Il Barca" di Sandro Modeo

E dai, proviamoci. Scriviamo ancora una volta di un libro di Sandro Modeo. Ben sapendo che leggerlo, leggerlo, leggerlo è l’unico comandamento da dare.
Viaggiando ne “Il Barca”, pensavo a come parlarne e per un po’ di giorni la tabula rasa mi faceva compagnia. Ma come accade nei grandi misteri, la soluzione era lì sotto gli occhi: Sandro Modeo sta alla letteratura sportiva come il Barcellona sta al calcio.
Prima di Sandro Modeo la letteratura sportiva italiana era un palazzo del dopoguerra con tanti portinai baffuti. C’era chi aveva le chiavi della biografia romantica, chi invece apriva le porte del’epica di costume. Ognuno con il suo bel monolocale, magari confinante con qualche riferimento statunitense o inglese.
Modeo ha polverizzato il genere, facendolo fluire all’interno di un genoma culturale totalmente differente, riuscendo a ricreare il microuniverso letterario senza più coordinate, senza più riferimenti, senza più corollari, senza più, e questa è la cosa più interessante anche per il business, lettori.
I libri di Sandro Modeo non sono più letti da chi segue il calcio, ma da chi lo ama.
Il Barcellona, per quel che penso ma ripeto, leggete il libro e non crediate che sia tutto qui, ha polverizzato allo stesso modo il sistema di calcio a zona, facendolo fluire in un microcosmo multiforme che sovrappone fasi di gioco e modula ritmi senza uno spartito definito, ma in base a dinamiche fatte di session multitonali.
Il calcio del Barcellona di Guardiola non ha più ruoli (qualcuno dirà, sì ma l’Olanda di Cruyff? Io ho scritto: “Non ha più ruoli”, non “Ogni calciatori ha più ruoli”. Il ruolo sostiene un sistema di linee codificate. Il Barcellona decomprime le linee e le sbriciola in uno schieramento fluido in partenza, non soltanto nel divenire del gioco), non ha più interpreti (Esempio classico: Van Basten nel Milan di Sacchi e nell’Olanda di Michels giocava con le stesse consegne e la stessa efficacia. Xavi (per non parlare di Messi) nel Barcellona e nella Spagna gioca con le stesse consegne ma con efficacia differente (nonostante sia vincente allo stesso modo). Perché?...), non ha più i riferimenti spaziotemporali del calcio (la partita non si muove cronologicamente in linea retta, va per lampi seguendo le accelerazioni dei giocatori e le pause necessarie per il recupero in partita (il padre del recupero attivo in partita anche per Modeo è Mourinho), e il campo non ha più spazi che si estendono in larghezza e lunghezza ma si muove su strati di profondità differenti. Grazie al continuo movimento dei calciatori in verticale più che in orizzontale, le fasi di attacco durante le accelerazioni si sovrappongono verticalmente creando fasce di gioco multistrato).
Modeo-Barca o Barca-Modeo, in un libro due salti quantici.

martedì 20 dicembre 2011

Barcellona-Santos. La partita CULT

Al 17° minuto di Barcellona-Santos Alejandra Pizarnik avrebbe esclamato “Morirò di cose come queste”, risposta a tono al 24’ da Josep Carner, che fumando pipa avrebbe sussurrato: “I miei sensi, di incanti tu ricolmi”.
Lionel Messi e Xavi Hernandez hanno preso in mano un Mondiale per Club e rigirato, come si fa con i melograni maturi.
Messi è nato a Rosario, città di Lucio Fontana. Un coincidenza assoluta. Come il Fontana spazialista Messi allarga la percezione della figura bidimensionale del campo (il 3D non c’entra nulla), spalancando prospettive di gioco impensate. La palla nei piedi di Messi aumenta di giri, vibrando, e rende vecchia ogni giocata offensiva dei suoi contemporanei. Prendiamo Cristiano Ronaldo: giocatore di livello eccelso, completo sotto tutti i punti di vista e grande realizzatore. Eppure i suoi movimenti con la palla, rispetto a quelli di Messi, sono standard, come ascoltare un pezzo rock dopo i Led Zeppelin e la batteria in controtempo di John Bonham.
Xavi Hernandez vive invece nell’armonia dolce di una classe senza tempo. Il toque incantato e intelligente come il Mirò ispirato. Del pittore Xavi ha nei piedi linee e forme che suggeriscono schemi per chi il calcio lo legge e storie per chi il calcio lo ascolta. Nel modo di stendere il colore di Mirò vi è un link fortissimo con i passaggi di Xavi: nella semplificazione massima del gesto rivelano una estrema complessità di pensiero.
Dopo il match di domenica, una domanda è ancora più chiara: cos’è il Barcellona? Spiegarselo è troppo difficile, immaginare emuli ancora di più. Soltanto leggendo un poeta qualcosa potrebbe emergere.
E questo poeta non può essere che Roberto Juarroz, argentino, che ha definito la sua intera produzione “Poesia Vertical” (arrivando fino alla “Decimotercera” nel 1994), intendendo con questa idea la “incodificabilità naturale” del nostro vivere che dà alla poesia un compito, “disegnare i pensieri come un ramo che cresce nel cielo”. La verticalità del Barcellona è semplicità nella meraviglia, come “les fleurs qui s’ouvrent la nuit ?”

martedì 13 dicembre 2011

"I piedi del Soviet. Il futból dalla Rivoluzione d'Ottobre alla morte di Stalin" di Mario Alessandro Curletto

Leggendo Curletto vivi un tempo che pochi riescono a ridarti con quel grado di profondità. Prima “Spartak Mosca. Storie di calcio e potere nell’URSS di Stalin”, riportando alla luce storie che adesso almeno tra gli interessati sono note. Ma così non erano quando è uscito il libro. I fratelli Starostin contro un potere irreale, surreale, che oggi non riusciamo a concepire.
Da poco invece ho letto “I piedi del Soviet. Il futból dalla Rivoluzione d'Ottobre alla morte di Stalin”. Il prequel di quello che gli Starostin vivranno e la storia dell’edificazione del Moloch. Due libri eccezionali per profondità di documentazione e capacità di analisi dei fatti storici. Il labirinto che dal 1917 viene edificato è seguito passo passo da uno lavoro di scavo storico che tiene dentro fonti disparate, dalla nota ufficiale alla storiella di costume, da una fotografia sbiadita ad un ricordo di biografia. Curletto mette le basi per una ricerca storica che contempla il calcio e lo sport in generale e che riesce a non cadere nella trappola delle biografie storicizzate o delle impressioni di un testimone. Fare la storia del calcio vuol dire scrivere storia. Curletto ce lo insegna.

lunedì 5 dicembre 2011

Intervista a Valentina Scandolara - Il ciclismo su pista del futuro

L’Italia s’è desta in alcuni sport vivacchia e moribonda ma non nel ciclismo su pista, da anni ormai nascosto, ma con un futuro enorme se le attese si avverano. Una delle attese più grandi è per Valentina Scandolara, intervistata dopo un anno di grandi fatiche e vittorie:

Valentina, la vittoria nella corsa a punti agli Europei Under 23 di Anadia segue le affermazioni negli Europei Juniores 2007 e 2008. Come hai costruito nel tempo queste affermazioni?
Diciamo che c'è molta differenza tra i successi “giovanili” e quello di Anadia, come gli altri di quest'anno. Nelle juniores tante volte bastava il talento insieme ad un buon periodo di allenamento per ottenere risultati. Ora invece l'allenamento, la costanza e la vita da atleta diventano cose assolutamente fondamentali, perché ci sono moltissime atlete di alto livello, e non è per nulla semplice competere.

Ad Anadia hai gareggiato anche nell’Omnium. Che gara è stata?
Per me l'Omnium è stata una sorpresa. Alla vigilia della partenza non sapevamo chi l'avrebbe corso, io fra l'altro non l'avevo preparato per nulla. È una gara che somma i punteggi di 6 discipline e mentre nelle 3 di gruppo una stradista può districarsi bene, nelle 3 a tempo la preparazione è fondamentale. È arrivato un quinto posto che poteva essere un terzo. Ho fatto degli errori nelle prove di gruppo ma sono comunque molto soddisfatta. Ad oggi ti dico che mi piacerebbe preparare meglio questa disciplina.

La corsa a punti è forse la specialità più completa del ciclismo su pista. Ti senti come una delle punte più importanti del nostro futuro in questa specialità?
La corsa a punti è la gara che più si avvicina alla strada, quindi mi sento abbastanza portata. In questo momento non credo di essere al livello di Giorgia Bronzini, ma sto lavorando e continuerò a farlo per cercare di migliorare sempre di più.

La tua vittoria insieme agli altri 7 ori di Anadia possono confermare che il ciclismo su pista italiano in futuro può competere con quello britannico, australiano e dei paesi dell’Est Europa?
Credo che l'Italia sia una delle nazioni più forti nelle corse di gruppo, almeno a livello giovanile. Per le specialità a tempo battere Australia, Inghilterra e Francia è davvero impresa ardua. Ma il ct Salvoldi sta lavorando in questa direzione e sono giunti i primi frutti con il terzetto donne juniores. L'Italia deve sperare in questo progetto e aspettare i risultati futuri.

In squadra sembra esserci una bella armonia. Quali sono i vostri riti scaramantici, raccontaci qualche aneddoto?
Alla Gauss ho trovato delle compagne fantastiche, una DS preparata, umana e che crede in me, insomma un ambiente perfetto, che mi ha permesso di lavorare con tranquillità e fiducia per raggiungere i miei/nostri obiettivi. Un aneddoto? Quando stavo cercando un'altra squadra, alla fine della stagione 2010, la gente mi diceva, riferendosi alla mia attuale DS della Gauss, Luisiana Pegoraro: Se vai da lei, o smetti di correre, o diventi un corridore vero!

Il prossimo anno c’è Londra 2012 e noi arriviamo con una squadra Senior di medio lignaggio e tanti giovani scalpitanti. Pensi di partecipare alla grande festa? È il sogno di ogni atleta quello di partecipare alle Olimpiadi. Darò sicuramente il meglio di me per meritarmi la convocazione, ma ritengo doveroso dire che ora come ora non mi ritengo all'altezza di tale ruolo, penso che lo meritino molto di più altre azzurre più esperte e forti di me.

E se vieni convocata a cosa punterai?
Punterei a dare il meglio di me, per contribuire a portare una medaglia in Italia!!!!!!