martedì 29 maggio 2012

Questa volta no


Questa volta no. Lo dobbiamo esigere perché a fare l’italioti non possiamo più starci.
Questo volta no, perché le altre due volte è diventata quasi colpa nostra se vogliamo uno sport che sia sport e non una pantomima.
Questa volta no, perché i peccati da mondare non sono delle stellette da esibire.
Questa volta no, perché i calciatori devono essere puniti, non sono niente senza quelli che li guardano.
Questo volta se succede un’altra volta che dopo un grande scandalo vinciamo un grande torneo e tutto viene buttato nei panni sporchi da lavare, dobbiamo esigere di incazzarci chiudendo televisioni, portafogli e tutto quello che ci chiedono in cambio di qualcosa per cui non vale più la pena.
Questa volta no.

P.S.: Un paio di anni fa Costacurta parlando del calcio disse che per lui era una forma di intrattenimento che non sarebbe più esistita tra 100 anni.

sabato 26 maggio 2012

La noia del meraviglioso ciclismo di oggi


Ho appena visto la tappa più dura di questo Giro d’Italia 2012, la tappa con Mortirolo e Stelvio. Mi hanno entusiasmo quasi esclusivamente gli abeti che costeggiano la strada sul Mortirolo.
Questa noia non è solo mia, la sento nelle cronache televisive, negli articoli di commento (tranne la Gazzetta che esalta giustamente il suo prodotto come farebbe un imbonitore con la coscienza comunque pulita).
Cosa è successo al ciclismo, dove sono gli scatti, le azioni infinite, i banchi che saltano, la ascese a tutta velocità, i venti all’ora su strappi spezzagambe, dove sono finiti i grandi campioni che vincono a cronometro e in salita con la stessa facilità?
Basta guardarsi indietro ed è facile rispondere: sono finiti in flaconi dorati, siringhe a mucchi, allenamenti robotizzati, beveroni eccitanti e negli archivi di scienziati chiamati in causa da chi voleva vincere sulla natura.
Nel ciclismo di oggi sembra (il sembra è meglio usarlo sempre) che gli atleti facciano tutto quello che possono senza performance fisiche irreali e inspiegabili secondo il buon senso di un allenamento normale, non strappano, non hanno occhi gialli, non hanno facce lisce alla fine delle corse, non hanno i capelli bianchi alla Blade Runner, non provano sempre e comunque l’azione tutti i giorni. Nel ciclismo di oggi vince una volta uno un’altra volta l’altro, riuscendo a monetizzare le energie rimaste nel serbatoio, nel ciclismo di oggi può vincere il giro uno che dieci anni fa faceva penultimo.
Per chi ha visto il ciclismo 1996-2006 quello di oggi è una palla insopportabile. Per chi vuole uno sport vero, io direi di tenercelo stretto.

martedì 22 maggio 2012

Zeman ha cambiato idea

Zeman ha creato dal nulla un nuovo miracolo, ha dato forma e ha soffiato vita in altri atleti poco considerati e sconsiderati riuscendo a raggiunger la promozione in serie A con calciatori che da questo momento hanno assunto un nuovo status: sono giocatori di Zeman.
Ma questa volta c’è qualcosa di diverso, l’avete notato? Non è l’aplomb zemanesco, che ha dentro tutte le emozioni del mondo e fuori una faccia da appena sveglio, nemmeno il progetto, bello e affascinante che ha elettrizzato una città sognante, neanche i valletti, dal presidente al magazziniere, perfettamente nella parte dei ragazzi che seguono il pifferaio, ma nel modulo, sì, nel modulo, quello che per Zeman (ma a questo punto è giusto dire per gli zemaniani) è il dogma assoluto.
4-3-3 sono numeri, semplici numeri e Zeman lo sa, nonostante il marchio. Interpretare questi numeri su un campo di calcio è quello che conta. E l’interpretare è figlio di riflessioni e modelli che vengono da tanti mondi diversi, non solo il calcio.
Saranno stati proprio i tanti spunti che in questi anni lontano dai riflettori del gioco vincente hanno dettato a Zeman una nuova interpretazione, nuove convinzioni. Non tanto per l’attacco, ancora favolosamente il migliore che si può vedere almeno in Italia, ma per la difesa.
Del Zeman di Foggia sono mancate due caratteristiche fondamentali del suo gioco difensivo: il fuorigioco aggressivo e i terzini-ala. Se guardate bene le ultime 15 partite del Foggia, nessuna squadra ha trovato le praterie che negli anni di Salerno e Avellino si aprivano alle squadre avversarie e dall’altra parte giocatori come Bocchetti o Balzano non hanno nulla a che fare con calciatori come Petrescu e Codispoti, vere e proprie ali tattiche di appoggio brave in molte cose tranne che nel chiudere diagonali.
Da una nuova interpretazione della fase difensiva è nato il Pescara capace di salire in serie A. L’aver rivisto alcuni comandamenti della filosofia zemaniana è stato il salto di qualità sul quale il boemo ha creato i presupposti per il nuovo miracolo. Quando cambiare vuol dire migliorarsi, nonostante gli altri ti dicano che sei er meglio perché non cambi mai.  

sabato 12 maggio 2012

Diretta Letteraturasportiva - Colonia-Bayern Monaco

Sabato scorso, per la partita Colonia-Bayern Monaco, ho pensato ad una diretta della partita un po' particolare. Raccontare la partita al modo di Letteraturasportiva, partendo dal calcio per vedere dove ci portano le sensazioni di una partita. Vi riporto quello che è successo:

-10' Colonia-Bayern Monaco: tra le probabili formazioni c'è anche Alaba, figlio di un musicista nigeriano. Il primo link che mi viene in mente riguarda L'età dell'oro, balletto del 1930 di Sostakovic in cui una squadra di calcio cerca di rimanere "sovietica" anche in un contesto e di fronte a tentazioni borghesi. Nella foto in basso le scenografie sono suprematiste e spettacolari.




Inizio Colonia-Bayern Monaco. E' l'ultima di Podolski con la maglia del Colonia. Si sente la stessa tristezza di quando andò via il baffo sveglio di Klaus Allofs.



10' Colonia-Bayern Monaco 0-0: Schermaglie senza grande costrutto. Il Leverkusen intanto ha segnato con Kiessling. A me il centravanti sgraziato ma efficace fa impazzire. Per questo posto un video dove il papà di tutti quelli come Kiessling fa furore:


23' Colonia-Bayern Monaco 0-0: Ormai nemmeno in Germania ci sono più quei mediani tutto lavoro che hanno esaltato la nazionale. Forse l'ultimo è stato lui, fondamentale per la vittoria di Euro 1996:


32' Colonia-Bayern Monaco 0-0: Podolski continua a sbagliare il tiro. Ha un tiro così pulito che credo sia il caso riprendere una frase di Vladimir Horowitz (altro russo, oggi è il loro giorno): "Io mi assumo dei rischi terribili. Perché il mio modo di suonare è molto chiaro, quando faccio un errore si sente".

39' Colonia-Bayern Monaco 0-1: Gol di Muller. E l'altro sapeva sfruttare abbastanza bene proprio i cross dalla destra (vedi primo gol, 61° della carriera con la Germania Ovest):



45' Colonia-Bayern Monaco 0-1: Contento sta giocando molto bene. E mentre il padre decideva di chiamare il figlio Diego Armando in onore di Maradona, un altro italo-tedesco metteva paura a tutti i partenopei.


Intervallo Colonia-Bayern Monaco 0-1: Il presidente del Colonia è il grande Wolfgango e sembra troppo facile avvicinarlo all'altro Wolfgango. Ma se vi passa per la testa di guardare le sue azioni su questa musica ci troverete di sicuro delle assonanze pazzesche. Provate con la K467:



Intervallo Colonia-Bayern Monaco 0-1: Ero al cesso e riflettevo. Ma quando tocca palla Robben non sembra uno di quei quadri densi e puliti di Krieghoff?




Qui la diretta si è interrotta. D'altronde era un esperimento e 48' sono bastati. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

domenica 6 maggio 2012

Lo scioccante Delio Rossi


Delio Rossi ci ha scioccato, più guardavamo le immagini e più tutto quello che era successo a Firenze ci sembrava irreale, distante da qualsiasi realtà. La reazione è stata duplice: scompisciarsi dalle risate oppure indietreggiare schifati. Nessuna reazione di onesta riflessione. C’è un motivo.
Nell’educazione contemporanea le mani addosso sono fuori da ogni logica e quando qualcuno le usa ti sembra di vedere un vecchio film neorealista. Sono ormai dieci anni che non vedo schiaffi volanti verso bambini di qualsiasi età.
I paccheri di Delio Rossi hanno fatto uscire fuori un vecchio video di Tom Rosati, lui sì sergente di ferro, che prendeva a schiaffi prima e a cazzotti poi Cozzella, indimenticato bomber del Pescara. Ho chiesto in giro se qualcuno ricordava l’episodio e tutti gli over 40 l’avevano ben impresso. E alla mia domanda: “Che effetto fece allora?”, la risposta fu: “Beh, all’epoca era normale”. Anche quelli che oggi deprecano Rossi, di fronte al manesco Rosati dell’epoca ragionevolmente capivano.
Oggi educare con gli schiaffi è a tutti gli effetti scioccante. Non so se è un male o un bene perché in tutte e due i casi ci sono derive molto pericolose, ma per il caso specifico arrivare alla fustigazione o al  tribunale del contro o a favore di Rossi mi è sembrato sinceramente troppo.